POESIA


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Luisa Virginia Cavagna - Foglie verdi

Freschi di stampa




Luisa Virginia Cavagna - Foglie verdi - poesie - Golden Press, 2009 - Euro 8,00



La sentenziosa e tagliente voce che, robusta, si rivolge ai "capitani di guerra e pace", con parole come pietre, lucide, vibranti e senza eco consolatoria o altisonante, è un buon parametro di misurazione della personalità poetica di Luisa Virginia Cavagna. Le liriche contenute nella raccolta Foglie verdi ardono di una consapevolezza critica che non prevarica mai i toni dell'incanto espressivo. Minuziosa appare la cura dei versi, così come la scelta dei vocaboli ovunque ponderati e perfetti, preziosi, scolpiti, musicali e imprevedibili.
I contenuti dei componimenti di questo volume sono corposi e netti, sia quando il timbro poetico predilige l'annotazione diretta sull'osservazione del mondo, sia quando esso indulge ad introspezioni solidamente intime, delicate, di una fragilità che scompone il verso, lo arruffa, fa salire il nodo alla gola per la meraviglia e la bellezza di immagini e riferimenti.
L'andamento da splendida ballata americana del "Blues di primavera", con immagini sorprendenti, improvvise e limpide, dense di un lirismo aperto e comunicativo, sognante e realistico insieme, caratterizza una buona parte dello stile della Cavagna. La musicalità insistente e accattivante della reprise testimonia della presenza di un ritmo interiore molto forte, a cui l'autrice attinge, con saggia e calcolata dovizia, per far sì che il suo pensiero si muti in suono, in visione accesa e fruibile.
D'altra parte la sensibilità verso la poesia novecentesca d'oltre oceano emerge anche in United colors ("L'America ci ha regalato / le musiche più belle,/ il blues e la fantasia") o nelle liriche in inglese che ricordano il Pavese delle Poesie del disamore e, di rimando, ovviamente, il Walt Whitman di tanta oggettivazione sia agricola che metropolitana utilizzata in chiave di recupero soggettivo della personalità più profonda.
Nelle liriche di Luisa Virginia Cavagna anche i vestiti sono allegorie precise dell'esistenza, o meglio della cifra esistenziale espressa all'occorrenza, camuffati da involucri stagionali con pochi ma illuminanti segni tangibili di colorazione, dove spesso ricorre la primavera come riferimento principe, nella migliore delle tradizioni di tanta letteratura simbolista e postsimbolista.
All'interno della raccolta talvolta emergono liriche che rompono l'unità ritmico-espressiva dell'insieme; si pensi ad esempio alla laconica e pregevole miniatura di Natale o alla composizione più ariosa, quasi narrativa, di Universo, in cui campeggia la speranza del contrario gioioso, o ancora al vortice di felice e delicatissima nostalgia di Gocce.
Il soggetto lirico espresso dall'autrice si manifesta in particolar modo nella capacità di leggere, poeticamente, i rapporti più nascosti tra l'esistenza intima e la realtà contingente; ecco che la fotografia si fa più nitida, in versi quali "Siamo atomi di passaggio, / forse ancora esisteremo, / non saremo più carne e acqua, / ma ombre della mente / disseminate nell'aria". (da Ombre della mente)
E ancora il bellissimo quadretto storico delle "Garibaldine", dove si accalcano frammenti di un passato regionale e nazionale all'immediato cospetto, dal brusco impatto, della filigrana del tempo di oggi, in cui tutto è cancellato, confuso, senza identità; altro modo per manifestare la distanza del pensiero, e del suo valore più puro ed efficace, da ciò che accade, da come si presenta il mondo, da quanto la realtà sia distante dalla voce poetica, sofferente nella sua totale consapevolezza come solo può esserlo chi guarda a sé e al circostante con gli occhi disincantati, e innamorati al contempo, dell'artista.
Alessandro Mancuso




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