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Spazio Libero
RINASCITA
Il gelo dell'inverno
ricopriva ogni istinto
e affannoso e lento il cammino
dell'uomo sulla fresca neve
disegnato dai suoi passi
il sentiero ora spariva,
il nulla in cui
ogni via
appare Vera
ma è allucinazione,
incredulità e
somiglianze,
luogo disperso
in un'alternanza inverosimile di dubbi e
sensazioni
cresce nel cuore del vagabondo
il bambino che sempre
lo aveva accompagnato,
entra negli indifesi occhi
l'oscurità,
orme cancellate dall'indifferenza
prende forma il mondo del non essere,
ricordi lacerano come coltelli la soffice carne,
si alza il richiamo
insieme mio corpo vivremo
il presente,
io anima ferita
tu concreta vita colpita a morte,
avverrà la rinascita
nel grembo della madre speranza
prende forma
come specchio
sono Io.
GRIDARE
Spogliato di quelle sensazioni
Che rivestivano il mio corpo
Ora ricoperto da questa falsa paura,
Il susseguirsi di angusti pensieri
È il film proiettato in quel cinema
Vuoto
Nessuna anima potrà ascoltare il grido
Che saprà di
Liberazione
O il dolore che affiorerà sulla pelle
Disilluso
Sarai il cibo della vita bramosa
Una strada sbagliata
Costruita dallo stesso autore
Una via che porta al nulla
Il potere del poeta è seguirla
Trovare il Nulla
Ripartire
Non svoltare
Arrendersi
Conoscere l'infinito
Oltre la sapienza
Gridare
8 MARZO
Il ghiaccio compatto
Come isola
Nel mare di pioggia
Un tempo lacrime
Sconosciuta la fonte
Nel giorno che corre,
seguivo il fiume
di anime
lentamente
movimento ipnotico
mi ritrovai immerso
nel loro mondo
l'Inferno
il ballo dell'Acheronte in festa
tra sguardi immobili
leggo il tuo nome
occhi privi di luce
scrutavano e rapivano
i miei
respiro ancora il dolce profumo delle
parole
che inseguivano
la mia corsa
barriere timorose
distrutte
e
ricostruite
privo di forze
in balia del destino
gettavi nella gelida indifferenza
il passato
cresceva inconsapevolezza
e tenue coraggio
futuro prossimo
già lo conoscevo
più volte vissuto
sogni regnavano la notte
bambino ai piedi di un letto
di pazzia
aspettava il mio risveglio
mentre lo specchio
rifletteva il mondo
che non potevo toccare
e che osservavo con timore
aspetto la forza
per distinguermi
da chi aspetta
attende
da chi si adegua,
fatti immagine violenta
di verità nascoste
accettate senza lotta,
ancor oggi
nuovo spirito ribelle
ha ripreso il suo cammino
ringrazio chi è cresciuto
con me
in me,
spaesato vivo il nuovo pensiero,
non giudico
sorrido
schiavi dimostranti
alla corte del Governo
della loro isola,
solo in questo dì,
attendono l'esame
della Festa della Donna.
MANCANZA (07/08/01)
Ho vissuto
Vivendo di un tuo gesto
Di una tua parola,
Ho sofferto,
Ho gioito,
E il sogno del bambino
Crescendo svaniva
Ogni secondo di Te
L'aria che respiro,
E nelle notti
Il tuo pensiero bussava
Alle porte della mia
Mente
Tentativi falliti nel non farti entrare
Sognavo
Svegliarsi e morire
Consapevolezza
E la lacrima che era scesa
Solcando il mio viso,
Era un fiume
Portava via speranza,
E ora, ora come dici è
Illogico
Irrazionale
Guardarti negli occhi
E amarti ancora
Dubbi,
I tuoi gesti hanno dato risposta alle mie
Segrete domande,
Un tempo sarei fuggito
Nuovi Paesi, nuova gente
Sarebbe stato il mio pane,
Non per sete di conoscenza,
Sarei fuggito,
Oggi le tue parole nascondono
Un velo di cattiveria
Superiorità
Indifferenza
Finita?
Coloro che ti affiancano
Sorridono
Perché tu stai
Sorridendo
Non piangere,
Ti accorgeresti della mia mancanza.
NULLA (08/09/01)
Cala il buio,
Tornano in mente le parole
Di chi
Con falsa premonizione
Mi assicurava la luce,
Comprendo la tua Indifferenza
Ed io che ti chiedo aiuto
A cancellare il ricordo così caldo,
Non esistono muri d'onde
O mari in quiete
Esiste il vuoto
Non lo conoscevo
Mi spaventa
Quelle sensazioni che odiavo
Ora rimpiango
Trovarsi di fronte al nulla
E non saper come affrontarlo
Ti si fa incontro
Non chiede di essere affrontato
Ti abbraccia
Le lunghe
E gelide mani
Ti avvolgono
Non rido
Non piango
Ho dimenticato le forti
Sensazioni
Il freddo vento che dal
Chiodo
Conficcato nel mio petto entra nel mio
Orgoglio ferito
Cado stretto al Nulla.
ANTICO
Un castello
La sua poesia
Il tuo pensiero
La mia paura
E ancora una volta la tua figura
Vola nella mia mente
Nel mentre il mio corpo trasportato dall'
Indifferenza
E poi abbandonato,
Il peso cade addosso alla mia anima
Schiacciandola
E il tramonto del sole
Equivale alla caduta della sfera
Celeste
Nel buio di questa notte,
Non c'è più Luna
Ad accompagnarlo
Con la sua
Luce
La Luna se n'è andata….
La Luna se n'è andata….
TERRA 15/04/02
Seguivo l'istinto
un tempo cancellato dalla volontà altrui
seguivo la voce che dentro me
cresceva,
bisbigli, grida
sovrapporsi di pensieri,
lotta interna
implosione di incertezze,
nulla,
ricordavo e apprendevo,
impazzivo e temevo
ora seguivo la profonda voce,
altro non potevo fare,
l'istinto cresceva e si impadroniva
di colui che con la sua mente
piangeva,
sorriso dimenticato
appariva alla ragione
fatti e suoni sgradevoli alla
via intrapresa
realtà improvvise accecavano
occhi increduli....
