POESIA


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I ferri del mestiere

Una possibile definizione di poesia



Il testo, o discorso, poetico si serve di una lingua naturale (cioè culturalmente e storicamente determinata ed utilizzata nel quotidiano dagli uomini di una comunità linguistica) per ottenere delle finalità che non corrispondono a quelle comuni. L'informazione, la comunicazione, il confronto dialettico, la regolamentazione giuridica e scientifica, la trasmissione della memoria, l'educazione e la didattica passano attraverso l'uso "comune" della lingua, pur con tutte le specificità ed i registri del caso. L'uso "non comune", ovvero poetico, della stessa lingua, varia necessariamente con il variare netto dell'obiettivo che si prefigge.
Il discorso poetico si avvale di una struttura particolare molto complessa, utilizzando le figure della retorica molto più di quanto non avvenga negli altri tipi di discorsi, o di testi. Inoltre il testo poetico invia una quantità di informazioni di gran lunga maggiori rispetto agli altri, e soprattutto rispetto all'uso standard del linguaggio; solo lo fa in maniera frammentata, abilmente e consapevolmente scomposta, rendendo attivo il fruitore e ponendolo di fronte ad una ridda di possibilità praticamente illimitate, dove ogni particella rimanda, a ventaglio, a tante altre possibili particelle, permettendo di ampliare lo sguardo da un microcosmo suscitato all'universalità del sentire e del pensare.
Nella lingua standard le parole sono utilizzate in maniera prevalentemente convenzionale, ovvero uniformemente accettata e riconosciuta da tutti, quindi possono essere agevolmente sostituite con altre equipollenti; nell'uso che della lingua fa il testo poetico questo non è possibile, perché le parole hanno un carattere rappresentativo che sfugge ai canoni convenzionali, sovente reinventandoli ad arte per farne un uso lontanissimo da quello abituale.
Nel linguaggio poetico tutti gli elementi si semantizzano, ovvero valgono in ragione della propria struttura intrinseca, più che come utensili della comunicazione: non soltanto i suoni e le figure retoriche, ma anche un verso, lo stesso testo in sé, o addirittura l'idea che lo governa, poggiano su esigenze di metacomunicazione. Nei testi non poetici, invece, si possono semantizzare solo alcune parole, magari in un discorso particolarmente simbolico o di effetto, ma di certo non la struttura sintattica che le lega insieme; essa è infatti un mero strumento per raggiungere un'efficace e più semplice comunicazione. Tale considerazione, è ovvio, non sminuisce affatto il valore del testo in prosa, che lavora bene su altre esigenze; afferma tuttavia la naturale diversità operativa in rapporto al testo poetico.
In sintesi, un testo in prosa deve "dire" delle cose, spesso mettendo il lettore nelle condizioni di comprendere ogni sfumatura ed ogni sfaccettatura; d'altra parte il termine "prosa" deriva dall'aggettivo latino prosus (arcaico prorsus), che significa "colui che procede diritto, senza esitazioni o divagazioni". Il "verso", su cui si regge il testo poetico, fa invece riferimento al verbo latino vertere, che possiamo tradurre con "voltarsi", "girare", "tornare indietro". La lettura più semplice e ovvia di tale distinzione è nella struttura grafica dei due tipi di testo: quello lineare e continuo, sviluppato su tutta la riga, in prosa, e quello interrotto ad ogni riga, in poesia.
A ben guardare però la differenza può essere intesa in senso più ampio: la prosa non divaga e centra l'obiettivo in modo esplicito, la poesia, mediante i versi, sperimenta itinerari tortuosi e frammentari, poiché deve "far sentire", "far vedere", "far sognare", "fare immaginare" le cose, senza necessariamente dirle in maniera diretta e suggerendo solamente l'assaggio di una comprensione, che non sempre deve intendersi in modo univoco e finito.
Spingiamoci comunque oltre: tradizionalmente la distinzione tra poesia e prosa è sempre stata fatta in termini contenutistici; si è soliti ritenere che la poesia debba esprimere sentimenti, emozioni, fantasia, immaginazione e la prosa abbia il compito di comunicare razionalmente fatti ed informazioni. Ciò, pur essendo in parte vero, nella letteratura degli ultimi decenni non è più ritenuto sufficiente perché spesso nella prosa e nella poesia possono riscontrarsi elementi reciprocamente comuni. Non basta, inoltre, considerare solo i temi e gli argomenti per notare le differenze più profonde tra i due tipi di testo; è nella struttura della poesia, pur liberata dal reticolo metrico-rimico di derivazione classica, che risiede la caratteristica dell'espressione artistica in versi.
In conclusione, la vera linea di demarcazione esistente tra il linguaggio ordinario e quello poetico è la maggiore complessità, raffinatezza e artificiosità del secondo, che non può, non vuole, trasmettere una comunicazione "immediata", ovvero "non mediata", ma adopera strumenti di "mediazione" (le figure della retorica, l'uso del suono e la metrica intesi in tutti i loro aspetti variegati) per raggiungere contemporaneamente più effetti e più risultati che diano il senso della complessità di una definizione. Nel tentativo di semplificare, ma cercando di inglobare i caratteri essenziali in un campo così vasto e ricco per sua natura di eccezioni, si può dire che il testo poetico è un testo polisemico, a struttura aperta, che si serve di molteplici effetti e altrettanto molteplici ne produce: dal coinvolgimento emozionale e sensoriale alla pluralità delle interpretazioni simboliche, dalla sorpresa al dubbio, dall'equivoco alla provocazione, dal soggettivismo individuale alla molteplicità delle letture.

* Tratto dal libro Poesia Italiana: i ferri del mestiere - Struttura, composizione e lettura del testo poetico di Alessandro Mancuso, in corso di stampa presso l'Ed. Golden Press.




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