Menu principale:
Spazio Libero
MIMMA
Dal fondo delle tue discese
di capelli a perpendicolo
scruto altezze e sentieri
intrecciati o mossi da teneri sussurri
e sorrisi d’alisei.
abbaglio arrampicate
e salite a sorpresa
su fenditure pulsanti
di cuore o fra tornanti
e rapide di arterie
come autostrade scagliate
verso il tuo cuore
inforco svolte cieche
di gomiti marmorei
e cammino chiari altopiani
di lucide ginocchia –
che Fida in visione estatica sognò –
di rosa tinte o paonazze
da fiaccole d’alba
o accarezzamenti di rosai.
Su labbra di porpora
come terrazze coralline
nel vuoto sospese
mi sollevo e respiro
aria azzurra di cielo ed annego
l’ultima scaglia di senno
nel verde lago dei tuoi occhi.
l’eco del mio amore
dissennato
mi torna appresso in cerchi perfetti
L’APPRENDISTA
S'increspa il mio dispetto
tale e quale a questo mare
che in faccia mi schiaffa
la vastità, sua, invincibile
ed il buonsenso di primigeni abissi.
Potessi, candido apprendista,
comprenderne l'imperturbabile inquietudine;
giungere al midollo del suo oceanico distacco
e dal filone d'aureo abisso
estirparne ciò che basta per forgiare
una corazza d'inespugnabile difesa.
Nulla t'inquieta
Istigatore di maree.
Né del tuo respiro, il flusso, muta.
Neppure gli spasimi del mondo
che al tuo orizzonte accorre
per versare le sue affannose lacrime.
Credulo della tua quiete
gli occhi velo
il pensiero infiacchisco
e le membra,
sulla zattera salmastra,
sciolgo.
Ed è allora che ti sollevi!
in giogaie spumeggianti ed assassine.
Vertiginose rupi di cupe azzurrità
che crollano, su di me, con sapida crudeltà
LA FALOPPA
Scolora la notte
i lembi dello stagno
allorché il giorno
consumato
volge altrove
lo svigorito sguardo.
L’ultimo fiato
d’aria putrefatta
lambisce spiccio
il fradicio falasco;
dovunque
annega e sprofonda
tra onde oscure d’ombra
la fosca malafitta
Qual falbo baco
la vita mi appare.
Che, di fatica vinto,
nel putrido pertugio
silenzioso spira.
E stride accanto
di pietoso stropiccio
la faloppa abbandonata.
Sogno d’ali infranto.
IL PESCATORE D'ONDE
Non solcherò il tempo, questa notte
ma nelle secche dell’inquietudine
incaglierò l’appiccicoso legno
e lì dissiperò i miei talenti insonni
Su rivoli di comete che svaporano in cielo
getterò, indolente, le mie reti
pescatore d’onde e di correnti polverose
e gusterò il silenzio che stride oltre il giaciglio
eco già lontana di palpebre socchiuse.
La proprietà Letteraria dei testi pubblicati appartiene all'Autore - La riproduzione è vietata