......arriva il colpo
sale cresce,
la sconosciuta e nascosta forza,
battito incessante
battuta d'arresto
per un cuore malato,
ora solitudine cercata,
si avvicina l'istante,
nella notte brevi sogni,
e il mio corpo
trasportato,
senza possibilità di rimpianti
squarciava a metà l'Italia,
sporcizia governava la mia prima libertà,
vedo negli occhi riaccendersi la
luce,
di chi per sfamare figli
era fuggito,
ora torna nella terra natia,
l'Inverno e il mare in burrasca
avevano portato sulla deserta spiaggia
tronchi e macerie,
giocattoli di bambini che nell'oro
si dimenticavano dell'amico quotidiano,
regnava il silenzio
interrotto regolarmente dall'infrangersi
delle piccole onde,
terminavano l'incessante corsa
qui ai miei piedi,
terra dimenticata
finiva il cammino,
lo sguardo perso
scorgeva al di là della foschia
mattutina
l'imponente Stromboli
si innalzava,
annunciava il suo potere,
lo stivale ascoltava
impietrito, timoroso,
rimanevo in attesa
nel gioco di sguardi
la sfida della natura,
l'uomo non esisteva,
io timida presenza al loro cospetto,
vorrei ascoltare i racconti del mare,
vorrei chiedere chi prima di me
aveva percorso questa via,
la sua voce troppo grande e maestosa,
non giungerebbe,
mente affollata,
distorta, indecisa,
giovane instabile,
pescatori curiosi osservavano
il mio volto,
percorrevo antiche orme,
faticando avanzavo tra la sabbia
e i ricordi si ammassavano
uno sopra l'altro
così distinta la loro intensità,
faccia amica scrutava in lontananza
il mio passo conosciuto,
incredulità,
risa, urla, tonfi, discorsi
rimbombavano come fosse eco,
risalendo la strada dei ricordi,
voce del mare,
fugacità del tempo che
consapevoli stiamo ignorando,
pazzo colui che vive nella
normalità,
quotidianità imposta,
o pazzo io,
ripugnando la realtà delle cose
solo perché occhi diversi
osservano un'unica figura
con reazioni diverse,
sarà questo il significato
partire senza meta,
basterebbe così poco
per capire che l'importante è andare,
non arrivare,
mettevo in disparte i pensieri,
riprendevo a faticare,
forse ansimante,
gambe pesanti per la corsa
che aveva destato tanto sconcerto
tra l'ignoranza,
il sole si faceva spazio
tra le nuvole nere
che avevano occupato
i giorni passati,
il suo calore accarezzava
il mio volto bambino
desideroso di affetto,
sembrava che il mondo
si fosse fermato,
che fosse pronto per ripartire
solo con me,
attendevo in silenzio
il momento,
madre speranza
dava alla luce
una nuova anima,
una stella avrebbe
illuminato il suo cammino,
la natura e la sua forza
osservavano l'infante
che spensierato e solo
in riva al mare dei suoi sogni
iniziava la sua corsa.
GELIDA MANO (13/07/01)
La freccia scagliata
L'arco ritratto
Da una sconosciuta mano
Nella fitta boscaglia,
La sua punta conficcata nel mio petto,
Questa la ferita che fino alla morte,
Continuerò a vedere
Ed essa è così profonda
Che solo in parte sarà nascosta,
Ogni pensiero sarà rimpianto,
E il mio incedere lento
Tra questi rami
Il buio,
E cresce la paura
Il suono diventa boato
Passi
I miei occhi non vedono,
Non gridare,
Urlare,
Ogni parola non troverebbe meta,
Sento il calore sul mio collo
Sembra fiato
Il Suo
Così vicino,
E ora immobile chiedo
Aiuto
Ad una Luna che da lassù regna la notte
Ma la fitta boscaglia
Ne impedisce la vista,
Volto ricoperto dal fango dell'
Indifferenza
È irriconoscibile,
La sconosciuta mano strappa,
L'antica freccia,
In ginocchio
Cado immerso nell'acqua
Del mio pianto
Sarà essa la mia dimora,
Il male con la sua forza
Non mi uccide,
Mi osserva
E il ghigno disegnato sul suo volto
È il riso che si propaga sempre più
Forte
Tra questi alberi,
Luna quella luce che si sta
Spegnendo
Tra le foglie
E' la luce del Sole che un tempo
Alto nel cielo rischiarava la Terra
Tutta,
Ma non la riconosci più
E la sua fiamma
Bagnata
Dalla gelida mano
Perisce
E con sé
Lascia a Te
Il suo Amore
Ora prendilo,
Era Tuo,
E accompagnerà le notti in cui
Voltandoti
Non starò volando
In quello stesso Cielo.
SCALA DEI RICORDI (05/02/02)
Grido intenso e soffocato
Della libertà
Immobile come attendesse
Il mio passaggio
La sorda natura,
nuove terre
bagneranno i giovani occhi
lo sconosciuto sarà quotidiano
paure e sensazioni
sconvolgeranno la foresta
dove nascosti sogni
attiravano l'inquieta anima
l'incedere lento è ora
corsa affannosa
musica nasce dal profondo
sempre più forte
il battito del cuore
che li custodisce
un viaggio,
ricordi sono immagini
dipinte oltre la luce
che va spegnendosi,
velieri sconfitti riposano
con le loro speranze
su fondi di mari in tempesta,
lontani,
nella mente le stesse onde con forza,
come muri distruggevano
il coraggio con fatica costruito,
giocattolo nelle mani di
forze superiori
spinto da un' amore inconfondibile
naufrago osservavi il passato
e
sognavi
nuovi mondi;
popolo inneggiava
a gran voce
il Grande Volo,
sensazione sfiorata,
chiedevi alla tua anima
di alzarsi e librare
superare grigie verità
trovare pace nell'azzurra
pazzia che dentro cresceva,
l'immagine del non essere
spazzava il tempio un tempo tuo,
sconosciute mani colpivano
e strappavano
ricordi così presenti,
perduto il sentiero
in balia
arrancavi nel fango
di quello che un giorno
fu,
buio fitto
frecce scagliate da invisibili archi
nella nebbia che rivestiva il corpo
così assente
e arreso,
fuggito alla ricerca
di un mondo senza Luna
troppo intensa la luce che avrebbe
accecato la mente
fitta pioggia
alimentava il fiume che dentro
scorreva,
cercando di dimenticare,
appariva
il suo volto
ogni notte
ginocchia tremanti strette
tra le deboli braccia,
strappato alla solitudine
con forza,
strappato
dalla foresta di lacrime
da quegli stessi ricordi
ora angeli,
indicano
all'alba di un nuovo giorno
la stessa via,
accettate inconfondibili verità
apri la via che porta
dentro te,
dimenticato sorriso sul tuo volto,
sono io,
torno io,
grido intenso e soffocato
libertà
immobile come attendesse il passaggio
la sorda natura
nuovo sole,
splende ancora il suo nome,
ricorderai la scala
che porta ai miei sogni,
senza far rumore
la percorrerai,
ovunque andrò
segui il mio urlo
ascoltalo
non sorda natura
ricorda la mia voce
ovunque andrai
la tua anima saprà ascoltare
ricordati di me.
