Menu principale:
Vetrina degli Autori
Nato a Tarquinia nel 1933, si è laureato presso l'Università di Roma. Ha insegnato a Civitavecchia dove ha trascorso la sua giovinezza. E' stato direttore didattico a Rimini ed a Genova. Per lunghi anni ha svolto attività di ricercatore presso l'Istituto Regionale di Ricerca, Sperimentazione e Aggiornamento Educativi (I.R.R.S.A.E.) della Liguria. Nel 1987 ha pubblicato il saggio Tarquinia e la virgiliana città di Corito (ed. Silver Press) molto apprezzato negli ambienti virgiliani specializzati. Altri suoi lavori sono stati pubblicati a cura della Accademia Nazionale Virgiliana di Mantova, dell'Università di Genova, di Bari e di Pavia, dell'I.R.R.S.A.E. Liguria, dei Gruppi Archeologici d'Italia, del Messaggero Italiano di Manchester (Inghilterra) e della S.T.A.S. di Tarquinia. E' autore del volume Virgilio e Cori(n)to-Tarquinia, la leggenda troiana in Etruria, pubblicato con il patrocinio della Regione Lazio. Alcune sue poesie sono state inserite nelle antologie Poeti e Novellieri 1995 e Fior da Fiore 1996. Recentemente si è classificato al 1° posto nel Premio di Poesia "Janua 1997" (Sez. B).
STELLE E ZANZARE
Tante zanzare, stasera,
sul mio balcone,
nella notte di San Lorenzo.
Ma io guardo nel cielo
le stelle cadenti
e le luci degli aerei,
che brillano intermittenti
come fossero lucciole.
Quante volte, fanciullo,
in questa notte,
alzai gli occhi
per chiedere alle stelle
che i miei sogni
diventassero veri.
Ora, penso però
che vissero e morirono solo
sulla scia luminosa delle meteore.
E mi ritrovo
pieno di punture di zanzare.
Che siano state le stelle?
PREGHIERA
Signore Gesù Cristo,
abbi pietà di me;
abbi pietà, Signore,
abbi pietà di me.
Pietà di me.
Pietà
di me,
della sposa,
della madre, del padre,
dei figli e dei fratelli.
Pietà di noi, Signore.
Abbi pietà dei vinti,
pietà dei vincitori.
Pietà di chi per vivere
mangia un altro che vive.
Perché tu sei l'agnello,
e chi beve il tuo sangue
e mangia la tua carne
avrà la vita eterna.
SOLITUDINE
In casa,
mentre riposo
seduto sulla sdraio,
a volte mi dimentico
che adesso sono solo.
Oggi,
ho inteso un suono di passi
nella stanza accanto.
Credevo fossi tu.
BAMBINO TRISTE
Camminando fra la gente,
sul lungomare,
stasera,
credevo d'esser solo,
ma avevo per mano
un bambino
ch'era più triste di me.
ILLUMINAZIONE(1958)
Addormentarmi,
finire come un animale,
non essere niente,
come muoiono gli alberi,
come finisce un sogno.
Io, questa parola,
mi sento vuoto e muoio.
Io non sarò mai più.
Mi prendesse
una forza più grande
e mi portasse oltre le stelle
a morire in eterno.
UN CANE RANDAGIO
Mentre il cielo imbruniva,
sul marciapiedi del lungomare
c'era un cane randagio.
Andava a testa bassa
lentamente
camminando
fra la gente qua e là;
e m'ha guardato.
Sembrava cercasse
qualcuno che amava.
IL FARO (1959)
Sono solo stanotte
ad ascoltare il vento
che fischia fra le case,
sui fili telegrafici,
fra le antenne stecchite
come braccia di spettri,
protese a una preghiera.
Lunga, come un fantasma,
il faro allunga
la sua bianca polvere di luce
sulla città
a perdersi nel mare.
Forse di là,
sull'orizzonte che non vedo,
per qualcuno varrà la vita
quest'ombra di luce
che scivola via.
per me è come una fiammella
che brucia dalla tomba
di un'altra vita.
O almeno diventassi
come quelle antenne lassù
sulle case:
come una croce
tener le palme aperte
sul mondo
a un vano abbraccio.
NEVROSI (1957)
Perché
più che per porre una maschera
sul viso
si bleffa per porcela
sul cuore.
Ma il mio cuore non tace,
ha scarti audaci,
sobbalza, m'inganna.
E un giorno si fermerà.
Allora, sarà come destarsi
quando il sogno ci ha spinti
sull'orlo del precipizio,
e il cuore ci balza in gola
e ci salva.
Sarò contento del nuovo giorno.
Io non avrò più voli,
non crisi, non sobbalzi.
Il ritmo del cuore
avrà un ultimo schianto,
e via.
Di là, riudrò in sordina
i tremiti del sangue,
i sobbalzi del cuore,
le fitte, i sogni, i crampi.
