POESIA


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Piero Simoni - Poesie 2007

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Piero Simoni - Poesie 2007
Golden Press, 2010 - Euro 10,00 - ISBN 978-88-89558-58-4


C'è una cosa che il progresso e la tecnologia, nella loro tracotanza d'innovazione fagocitante e metamorfica, non riescono nemmeno a scalfire: il tempo. Piero Simoni, che nella sua maturità osserva con sguardo sperduto, ma ricco di un'inerzia vigorosa, gli ineluttabili cambiamenti del mondo, pur considerandoli una controparte dell'anima, non indulge in requisitorie lamentose, né in facili proclami contro il modernismo. Si limita a colpirlo laddove esso è più debole, ovvero sul valore del tempo.
I segni del tempo, infatti, che possono essere invariabilmente tanto secoli quanto attimi, sono scritti sugli alberi, i tanti alberi che fungono, nella presente opera, da raccordi tra la naturalità e l'interiorità, tra il passaggio delle epoche e le fasi di un singolo uomo; tali fasi, lette significativamente come in una biografia del cuore, danno luce alle esperienze di vita radunandole non nell'aneddotica ma nell'essenza di assoluto che ogni loro segmento porta in sé.
Gli alberi ci sopravviveranno, parleranno di noi, quasi improbabili ma fedeli custodi del nostro passaggio temporale e dei nostri stessi ricordi, anche oltre il buio della memoria perduta. La poesia di Simoni accende il lampo di questa memoria ad ogni passaggio, ad ogni verso cristallino e odoroso, non certo per limitarsi a fermare su carta quanto appartiene al suo passato, bensì per esaltarne le tracce portanti in chiave universale. Ecco che molte delle liriche di questa raccolta intitolata Poesie 2007, incantevoli, per ruvida armonia ritmica e cura lessicale, costruiscono il loro canto intorno al rovello rinnovato dai cicli stagionali, simboleggianti il percorso naturalmente ciclico della vita: da figlia a fidanzata, a sposa, a madre, così come da figlio, a padre, a nonno che ripercorre ogni tappa dell'esistenza negli occhi del nipote, appunto in barba ai mutamenti esterni, transitori, poco influenti, meno forti del respiro del vento, delle azioni da fare, delle cose da scoprire.
D'accordo, il rapporto con il presente è stridente, non potrebbe essere altrimenti; costituisce inevitabile attrito il confronto tra il paesaggio di un tempo, spesso immutabile, e quello attuale in costante trasformazione. E gli impegni allontanano dall'anima e dalle sue illuminazioni, solcando uno iato profondo, fatto di esperienze di vita incalzanti, pratiche e nemiche della contemplazione, tra il tempo dell'osservazione abbacinata del ragazzino e quello della riposata e disillusa considerazione dell'anziano; ma in tutto il corso della vita sono solo i ricordi a mantenere attivo un contatto di cui non si può fare a meno.
Attenzione però che nella poetica di Piero Simoni i ricordi non sono quelle melensaggini di finzioni, di inganno che perpetriamo ai nostri stessi danni, per indorarci autonomamente una pillola imbelle, come fanno i troppi gonzi che, colpevoli, non sanno di poesia; oppure come vorrebbe la filosofia delle canzonette, o certa psicologia d'accatto, improvvisata bestialmente sulle riviste patinate e nei salotti televisivi. I ricordi, sembra affermare Simoni, sono anche le immagini dure del nostro passato che ci portiamo dentro. Il poeta, con sintesi algida che costituisce inconfondibile peculiarità di stile, a guisa di firma espressiva certificata dal suo più che trentennale percorso di ricerca artistica, dedica tratteggi rapidi alla rievocazione per segmenti di una possibile autobiografia; sono vere istantanee del cuore, indelebili nella loro crudezza e nella forza dell'osservazione di chi sa dare valore al proprio sguardo, allenato in tutte le epoche della vita a cogliere profumi e tagli di luce, incanti e miserie, laddove chiunque altro legge solo l'apatia della quotidianità.