QUADRO (15/06/01)
Il vento che soffia
tra le pale del mulino
e la fitta nebbia
lo sguardo interrotto dalla forza
della natura
i raggi del Sole che la squarciano
sembra stia dipingendo
il capolavoro è solo iniziato,
è un viso di donna,
non voglio guardare
e capelli al vento
sento la sua forza
sfiorarmi il viso
le labbra
il suono lontano di una voce
e il suo infinito silenzio
scandito dal cigolio
delle vecchie pale
dell'antico mulino dimenticato,
l'umidità fortissima
che le vicine onde sugli scogli
chiamano a gran voce il mio rispetto,
come incantato
dalla sua melodia
camminai
guidato dagli occhi che nell'oscurità
davanti a me
si illuminano
e non ho timore
come fossero fari
mi indicano la via,
e poi luce,
a centinaia di metri d'altezza
dove l'incontro tra l'acqua e la dura pietra
fa meraviglia
e l'echeggiare del battito d'ali
in lontananza,
la voce che dicendomi di non avere paura,
buttati,
aprii le braccia e come fossi
angelo
mi lasciai cadere,
gli interminabili secondi che seguirono
mi tolsero il fiato,
il resto non lo ricordo,
quando ripresi conoscenza
gli steli dell'erba mi accarezzavano
il volto,
il Sole batteva forte,
ma non più vecchi mulini
e così lontano dal mare,
sdraiato in un immenso prato verde,
avevo sognato,
poi quel suono
un gabbiano si allontanava
il vento si alzava
e l'inebriante profumo di
salsedine provenì dai miei bagnati
vestiti,
ricominciò la mia corsa,
quel corpo come disegnato
mi sbarrò la strada,
il sole la illuminò,
non poteva essere il suo dipinto,
disse di non fuggire
da quella che sbagliando
chiamavo pazzia,
di non fuggire da Lei stessa,
quella figura femminile
era la poesia
e quel giorno aveva il tuo viso.
PIANTO
Se potessi
ora
guardare i miei occhi
vedresti cio' che che non posso raccontarti
vivresti cio' che ho vissuto
ritrovato,voluto pianto
un'insana casa accoglie
il mio sonno
fusione di tradizioni
simili e differenti
alla ricerca di una via d'uscita
per trovarla e rifiutarla
ore e giorni
volano
si avvicina un'altra morte
una nuova nascita
la paura che
con difficolta' nascondevo
l'entusiasmo che appariva
contrasto di personalita',
poverta' regna le mie giornate
un solo foglio
alla disperata ricerca di dimenticare
la fame,
si accanisce,
infausti pensieri
si impadroniscono della tua mente
e come non vorresti
agiresti,
ritrovata ragione
e' tempo di calma,
osservi il mare in tempesta,
sensazione simile
al naufrago di un tempo
sconosciuta isola
con timore
mirando al di la'
della fitta vegetazione
solo l'oscuro nulla,
se potessi
ora
non riusciresti
a mantenere lo sguardo,
si perderebbe nei miei occhi,
ora cosi' forti
profondi
non troveresti la via
e non ti accorgeresti
che stanno tremando
per le ferite.
15/08/02
IL DOVERE DI NON RICORDARE
La legge di questa citta'
cosi' chiara
cosi' ingiusta
dura
come mai avremmo pensato
e' il dovere di non ricordare
per non piangere
per non affliggersi
quando troveranno la strada
del cuore
sara' tardi
dovranno abbandonarti,
ho visto persone
osservare i miei occhi per l'ultima
volta
e intraprendere
il lungo percorso dell'oblio,
vivo infinite vite
che si spengono
come ceri
stanchi di illuminare la mia via,
nel mentre una chitarra
suona la malinconia
accompagnata
con il dolce canto
che accomuna
la nostra arte
sconosciuta e personale,
tribale suono
in lontananza
avvicina differenti anime
in un unico coro
la voce universale
del pensiero,
ricorda di dimenticare,
invecchia la tua personalita'
con il susseguirsi di eventi
inverosimili emozioni
verranno cancellate
non puoi non pensare
a chi ti ha presentato
la poesia,
chi ora forse nemmeno c'e',
nemmeno aspetta
forse anche nelle mie piccole origini
esiste la stessa legge
lo stesso dovere
dimenticare per non farsi male.
09/08/02
ASPETTANDO L'ALBA
Quel senso di insoddisfazione
che come ombra
seguiva e offuscava
la mia anima,
sembra fuggito
e il calore
che la mia pelle
accarezza
senza timore
ne è la testimonianza,
partito alla ricerca
di un qualcosa
che nemmeno immaginavo,
partito per dimenticare
ho trovato ricordi,
partito alla ricerca della solitudine
ho trovato amicizia;
infiltrato
in un mondo
troppo debole per
respingerlo
cancellava
la pura anima,
sorriso appariva
alle porte del nulla
e nel buio che
regnava
impossibile vedere il tuo volto,
i tuoi occhi chiusi
senza pietà
evitavano il mio sguardo,
riconoscendo la sconfitta
ripresi la veloce discesa,
smantellavano il mio corpo
l'impatto dopo la caduta
codardi animali
laceravano ciò dove mai
avevano affondato i loro denti,
compiuto il Grande Volo
coraggio affiorato in
superficie
e catturato,
senso di superficialità
ripuliva i miei dubbi,
rivedeva un insolito cielo azzurro
l'anima ferita a morte
ricuciva il suo brutto aspetto;
con un pugnale intento a colpire
vagavo nel vuoto,
sottofondo di vita quotidiana
infastidiva l'udito
di chi aveva vissuto nel
silenzio
del suo piccolo io,
alternarsi di profumi
e sensazioni,
immagini e suoni,nuovi perchè,
mente chiusa
apriva la porta della
conoscenza,
tornava insistente
l'amata figura,
bianco foglio
per mesi solitario
ritrovava la dolce compagna
narravo con eccitazione
la continuazione
di ciò che interruppi
in un lontano giorno di aprile,
ciò che una notte
in riva alla scogliera
la poesia dipinse
lo gettasti
e ora riposa
con il mio passato
sul fondo di un mare
oramai decantato,
divido gioie e dolori,
sorrisi e pianti,
un semplice quanto importante
tozzo di pane
con chi,
con la musica
prosegue alla ricerca
della sua strada,
questa che per pochi attimi
stiamo percorrendo insieme
sarà un pezzo della nostra storia,
i primi raggi del sole
della nuova alba
che colpiranno il nostro corpo
andranno a segnare
l'inizio dell'ultima pazzia,
percorreremo e ascolteremo
i racconti e le strade
della affascinante terra spagnola,
toccheremo ogni singolo angolo
del Paese
che fu la nostra casa
costruiremo l'ultimo anello della nostra amicizia
e in volo tornerò
da chi,quel giorno
con lacrime trattenute a stento
osservava il proprio figlio fuggire.