Ma sarà come dormire
placidamente,
eternarsi.
L'ERRORE (1957)
Fu uno sbaglio iniziale,
una rottura che mi portò di là
perché, bambino, vidi
le case crollare nel mio paese.
Vidi gente diversa
che pestava le aiuole
che mio padre con zelo
aveva curate. Vidi,
sotto le rosse ali del
cielo in fiamme,
correr la vita
verso la morte, come
se tutti i sogni,
la volontà e la fede
che hanno creato il mondo
cadessero nel nulla.
Poi che il cielo si spense
poveri bimbi
chiesero a frotte
il pane ai vincitori.
E c'era chi fuggiva
spinto da quel miraggio
che ai vinti è il Nuovo Mondo.
Ma a me che importava
se di là dall'oceano
miriadi di luci
correvano impazzendo
sulle le vie di New York.
Le luci del mio paese
s'erano spente sotto
il fuoco del cielo.
Io sapevo che tutta la vita
precipita quando
Lucifero sbatte l'ali
sul declino d'un popolo.
Ma,
forse la mia rottura vera
avvenne un tempo
così lontano
che ne ho perduto il senso:
nel grembo di mia madre,
forse in un'altra vita.
CIVITAVECCHIA, 14 MAGGIO 1943 (1959)
Crollavano le chiese
nella città urlante,
e udivo i vivi
bestemmiar la vita,
e i morti iddio.
Dopo, sulle spente macerie
andai cercando un fiore.
C'era chi mi diceva:
«rinchiudilo nel cuore
ché il vento che confonde
la polvere e le pietre
non te lo porti via».
E c'era chi diceva:
«buttalo in pasto ai cani».
Io lo portai nel cuore,
aperto ai vivi e ai cani,
al vento e al mondo.
Il vento entrò come una furia,
e ad uno ad uno i petali
sfogliando e turbinando
portò lontano.
Qualcuno, infine,
con un fiammifero acceso,
frugando,
trovò ed arse
lo sterpo di quel fiore.
Ed ora io sono
come le pietre e al polvere
del mio paese
quando gli dèi morirono
sotto il fuoco del cielo.
Ma la mia vita
è ancora aperta ai cani e al mondo.
Qualcuno potrebbe entrare,
disperdere la cenere,
e ripiantarvi un fiore.
SPUTNIK 5-10-1957
I
E' salito il mio cuore
con te
di là dal cerchio
che chiude il nostro mondo,
di là, negli orizzonti
che furono il mio sogno
quando invocai, bambino,
un missile nel cielo
che portasse la vita,
la mia gioia, il mio amore
a vivere di là
per farsi eterni.
Salivamo rombando.
La tua fibra è d'acciaio,
ma il mio cuore è umano:
sobbalza ad ogni scarto,
ha chiesto tutto il sangue,
s'è impennato
ed è morto.
Perché più da vicino
tu vedrai le stelle,
se nel tuo giro immenso
incontrassi per caso
i sogni che m'hanno impazzito,
ti prego, mandami un cenno.
SPUTNIK 5-10-1957
II
Non voglio che tu cada,
perché la mia vita cadrebbe.
Meglio, per me, che tu restassi
eterno lassù, o ti perdessi.
Tu hai violato a ritroso
il cammino del tempo,
e sei approdato nell'infinito
dove un giorno fuggì la mia vita.
Certo, tu avrai incontrato
le vecchie stelle
che vidi brillare
nel cielo del mio paese.
Vedi? Le avevo amate
come puoi amare Dio.
Se ti perdessi
resterebbero sole,
vedove, eterne di dolore,
vive solo di luce.
Ma se cadessi
morrebbero con te
e tornerebbero a me
da una plaga antica
che non voglio rivivere.
SPUTNIK 5-10-1957
III
Credevo d'esser finito,
finché un giorno la Sputnik
salì nel cielo
e percosse l'anima mia
ch'era fuggita un giorno
di là dal firmamento.
Lei, come un gong,
vibrò nell'infinito
fino quaggiù
dov'io, stupito,
sentii la voce antica del cielo
che mi chiamava ancora.
IN TRENO (1957)
Piovi, ché la mia fronte è calda,
gli occhi mi bruciano.
Piovi, ché spegnerai l'arsura
sulle mie labbra.
Alle mie nari saliranno
gli umidi odori
della polvere spenta.
Sulla vetrata, le gocciole
scendono come girini
che vadano in frotta.
E piovi. E' di là... mia vita.
ERBA E PENSIERI (1961)
Andavamo per un viale ombroso,
noi, piovuti dal cielo.
Il tuo amore era come un'erba
fresca, bagnata dalla rugiada
dei tuoi pensieri.
SPOSA (1963)
T'aspetterò sulla soglia
d'una chiesa che non conosco.
