POESIA


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Luigi Rubino - Arcobaleni

Freschi di stampa




Luigi Rubino -
Arcobaleni - poesie - Golden Press, 2009 - Euro 7,00


Occorre lasciarsi cogliere dalle molteplici occasioni di osservazione delle forme, dalle più simboliche e allusive alle più quotidiane e intrise di una bellezza tutta da scoprire, per apprezzare a fondo le liriche che Luigi Rubino raccoglie in questo prezioso volume poetico. Lo sguardo che il poeta ha sulle manifestazioni del reale è doppio, multiplo anzi, in quanto nutrito da soffi emotivi che sanno fare esplodere la semplice osservazione fino a ricavarne una pioggia di riflessioni, di intuizioni sulla vita, di considerazioni sul tempo, sul tutto e sul nulla. Di tutto e di nulla è costituito l'individuo, sempre incerto tra l'assolutezza delle sue convinzioni, e delle sue speranze, e la tremenda inanità di ciò che è ed è stato, di ciò che ha ed ha avuto. Anche l'occhio lanciato sul futuro è un occhio disilluso, ma non per questo meno innamorato, o meno vibrante, persino quando fa accenno, impietoso e secco, agli ultimi istanti di luce (Essere soli e Attimo di morte).
Luigi Rubino, nei suoi componimenti, parte quasi sempre da un dato sensibile, la cui bellezza intrinseca debba essere universalmente fuori discussione. Brevi scorci marinari (Canto dal mare, Risvegli, Onde), trionfi naturali (Meriggio afoso, Squarci, Raggi di luce), incantevoli manifestazioni stagionali, falene, rose rosse, fanno sì che egli si rivolga alla "natura maliarda" con la sicurezza consapevole di chi ne ha riconosciuto il fascino illusorio ma non vi rinuncia. Da lì, dall'osservazione abbacinata e felice, ha origine il doppiofondo simbolico, la considerazione esistenziale, talora lapidaria, che non lascia scampo, inchioda l'uomo alle proprie debolezze e rivela l'inganno nello specchio. Con il suo stile crudelmente perfetto, fatto di fonosimbolismi e prosopopee, di sinestesie e allitterazioni corpose, Rubino scava nell'intimo dei pensieri e delle fascinazioni del tempo e della vita per estrarne un nucleo, ora pittorico ed ora musicale, di grande significato.
Si riconosce in taluni passi una gradevolissima eco leopardiana, non tanto nella temperie di Anelito, o nel "canto" di Amo te, quanto soprattutto nel rimando concettuale agli Idilli, opera in cui il poeta recanatese partiva dall'assunto ambientale, giocoso e felice, per trarre conclusioni di carattere universale; penso specialmente a Un blues nel gazebo, o a Un nuovo giorno, in cui la rivisitazione in chiave interiore, spesso personale, ambisce ad accomunare tutti i soggetti pensanti che si fermano a riflettere sulle cose, che non lasciano semplicemente che la vita piova loro addosso senza afferrarne la caduca prorompente bellezza, né la doppiezza ingannatrice e vigliacca.
Ecco che l'uomo, questo tipo di uomo dallo sguardo poetico su sé e sul mondo, può volgersi indietro, ai suoi anni e ai suoi ricordi, e non limitarsi a provare una semplice nostalgia, bensì interrogarsi sul senso e smarrirsi nella sublime accettazione dell'incapacità di trovarlo. Si legga in proposito la meravigliosa Escatologia, come anche la ungarettiana Esistenza, dove la ricerca di una causa originaria del tutto, a partire dal simbolo del cassetto, cioè di quanto si ha attualmente sotto gli occhi, è la richiesta di una motivazione arcaica di ciò che la vita poi è stata come simbolo della sua stessa fragilità, come suggello del dubbio insondabile che la avvolge.
Sono le oggettivazioni di Diario, Clessidra, Il libro, Una goccia d'acqua, Un boccale di birra a contestualizzare la forza del pensiero di Rubino dichiarandone le straordinarie abilità di osservatore entusiasta (Io, Peter Pan) che sa scavare nell'emozione che il reale produce, per darne una feconda e approfondita lettura immaginifica.
Il poeta non si ferma all'annotazione della bellezza, per quando linda e specifica riesca ad essere tale sua annotazione; coglie l'occasione per guardare il retro, cerca di smontare il meccanismo lasciando però, magicamente e misteriosamente, intatta la bellezza di partenza. La sua è una condanna, come quella di tutti i veri artisti, che non lascia scampo, non fa sconti (Veglia insonne e Sono in fuga), non rispetta nulla; è una condanna che sa togliere il sonno ed il respiro e concede in cambio malìa e musicalità, ondate di luce e sfarfallìo di colori; pregiati benché inani doni eterei, splendidi e vaghi, sofferti.
La raccolta Arcobaleni, come la poesia da cui il volume trae il titolo, è una serie di rapidi affreschi di rara intensità sulle tappe fondamentali della vita di un individuo. Nessuna di queste tappe è però ricordata con esattezza biografica, non vi è alcuna indulgenza al prosastico; tutto è invece avvolto in una nube assoluta dove ogni riferimento conosce innumeri proposte di lettura, valide a più livelli; si tratta maggiormente dell'individuo che dell'uomo, maggiormente del reale che del mondo, elementi che nella presente accezione poetica non consentono la consueta sovrapposizione sinonimica.
Le riflessioni di Rubino sono acute e struggenti, a volte lapidarie e sentenziose, galvanizzate ovunque dalla sincerità e dalla purezza che solo un pittore di parole, con il suo occhio speciale sulle forme, sulla luce e sui colori delle cose, può permettersi.
Alessandro Mancuso


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