!Hasta luego amigo!
Settembre 2002
TERRA DI NESSUNO
Barcelona,
centinaia di chilometri
distante dal pensiero,
nuova vita,
zero,
e' il ripartire
percepire che si puo' ricominciare,
nessuno ti conosce
nessuno sa chi sei
interrogativi
nessuno ti odia
nessuno ti cerca
e questo nessuno appare,
il suo volto?
Conosciuto,
e'il nessuno che rappresentava il tutto e il niente,
fingerai fino a quando non ti accorgerai piu'
di essere vero,
l'assurdo gioco con la tua mente
non termina
continua anche qui,
la bellezza della nuova citta' oscurata
dalla nuova superficialita',
la penna che chiama
non ascolti
ti nascondi
ti allontani,
sovrasti il suo canto
offuschi il suono che
ti sta uccidendo,
e' il legame con il passato?
Scappi,
fuggi come le tue gambe non vorrebbero
chiedi di aiutarti
di andarsene
ti sta chiamando e non puoi fingere
hai sentito,
"Torna da me....."
non rispondi,
il sudore riga la tua faccia
esausto per la lunga corsa
senza respiro,
milioni di nessuno
ti camminano accanto,
cancellata e vuota la tua mente,
era il luogo che cercavi......
.......spaventato dal nulla positivo,
malinconico ti attrae,
ricordi forti emozioni
e piangi,
no,non riesci piu' a farlo,
non sono lacrime
ma segni della stanchezza che ti distrugge
cattura la tua anima,
dove e' la tua citta'?
Lontana
lontano il tuo ritorno,
sfida che vuoi vincere
contro tutto e tutti,
solo,
cercata voluta trovata
solitudine.
30/07/02
NESSUNA LACRIMA
Si scatena la primavera
con le sue irregolarità
affascinato dalla sua forza
un istante dopo me ne dimentico,
animo inquieto questa notte,
desideroso di piangere
ripercorrendo il passato,
nemmeno esiste più il ricordo
dell'ultima lacrima che
si spense sul mio viso,
alberi come onde proteggevano
il mio incedere,
burrone affiancava il mio passo,
verde prato e la sua luce
è il fiume e il lamento delle sue acque,
ascolto immobile la natura
a percepirne i consigli,
scissa la ragione dall'anima
viaggio infinito,
inconsapevole lettura
di parole senza significato
di chi prigioniero si accinge,
visioni e immagini
di pensieri contorti
tra la realtà o finzione di essa,
nel tempo saranno solo ricordi dimenticati,
frenato dalla debole forza
arresto il cammino,
alle porte ennesimo bivio,
bandito al cospetto del sonno
tornerà a catturarmi
cadrà la mia mente
sotto i colpi dell'assuefazione,
è il soffice canto che mi giunge
impazzirei nel capirne la fonte
e dolce la sua melodia
parole nel razionale incomprensibili
sono frecce che colpiscono nel profondo
ennesima dimostrazione del non conoscere
consapevoli incertezze che corrono il mio quotidiano
quanto ancora fuggirò le certezze.....
29/05/2003
RICORDI PRESENTI
Sfiora nel cammino il tuo ricordo
leggero,
il pensiero nell'anima,
si arresta il passo,
pungente luce
abbaglia e fugge,
ritornano i colori della sera
nel tramonto cerco riparo,
sta giungendo il buio
sento la sua voce avvicinarsi.
E' tempo di quiete,riposo,
i dubbi sul domani.
Svegliatomi bruscamente nella fredda notte
giacevo disteso,
immenso prato,
spogliato,
sensazioni e brividi,
il chiarore dell'antica sorella
faceva scorgere al di là del silenzio
il consumare di feroci predatori,
i rimorsi,
nascondevo il profumo della solitudine
e del terrore,
attirati dalla giovane carne,
ricominciava l'eterna fuga.
Avanzavo tra la nebbia alla ricerca
di un tetto
sotto cui il suo sguardo
non potesse giungere..
Chiudevo gli occhi,
estenuato,
l'indomani tutto si sarebbe ripetuto,
come vivere per anni
nel giorno che fu...
Dicembre '02
RICERCANDO LA LUNA
Violentata la mia anima
emozioni e ricordi
in massa a colpire
stato di confusione
milioni di nessuno
sulla rambla ad osservare
ali si dischiudono
e riprendo il Volo
non respiro
fuggo Barcellona
terra ove un tempo ricreai il mio spirito,
tra le vie della città
infiniti Io del passato
vagano ricercandomi
sono la loro anima.
Rappresentano i ricordi
che ho rimosso
invocavano il mio ritorno
inconsapevole mi guidarono
voce flebile
era tentazione,
per un solo istante
avrebbero ricondotto il mio corpo
tra le strade dell´antica pazzia
luogo in cui li abbandonai.
Se ricerca di emozioni
il fine del viaggio appena iniziato
ne esce punita la mia sfrontatezza.
Trascorrono i giorni
l´aroma del vino a riscaldare
questo corpo gelido,
temprano l´animo
le notti confessandomi con le stelle,
non temo il prossimo
solo me stesso,
assaporo il nervosismo che corre
nelle mie vene,
vera causa non esiste,
è nato tra l´Indifferenza,
ciò che ascolto
è il silenzio
ciò che vivo
è l´attesa
ciò che arriverà
ancora è sconosciuta immagine,
oltre l´angolo è perenne il dubbio,
sconvolgendo l´imprevedibile,
chiudo la mente e lo sguardo,
barcamenandomi nel quotidiano
sono bomba
pronta ad implodere,
e l´apatia era il solo e semplice modo
per definire l´attimo.