Pensiamo alla "rivolta" di Anselmo "(…) a lavorare l'orto e la vigna / con un panino e il vino / per tornare la sera in città / in famiglia / nell'età caotica dell'automobile/ solitario e fuori dal tempo. /Felice", simbolo efficace della resistenza al tempo, legato ala terra, alla sua bicicletta, in barba al caos che ha intorno; il concetto viene poi precisato nell'atmosfera e negli afrori inconfondibili della "bottega del ciclista", come si chiamava colui che riparava biciclette, fino a qualche anno fa in ogni borgo, in ogni quartiere, ed oggi così raro e così cambiato, così asettico e simile a qualunque anonimo centro di autoricambi.
Campeggia robusto anche il tema del viaggio, nell'opera di Simoni; a scandirlo sono i luoghi di passaggio quali le stazioncine periferiche, o la stessa nave per chi è "imbarcato" e si trova un po' in un luogo e un po' in transito, oscillante tra due punti del suo destino, nell'amara illusione di possederne uno che non è spazio ma è "inutilità" del tempo. Si tratta di intervalli che scandiscono i sentimenti, l'affetto materno come nido per il cucciolo pensante, oppure l'amore come sublimazione della vita per il giovane adulto. Ancora odori, dai mezzi di trasporto del passato, sapidi di nafta a saturare l'aria, e poi dalla fabbrica, che Simoni, con intenzione, insiste a chiamare "industria", a sottolineare che non si tratta di storia personale ma di passaggio fondamentale della storia di un'epoca, della storia dell'umanità.
Simbolo del recupero del punto di osservazione personale, con tutto ciò che gli sta alle spalle e dentro, è la cassetta di colori, anch'essa dotata di un suo profumo persistente e uguale a se stesso negli anni, compagna di tanti momenti dell'esistenza, di tante occasioni ed esperienze, filo rosso che collega spazi e luoghi attraversati dall'individuo, quindi spia dell'anima, testimonianza di unicità pur attraverso i mutamenti del tempo e della vita.
Chiudono il quadro le stupende vedute della Val d'Orcia, ancora intrise di rapporto con il passato e l'autobiografia, in quanto si tratta comunque di visioni interiori, filtrate dal sapore con cui venivano percepite dal fanciullo, dal giovane, prima dell'avventura, dei viaggi, del mare, ossia dell'"allontanamento dell'eroe". Nulla di eroico vi è però in questo viaggio, a differenza di ciò che la struttura immutabile e ripetitiva delle fiabe ci ha abituato a considerare: perché l'eroe conosce sconfitte di uomini, imposizioni padronali, sottomissioni agli "uomini delle amministrazioni", vessazioni umilianti e coscienza profonda dell'inutilità di certi affanni rispetto al "vero" delle cose, che è la "realtà del sogno", il ricordo che tiene desti, vivi, lontani dall'annichilimento e dal sospetto di effettiva vanità del tutto.
Tutto ciò nella consapevolezza responsabile che, così come al cane lasciato lunghi pomeriggi in solitudine nello spazio davanti a casa, neanche a noi "è dato di scegliere il sole del giorno". Ma questo, per il poeta, non è il punto di arrivo, bensì il vero pungolo ad intraprendere il viaggio, in bilico sempre tra i ricordi e il presente.
Alessandro Mancuso

La Nazione 27 marzo 2009
Il Foglio volante (maggio 2010)
La Nazione 25 maggio 2010

PIERO SIMONI è nato nel 1948 a Livorno, dove tuttora risiede. Pittore e narratore, ma soprattutto poeta, ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, intitolata I sassi che raccolgo, nel 1976. Altre due raccolte di poesie sono in corso di stampa.

Altre notizie relative a questo Autore sono reperibili sul sito http://www.pierosimoni.it/


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