Menu principale:
Freschi di stampa
Paolo Bettaglio - La capanna di Tobia - poesie
Golden Press, Euro 10,00
Tobia, particolare individuo che centellina spicciole saggezze amalgamate con afflati di amore universale e di spinte fideistiche, attende nella sua "capanna" un futuro verso il quale proietta pensieri e speranze, ma anche osservazioni e prudenze. Una frastagliata catena di oggetti minimali contende l'empito espressivo agli slanci mistici, ben sottolineati e rappresentati, in apertura di volume, dalla citazione del Cantico delle Creature di San Francesco; infatti una sparpagliata sequenza di segnali profondamente religiosi popola i pensieri del rifugiato in attesa, di questa originale e comunicativa creatura del sogno, in fin dei conti un alter ego poetico che evidenzia la sacralità dell'essere in tutte le sfumature e le angolature della vita messe in risalto dal suo privilegiato e straordinario punto di osservazione.
Paolo Bettaglio costruisce con minuziosa atten-zione i lineamenti lirici di un vero e proprio ritratto dell'anima, spostando l'attenzione, con rapide ed aeree volute, dall'osservazione di manifestazioni del reale alle astrazioni cosmiche.
Il linguaggio è quello della poesia d'amore, ma senza mai indugiare troppo su un discorso che rifugge con forza la tentazione di farsi semplice o lineare, o peggio ancora ripetitivo. Nulla di osses-sionante vi è però nell'attesa che Tobia, al riparo della capanna, vive di questo nome dalle valenze simboliche di tipo circolare; dal se stesso, dal proprio cuore, al cuore del mondo, all'abbraccio universale, al personalismo della spinta amorosa, già annunciata in dedica. Il nome di una donna aleggia in maniera ora velata ora più manifesta, facendosi luce dell'aria e ticchettio nel silenzio, presenza interiore forte e palpitante e amicizia da consolidare, da proteggere, da guidare mentalmente, come fa chi sogna, quieto, la propria sorte di una giornata futura, incerta ma foriera di speranza e di tranquillità interiore. Un'attesa dunque trepidante ma appunto priva di angoscia, una certezza ineluttabile dell'esistenza come atto d'amore profondo e manifestazione religiosa, benché nel contempo espressione alta e solenne della ciclicità della sorte.
Così Tobia dispensa messaggi e ottimismo, invita a guardare lontano, a raggiungere mete senza eccessive elucubrazioni frustranti (Non perderti in discorsi / fumosi e… / lascia alla galanteria / del tempo / il suo passaggio); perché in fondo la vita è una concentrazione di energie che richiede l'impiego di altre energie che ne alimentino il nuovo cammino, la ripresa dopo la sosta, la fuoriuscita dalla tana, condizione transitoria per fare il punto sulle cose e sul mondo, senza dimenticarne le storture ma anche senza cadere nella trappola delle stesse. Perché gli antidoti per difendersi esistono, basta cercarli.
Lo stile espressivo di Paolo Bettaglio, in questa raccolta poetica dai timbri decisi ma ovunque ariosi e coloristici, fa ricorso massiccio alla sinestesia di superficie, inframmezzata a reiterazioni di suoni all'interno di legami tra le parole che si rincorrono, spesso ripetendo parte dell'una nel corpo dell'altra, in giochi di rimandi fonetici e di accozzi lessicali che sanno rendere frizzante e corposo il dettato lingui-stico. Sovente i versi sono versicoli monovocaboli, sviluppati in verticale, sì da imprimere allo snodo della lirica un andamento fortemente ritmato ed incalzante, rispettoso dell'ordito tematico che vive sui margini e annoda fili di cornice, in luogo di partire da un centro argomentativo con il rischio di ruotarvi attorno senza soluzione. Perché il soggetto lirico, ovvero lo sguardo di Tobia, si cela nella capanna, in attesa, allo scopo di dare un ordine ai movimenti del proprio cuore, sincronizzandoli sulla misura di tempo della realtà.
Alessandro Mancuso