Ultima notte iberica,
lo stato di irrequietezza rimane,
chiedo alla mia anima
di non ascoltare il canto del mare,
all´ombra di un castello
mi domanda
in riva all´infinito
dove sia la Luna,
mente ribelle ha accolto il suo vento.
Mi sfugge la parola....
Attraverso entrambe le penisole
a raggiungere le mie origini,
la strada per giorni è la mia
dimora,
riabbraccio la terra
che accolse il mio pianto
e mi sorride.
E il tramonto del Sole
non se ne intravede la figura
ma le violacee sfumature che accarezzano le nuvole
ne testimoniano la presenza,
la nebbia che in pieno agosto
mi avvolge
sovrasta la collina
e mi sorprende,
l´occhio si perde
alla ricerca della fonte
di una luce fortissima
levo gli occhi
al cielo
e rimango immobile,
rosso
rosso fuoco
la Luna.
14/08/2003
FUGGE IL TEMPO
Le continue vibrazioni dell'animo
sussulto di cuore,
rigato il viso dalla lacrima
sfuggita al forte spirito,
nera la sua pelle
triste il suo viso,
ennesimo viaggio,
corpo vagabondo,
attendo risposte
la vita tace
sprazzi di rumorosa gioia
sorriso che non mi abbandona,
oggi e mai,
progetti costruiti nella notte
ripareranno dal tempo la giovane idea,
sarà solo vento di novità
la distruzione,
riabbraccio l'acqua del mare,
brividi mutano la mia pelle,
origini pongono a nudo
l'identità,
scalda il Sole l'animo fuggito al
freddo inverno,
corre il tuo sconosciuto nome
tra fratelli abbracci,
vivo il presente nell'antichità
ciò che ero è ciò che sono,
fui naufrago,perduto tra fitta boscaglia,
trafitto da invisibili mani e i loro archi,
cibo di bramose gole,
fui Sole,illuminai,mi spensi,
fugace il tempo ma conservatore,
porta con sé i ricordi celati nel
tenue bagliore della notte e
la Luna,
osserva,non giudica,tace,
si avvicina,lieve rumore e
fugge,
ogni giorno guardo il cielo per
riconoscere il mio viso,
timido stanco ripari il tuo volto al di là
della tua dimora,
come bandito osserverai
occhio guardingo
il buio chiarore,
chiudi gli occhi
non ascoltare
non il tuo coraggio adulto,
sarà luce e crescerai
verrà l'istante in cui
non sarà né giorno né notte,
ma il tuo tempo.
(20/05/2003)
PROFUMO
Tenebrosa notte,
il cielo e il suo indefinito colore,
onde del mare
conosciuta spiaggia,
voce come pugnale penetra
l´anima
squarta le membra
corre nel sangue
e diviene tua,
un uragano di passione
sono emozioni che intendevi donarmi
travolgono il muro di protezione,
spirito intento ad ascoltare
perde i contorni il paesaggio che ci circondava
è la convinzione che andava maturando
ho ascoltato il silenzio.
"Cosa vedi davanti a te?"
rispondi i colori
sguardo perso nell´infinito
immobile apparenza
e rimango muto
mezzo di offesa
difendi il tuo mondo
il tuo modo di amare l´arte.
Freddo vento accompagnava
il sorgere del Sole,
mezza Luna
immagine riflessa
del nascosto Io,
timido abbraccio
corpi gelidi
in attesa del nulla,
consapevole fugacità del tempo,
sfioro le tue labbra in un
semplice e silenzioso grazie,
ciò che appena sussurrasti
ai miei occhi
si propaga in urlo
nel ricordo delle ultime due parole
"Buona Spagna",
torno dove mi ritrovai
ricorderò ciò che la mia mente non
potrà tradire,
il profumo,
memoria cancellò e trasportò nel buio oblio
Chiudi gli occhi
è tempo di dormire
corre la locomotiva.
23/07/2003
SULLA STRADA
Dolce e sublime,
forse il presente ha ricercato
tali parole nel passato,
corrono ripetute immagini,
stereotipate azioni,
medesimo risultato.
Il silenzio.
Tace la Luna
tace tutt´ora
tace il suo sguardo
tace la sua luce.
Il silenzio.
E non fa più male,
il tuo gridare forte aiuto
attraversa la mia mente,
realizzando che è solo il pensiero
di averti sentito.
Non ascolto più.
Mi trasportano controcorrente
acque amiche,
risalgo ad incontrare
la fonte del pianto,
non si spegne il sorriso.
Distrutto un delirio
creato,
continua il gioco della
normalità.
19/11/2003
RINASCI DENTRO DI ME
Perché non corri veloce
perché non voli tra le pagine bianche
non dipingi i miei pensieri
non allievi le mie paure
E cade il pensiero di te
Quante volte ti ho chiesto aiuto,
viva la paura
urla strazianti invocavano il tuo ritorno,
fendevano il buio tetro della stanza mia dimora,
pensieri mi stringono e fuggono.
Non ho più immagini
Impongo il tuo volare lo so
ma mi hai lasciato,
come un fiore
al passare di venti solo apparentemente amici,
rigavano il mio viso mani sconosciute dell'aldilà,
tenebroso il tuo negarti,
distante quanto le parole non sanno descrivere,
crudele e peccaminosa ti vendicavi dell'averti usato,
mi volevi errabondo,
morente per la fame.
lo feci,
mi volevi irrazionale e piangente,
lo fui,
mi chiedesti i miei giorni, il sonno,
non dormii,
fuggevo tutto ciò che da te mi allontanava,
lasciai il sicuro,
lasciai la famiglia,
lasciai gli amici,
solo la fortuna mi accompagnò.
Ciò che trovai era ancor più immenso.
Ancora una volta mi chiedesti di seguirti,
di andarmene, di lasciare quegli istanti,
solo la giovane età mi è salvatrice,
e non parlarmi di razionalità,
mi chiedesti di tornare solo
perché per mesi ti avevo abbandonato,
sono l'uomo che volevi.
