Menu principale:
Freschi di stampa
Andrea Ceriani
Il riflesso dell'ombra
Ed. Golden Press - Euro 8,00
La nuova raccolta poetica di Andrea Ceriani si apre su uno scenario crepuscolare, su un quadro di silente attesa, quasi una sospensione del respiro che l'uomo, la natura e tutto l'esistente non possano fare a meno di manifestare, abbacinati e impotenti, ai piedi di un mistero che non sono nelle condizioni migliori per interpretare. Ecco che allora "Un artista potrebbe intuire/ il 'filo divino' che unisce/ la mente, il corpo e il respiro/ e crea il 'miracolo'". Solo un'intuizione, quella appunto dell'artista inteso in senso lato, ovvero il tramite teorico tra la dimensione umana e il divino, può garantire l'inizio di una comunicazione che vada oltre gli steccati del tempo, oltre le miserie di una fallibilità che rende piccoli, inermi, vergognosi. È un piccolo passo, indubbiamente, ma è già un primo, ipotetico, movimento verso la fuoriuscita dalle tenebre.
Nella precedente raccolta di Andrea Ceriani l'apertura era affidata ad immagini tempestose, ad un affresco sinteticamente apocalittico che dava il via all'interpretazione poetica dello scontro tra la proterva e risibile sfida all'eternità da parte dell'uomo e l'inefferrabile, bella e maestosa potenza divina. D'altra parte questo è stato a lungo il tema dominante della produzione dell'autore, teso a simboleggiare lo scontro di cui sopra attraverso creazione d'immagini dalla sublime forza evocativa e pittorica, con l'invenzione di paesaggi in cui un allegorismo di solida semenza medievale si è sempre mescolato alla modernità dei riferimenti di un impasto squisitamente universale e valido oltre ogni tempo ed ogni spazio. D'altra parte anche nella presente raccolta affiorano costruzioni di questo tipo, ma sembra farsi strada un nuovo atteggiamento di lettura del rapporto con la trascendenza; "Procedevano fissi e smorti (anime sole)/ sulla salita lunga e grigia nella strada silenziosa".
Siamo di fronte ad un'umanità sorpresa icasticamente nel dolore della propria consapevole lentezza, nell'affanno della fragilità dell'incedere, degli sguardi e dei pensieri. Anzi, il riferimento alla vita è spesso affidato ai significativi accenni alle vestigia spogliate di qualsiasi inconsistenza, come vogliono guidarci a comprendere i versi "Chiuse, adesso, le piaghe e/ le passioni/ Asciutte e scheletriche cadono/ nella terra le parole/ (simulacri vani di risposte)". Quelle "passioni" così isolate tra le due pause sembrano volersi liberare da ogni residuo di superbia per affidare all'aggettivo "scheletrite", fra l'altro di area semantica ricorrente nell'opera, la presa di coscienza della propria reale condizione. Come "il piccolo cranio preistorico", così testimone della violenza atavica, connaturata ad una vita che non può affatto reperire in sé stessa il proprio senso ultimo senza correre il rischio di avvertire, gelido, il gorgo infinito dell'abisso, del nulla labirintico e finale. E proprio ai miserevoli resti del preistorico morticino, Ceriani dedica uno struggente canto di pietà, in nome del Golgota, e di nuova speranza che travalichi qualunque dato sensibile, a ristabilire giustizia all'ultimo tra gli ultimi, al simbolo onnicomprensivo della fragilità assoluta e priva di infingimenti, che è garanzia di salvezza.
I messaggi d'amore, altrove nel percorso artistico di Ceriani presenti in filigrana o scaturigini dell'attrito tra la supponenza della storia e l'incontrovertibile verità del tempo, qui si manifestano in modo aperto, appalesandosi quali nemici della "folle modernità" e vicini con il proprio sorriso alla più nera disperazione. E cosa dire in più, a proposito di messaggi universali, di uno dei passi più belli di tutta la matura opera dell'autore: "Un fratello, un Dio 'bisognoso'/ di umano amore, da chiamare/ per nome e riconoscere nell'Altro/ e in me". Le immagini fosche e splendidamente catastrofiche, i naufragi di uomini ammutoliti in mezzo ai flutti, le visioni petrose, i ruderi, i templi, i segnali del tempo e della tracotante meschinità (ossia i referenti stilistici e tematici più evidenti in Ceriani), cedono il passo ad un'indicazione così piena e così vera di cui nel nostro tempo, forse come in pochi altri tempi della storia, si avverte un bisogno estremo.
Alessandro Mancuso