A me, come da un tempo infinito,
saliranno alla mente
tutti i ricordi.
Tu avanzerai pallida e bionda
nel tuo velo di sposa.
E sentirò la tua giovinezza
venirmi incontro.
Tu sola hai sciolto il nodo
che strinse la mia vita.
L'AMORE (1963)
L'amore è il cielo dei tuoi occhi,
il sapore della tua pelle.
L'amore è un prato d'erba,
un tesoro di bacche,
un nido tra le fronde,
una grotta nel bosco,
il trillo di una rondine,
il canto d'un gabbiano.
Il tuo corpo
pioggia di veli bianchi
quando cadde sui fiori.
Sapore di pesche, d'arance,
di mele agre.
IL PUNTO (1962)
Mi trovai fra le braccia una bambina
piccola come un punto.
E fu quell'attimo
che invase tutto il tempo,
e mi fece sorridere.
TENERAMENTE (1977)
T'ho amata
teneramente assorto
ed incantato
come a ridar la vita a un fiore
spezzato sopra un prato.
DIETRO GLI OCCHI
E' finita.
Te ne vai.
La barca ti porta
sulla marina immensa
a perderti nell'aria
tremula di calura
fra le scaglie di sole
che di rimbalzo
dall'onda
mi feriscono gli occhi.
Ma non è il sole
a farmi lacrimare.
Nel buio,
dietro gli occhi,
un triste male
mi ferisce il cuore.
IO
Io!
Io sono un pover'uomo
che guarda la luna.
FRAMMENTI
Sul mare,
lampare vagolanti
come frammenti di stelle antiche.
MIAGOLIO
Miagolio di gatti sull'orizzonte.
Che siano le voci antiche
delle sirene,
che ascoltai fanciullo.
MORTE DEL SOLE
Quella sera il sole
non voleva morire,
e il cielo lo premeva
e lo schiacciava
fra cime di monti.
Ammiccava,
chiudendosi in un punto,
come un occhio,
il sole,
e scoppiò
Insanguinò le stelle.
LO SCOGLIO
Lo scoglio.
Parla col vento,
ride con l'onda sommessamente;
e, a sera, stanco,
sorride alla luna.
LO STERPO
No, non strappate lo sterpo.
E' solo. Sull'arida scogliera
chissà.. che sogna d'altre colline.
Chissà. che polline di fiori
aveva chiesto al vento,
che foglie gli aveva promesso
il seme che lo portò.
E' solo. La mano dell'uomo
lo prende e butta via.
Forse è caduto in cielo.
CONCERTO (1956)
Stasera, nel mio paese,
c'era in giro
un concerto di voci di donne.
E' stato come un volo.
Quando il cielo s'è spento,
l'ultima voce
ha acceso nell'aria
un concerto di stelle.
VIAVAI (1957)
Stasera che il sole
è tramontato ancora,
la lava rossa è scesa
sul paese d'incanto
divenuto animato
dal viavai della gente.
Ora si sciolgono
le pietre del mio cortile.
LAMA DI LUNA
Lama di luna,
tagliami il cuore.
Ho baciato la terra.
Ha morso le mie labbra
e la mia lingua
il mio amore.
Seno di donna
proteso a una carezza.
Luna, tagliami il cuore.
La mia vita
ha coltelli che sanguinano
come ferite.
FRAGILITA' (1957)
Sono così fragili le stelle,
che un lampione le acceca.
LE PALME (1957)
Che pena mi fanno le palme
sospese nel cielo,
curve verso il gelido sole,
nel vento di tramontana.
PIOGGIA (1959)
Piove lontano,
piove sui monti,
piove forse sul mare.
Piovesse in tutto il mondo.
INGANNO
Avresti potuto prendermi per mano,
dirmi che di là c'era il cielo,
e buttarmi in un pozzo.
DIETRO LA LUNA (1957)
Approderai sul mare opaco
della deserta luna,
e guarderai l'altra faccia
dei suoi pensieri
pudici, inconfessati,
quella che volse un giorno
dall'altra parte
per non guardare il mondo.
MATTINO A ROMA (1989)
Usciti dallo scrigno di vetro della stazione,
allo sguardo ammirato dell'adolescente
si staccavano, nell'aria azzurra e assolata,
auree madonne,
fontane e statue di dei.
MISTICA
Sei la prima visione
che appare al pensiero che emerge.
Sei l'estremo sussulto
quando la mente travalica nel nulla.
GRIDO (1996)
Agli occhi,
come un grido d'amore,
si slargò improvvisa
la marina immensa.
TRAMONTO (1996)
Oltre il mare,
sui monti,
stasera,
disteso in un sorriso
è tramontato il sole.
GRANDINE SUGLI OCCHI (1961)
Miriadi di stelle
grandinarono a noi sugli occhi.
La proprietà Letteraria dei testi pubblicati appartiene all'Autore - La riproduzione è vietata