Mi hai costruito,
modellato come mani
sapienti il fango,
ti ho rincorsa per mari in tempesta,
cime innevate,
sentieri spinosi, desertici freddi,
oltre i confini delle mie esperienze,
ho sorvolato mondi fantastici ,
così reale il dolore delle ferite,
ti spingevi a me a ritrarti un istante prima,
mai ho chiesto,
mai ho domandato,
sono lo specchio dei tuoi desideri,
dei tuoi gesti, delle tue volontà
ancora i miei occhi sanno di te.
La Luna era il nostro traguardo…
Descrivere il non raggiungerla era la nostra passione,
ora che la Lei ha un volto
rimani immobile,
codarda regna il silenzio,
mi hai abbandonato e mi manchi….
In punta di piedi Lei, la Luna, ti si avvicinerà
saremo l'inesistente consapevolezza dell'impossibile.
l'inafferrabile certezza dell'averla trovata,
inesistente era ciò che tu mi insegnavi,
ora inseguimi,
ora prega di entrare nella nostra vita,
ora non tentarmi più,
sono io il luogo della tua morte,
insegui questo caldo corpo per adagiarti e rinascere,
io e te ancora una volta.
È questa vita il nostro foglio bianco,
Lei ci farà luce,
infante poesia che ricresci in me,
attenderò in riva al fiume il tuo venire al mondo.
In silenzio….
25/10/2005
TIMIDA ATTESA
Affiorare di sconosciute sensazioni
è il bambino perso in radura immensa
è la mancanza immotivata
in un solo istante di silenzio.
È la paura di soffrire
leone impavido affronta
giovane la libertà,
rido dinnanzi alla curiosità altrui,
temo le mie domande.
È zittire l´istinto
farsi trasportare
da leggere onde,
sentire acque tiepide
che ti avvolgono
e lasciarsi cadere.
Mi stringe la nebbia
nel neonato dubbio
è non chiamarti Luna
per i significati che cinge,
è l´abbraccio che questo
Sole spento
cerca nel tuo sguardo.
Scorrerà il tempo
Voce della conoscenza.
09/12/2003
LUNGHE NOTTI
Rimbombano come eco del mare e
il suo canto,
libero e fiero,
è unione di anime,
è il voler essere vicini,
è la verità degli istanti,
è pensare a te,
sognante notte.
E i pensieri che corrono via
le parole come sentieri
immersi in dubbiosa grigia nebbia,
certezze cacciate e fuggite vi ricerco,
mi nego al prossimo
alla scoperta di questo nuovo me stesso,
così duttile la mia anima?
colpi di coda del passato…
ricordi morenti vibrano come rettile corpo
al taglio deciso e netto
di lame affilate,
sono leggero come l'aria estiva in viaggio verso
eterno mare.
Giornata primaverile di famiglie e
gesti quotidiani,
giovani mamme osservano,
verde,
azzurro,
vuota la testa di connessioni con il presente,
è rosso il mio sguardo,
mi perdo incantato nel pensiero di averti qui,
andrai,mi penserai,ti mancherò,
mi fuggirai,
nel gioco è ruolo stabilito,
capirai che sarò lì con te,
te lo dirà il mare,
urlo che squarcia come fulmine il cielo il silenzio.
Ti ho dato il mio presente,
è nelle tue mani custodito,
non pormi catene ma segui il mio incedere
come agli occhi di una mamma
l'infante ai primi passi,
o volatile sull'estremità di quel ramo che
per giorni fu la sua dimora,
al dover librarsi in cielo,l'impresa.
Luna bassa questa sera quasi ad accarezzarmi
luce che penetra il buio negandomi il sonno.
Per giorni lontananza,
un tempo avrei amato questo distacco…
Fuggo la tua voce per allontanare la tua figura
a non andare a colpire come coltello
conficcato nel petto
che si fa più vicino al cuore ad ogni parola
sussurrata.
Difesa?
Forse…
Intanto si fanno veloci i miei passi a raggiungere vetta
ove osservarti ma non poterti sentire…
In un'alternanza quasi inverosimile
sono semplice e sufficiente
complicato e profondo,
poeta,
il filo della pazzia segue un percorso
contorto,
il fascino dell'incomprensibile è
l'interpretazione,
il dover pensare come imposto
la prigionia,
essere prigionieri in libertà è
l'interpretazione all'incomprensibile
che resterà buia caverna per chi
cerca la conoscenza.
A volte il silenzio appare come
impenetrabile rumore,
come l'Inverno e i suoi primi freddi
sui corpi gelidi di bambini affamati,
è silenzio quando il tuo grido è reso
inutile
da milioni di prepotenti suoni,
a volte è da me accolto
come il sorriso del bambino
coccolato dalla madre,
come il tramonto del Sole
in una serata estiva
agli occhi di teneri amanti.
Ricordo bene quando la
seducente voce della solitudine mi
chiamava,
incurante delle mie paure,
il suo lento respiro umido sul collo,
in attesa che le pareti crollassero ed
io con esse,
adolescenza comune di tutti i sognatori,
l'essermi vendicato su decine di donne
a recuperare dignità senza rendermi conto
che ancora ne perdevo,
soddisfazioni carnali.
È il destino di coloro i quali con
timida spavalderia
sfidano la vita,
e se cullato da bianche nuvole riposo,
ora svegliato dalla schiuma feroce
di un mare in rivolta,
la protesta della natura,
e se il mio viaggio continua
in mondi imperfetti,
la gloriosa penna ne descrive
il percorso,
entra ed esci con me nel mondo del non
essere,
il potere del giudizio non giace nelle
mani di nessuno,
forse solo negli occhi di con me varcherà
queste soglie,
ti tendo la mano…
Il mio angelo ti stringe
nel proteggere il tuo cammino,
nel dono di mio fratello
è rappresentato,
collanina legata al collo è
nel concreto,
lunghe ali bianche
o di un azzurro sfumato
si agitano dove la luce del Sole
è resa meraviglia dall'incontro con il mare,
e potresti non vederlo
o essere spaventata al suo apparire,
è la mente che guida la nostra vista
o gli occhi a suggerire le immagini?
Accarezza il mio viso stanco e
dormimi accanto,
l'alba ci attenderà…
Aprile 2004
INVISIBILI LIBERTA´
Perché ancora stupore?
Com´è dura la tua coerenza
ennesima dimostrazione di forza.
E se oramai rido dinnanzi
al silenzio
è solo la testimonianza
del tempo che è passato.
La mia luce?
Già lo dissi,
è ora freccia,
e l´invisibile arco
che la scaglia
è la mia voce,
le mie mani,
il mio corpo,
i miei pensieri,
la mia mente.
Punge,
punge come sottili raggi di Sole
intenti ad illudere
la bianca pelle.
È il pittore
di un oceano mare
e la sua tela bianca,
bianca come quel primo giorno.
È il sentiero,
l´ opera d´arte della natura,
il tessere di un ragno
e la prepotenza ingenua dell´uomo.
Fiore tremante
al primo gelo,
ripudiando l´attesa
di un ingannevole sonno.
15/10/2003
PAROLE
Sono lame sottili e invisibili
le parole
sono petali candidi e soffici
le parole
trasportate dal vento
corrono e corrono
colpiscono
e svaniscono,
Mi chiedo se è vero?
Mi chiedo se veramente muoiono al terminare
del respiro,
o se menti contorte rielaborano e assimilano
tacendo,
rose spinose le parole,
mai solo splendide
mai solo dure,
doppio volto.
E qui non c'è mare ove perdere il mio sguardo,
e qui non c'è sguardo a renderle eterne,
arrivano si spengono e si riaccendono,
rimbombano,
eco che ti strugge e ti addormenta,
vorrei essere perso nelle sue dolci braccia
all'estremo confine della sua anima,
vorrei su di una spiaggia fuggire alle sue mani
intente a catturare il mio corpo,
qui c'è solo la mia mente.
Ti ho chiamata Luna
Ti ho descritta Luna
Ti ho amato Luna
e ora temo quelle semplici parole.
Semplici?
Complicate?
doppio volto.
Gioco con la pazzia,
amo sia mia,
gioco con il potere di poter essere ovunque.
Poeti o pazzi poco importa,
entrambi giocano con le odiate amate parole.
Fiume sarà la mia strada a raggiungerti
fiume ad indicarmi la via,
giungerà sempre da te,
e la sua via mai sarà la più breve,
partiremo insieme,
io e te dolce inutile goccia,
io dolce inutile uomo,
andremo a raggiungere milioni di inutili noi,
quel giorno diventeremo importanti.
Scaldano le mie mani gelido ghiaccio a liberarti,
inizia la nostra corsa,
scivoliamo veloci come in caduta libera
spinti dall'entusiasmo che caratterizza l'inizio,
insieme io e te inutile goccia,
rocce freneranno l'esaltazione,
rocce ci colpiranno a dividerci,
stringi la mano,
veloce fugge il tempo
e non cerchiamo di gestirlo.
Fuggiamo il sonno
la debolezza lo accompagna,
fuggiamo le tentazioni,
Ulisse insegnò,
noi impavidi alunni
non neghiamo le esperienze passate,
attenderemo su letto prosciugato nuove stagioni
a riprendere il viaggio,
brucia la pelle sotto caldo Sole,
un giorno gelerà,
basterà far nostro il concetto,
la ciclicità degli eventi.
Ora ora corri come mai hai fatto,
è il nostro momento,
carpe diem,
ora ora è l'istante atteso.
Ci vede,
lo vedo,
lo vedi,
ci attendeva,
lì mare apparentemente immobile
ci chiama,
sorridiamo non è la fine,
qualcosa inizierà.
il volo
il maestoso volo d'angelo
la nostra voce è parola
Ti chiamo Luna
Ti descrivo Luna
Ti amo Luna
e quelle semplici complicate parole,
rosa spinata,
coglila e vivi la sua importanza.
05/08/2005
UN MARE DI NOI 02/02/2005
Acqua improvvisamente impazza,
mare decantato e ricercato
canti tu ora la tua danza mortale,
è l'occasione,
Natale e catastrofe,
la terra si è mossa,
scrollando la sua vecchiaia,
il cuore di pietra incandescente…
Dimenticheremo quegli sguardi agonizzanti
la fortuna dell'uomo ci viene incontro…
"vorrei avere la pazienza delle onde
di andare e venire"
la loro ira….
Vivere nella speranza di un giusto futuro è
errore grande
l'incoscienza dell' io uomo che dimentica
e sbaglia ancora
Alla salita che ci si pone davanti sorridiamo,
fresca la roccia sulla quale avanzano uniti i nostri corpi
è la pelle della montagna,
la nostra montagna,
nuvole coprono la vetta che non voglio vedere,
chiedo di vivere nell'angosciosa salita
per mai sedermi sulla cima di un arrivo che vorrei seguire eternamente
non lasciare la mano è così scivoloso il terreno
nuovi paesaggi ci saluteranno
e sarà come ingannevole deserto
e le sue magie
a volte allucinazioni geniali
a volte piccolo principe sembra riconoscere,
per perdersi e non ritrovarsi più
vorrei scorgere un traguardo per raggiungerlo e
rendermi immediatamente conto che sarà nuova partenza,
e la tua mano dentro la mia a non lasciarci cadere nella via della semplicità,
il giorno in cui sentirò la stanchezza del cammino
la luce della Luna sarà diversa,
non più la tua,
sarà la luce della protezione
perché nuovamente Sole andrà alla ricerca della sua felicità,
occhi della provvidenza e del futuro chiudetevi
non voglio incontrare il vostro sguardo
se è allucinazione l'amore che mi circonda
fatemi morire nel sorriso della vita,
quella Luce,
sì quella luce che accarezza e dipinge i miei occhi
è la Luce di crederti la Luna,
le consapevolezze le fuggo.
Nel fermarmi a coglierti un fiore
e donartelo
nell'osservare infinito mare abbracciati
nel caldo di un divano e una coperta
nel freddo inverno giocando a palle di neve
nella paura di fare l'amore
nell'inseguire il sogno
tremanti sui banchi di scuola
nel mondo tra i bambini
nell'eternità dei nostri sguardi
nella pura gelosia
nel pensiero di noi
percorriamo il nostro cammino….
e godo nella pazzia della mia mente
che mi regala
poco più il là di quella bianca cima
l'immagine dell'abbraccio di un Sole e una Luna
specchiarsi nei nostri cuori,
e dove l'incedere si fa lento
corriamo per ingannare il presente
e le sue imperfezioni,
e poco importa se per attimi non sarà più sola montagna
ma eterne spiagge ad estendersi ai nostri piedi,
è sempre il nostro sentiero,
il suo percorso deve apparire incomprensibile
a concrete menti,
nel soffio di un vento delicato
lasciamoci cullare
più volte la dura roccia
ci riporterà alla realtà.
Hai taciuto silenziosa mia penna,
non ho disturbato il tuo sonno,
e nemmeno so se è oggi il tuo risveglio,
o timido canto notturno,
sonnambulismo…..
occhi si aprono e il tuo viso ad osservarmi
si chiudono poi con il timore di perdere la tua figura.
Mare decantato chiedi perdono.
DEBITO DI VITA
Sono chiuso in un pensiero instabile,
cade come fosse neve,
pare soave sarà bianco istantaneo,
oscillante memoria,
è funambolica discesa dentro me,
alla ricerca di una stella errante
che illumini una direzione,
è desertica sensazione,
il vuoto è crocevia del mio destino.
Implode come mai l'anima,
sentimento malato di me,
in un equilibrio mai avuto appaio,
rinnego sogni,
invecchia il mio giovane corpo,
un Io egoista che poco mai mi ha concesso,
che sarà di me?
Infiniti nessuno,
mi mostro,
incapace di sentirmi,
ad erigere inutili difese,
ad allontanare benevoli impulsi,
a respingere il puro.
Suggerisco di non amarmi,
Suggerisco di non desiderarmi,
Suggerisco di non legarvi a me.
Un giorno vivrò la mia vita
E vi restituirò la vostra.
Io.
VIOLENTO INCONSCIO
Notte mi rapisce
come infante la paura,
scende su di me
greve il pensiero
e si rende sconosciuto
opprimente
e temo.
Cuore impazzito
scandisce il tremore,
sovrasta il silenzio di una stanza dimora
ora prigione.
I miei arti divengono incontrollabili
in un alternarsi inverosimile
di immobilità e frenesia.
Il controllo lo perdo.
Voce sussurra della sua paura,
in un osservare la morte,
nella convinzione assoluta di toccarla,
nella perdizione di un cuore che esplode di rabbia.
È muscolo impazzito,
ad uscire dalla carne,
a rintanarsi in esso,
fitte che come fulmini colpiscono
luce di lame sottili
spilli invisibili
colpiranno ancora
senza conoscere il loro obiettivo
stringo a me il petto,
a proteggermi.
Nemica immensa la mente,
mai aveva osato tanto,
ultimi passi,
in una disperata ricerca d'aiuto,
respiro prigioniero, parole flebili,
inutili, cado.
Casa dimora segreta
attende l'attimo,
al calar della notte,
appena solo,
si tramuta in spietato guerriero.
Invisibile.
No, non so affrontarti,
chi sei?
Io.
Tremano le mie membra
come azzannate da cagne bramose.
Strappano le mie forze
E mi abbandono nell'idea che rappresentano,
uccidimi.
Morsi, denti, fitte, sudore, silenzio.
Battito incessante è ora muto.
Calore di buio.
Riprende come tamburo da nere mani accarezzato.
Irregolare ritmo, danza dell'eterna perdizione.
Fu esplosione d'inconscio.
Fu una corsa sul sentiero del sentimento di morte.
La violenza con cui mi ha colpito
Quanto la resistenza con cui rifiutai di ascoltarmi.
Un disperato aiuto,
mano tesa al tetro oblio
ad attendere la stretta.
Abbraccio di angelo,
parole come mani mi riscaldano,
occhi scrutano il mio tremare,
dolce canto di fragilità nascosta.
Quiete, battito regolare nel suo respiro,
corpo disteso su di un vecchio letto
mi abbandono al sonno.
Intenso e desiderato.
Mi svegliai senza più te.
Ancor ora è una lotta interna,
spade di gelidi brividi mi attraversano
inaspettati,
non più in solitudine,
ovunque,
a ricordare la sua presenza,
odio non riconoscermi.
Attenderò immobile la lama che sancirà la mia fine.
Non avrò nuovamente timore,
non ti chiederò di salvarmi.
Cerca la mia voce il giorno in cui
ti chiederò di rinascere con me.
IMMAGINE RIFLESSA 29/09/2004
E mesi di nulla
taceva la penna
e nuova
ne porta la voce,
come più volte
sulle rive del salto e
rimandare
il volo.
Quanta acqua
è passata sotto questo
ponte
e non ne ricordo la
forma.
Alla ricerca del mio tempo
e lo perdo.
Osservami specchio
e rifletti la mia immagine
e piove sai,
e piove e non lo puoi vedere,
osserva il mio volto,
e non fermarti all'apparenza,
gocce tacciono e
corrono le mie vie
lacrime si confondono
cacciando l'egoismo del desiderio timore
di poter pensare.
Farfalla che negli ultimi giorni di falso calore
colori il mio paesaggio,
il gran freddo
sta arrivando
e proteggiti,
barriere vengono erte così facilmente
perché non noi,
non affrontare il mondo
con coraggio,
dicono,
e forse un giorno mi dirai che ne valeva la pena.
E le piccole cose
ci scappano via…
e quando la sorpresa
è solo apparenza,
quando amare
è immagine e fratello del triste mondo presente,
quando la guerra è normale notizia,
quando il denaro domina le emozioni,
quando il dolore non è perdita ma
adeguarsi alla morale,
quando essere diversi è essere se stessi,
quando tacciamo il segreto scrivere,
quando la fedeltà è riconosciuta come menzogna,
quando le parole salgono dal profondo
e non escono,
quando il rumore accompagnando i momenti ne è musica odiata,
quando i ricordi sono armi di offesa,
quando la politica è gioco assassino,
quando il lavoro è regal concesso,
quando il tempo è non averlo,
quando il Sole è energia da sfruttare,
quando affrontare la vita è temeraria viltà,
quando avere un sogno è infantilismo,
quando leggendomi penserai e dimenticherai nuovamente,
quando milioni di quando non servirebbero.
Ciclico ripetersi
fatali cadute,
lotto e resisto,
lotto e ferisco,
lotto e perisco,
alternando stati di quiete
a sublime violenza,
obiettivo il mio spirito,
ora guerrigliero ora pacifico,
proiettili parole vagano nel vuoto
a colpirmi alle spalle,
e nel voltarmi
il bivio,
e la tua luce è forte,
mi nego al tuo aiuto
e lo allontano,
motivi?
Forse nessuno,
ciclico ripetersi di
fatali cadute.
Sentieri si annodano laddove
bianche nuvole si abbracciano,
non lasciarmi la mano
non vogliono i miei occhi
rimettere a fuoco la malinconia,
e ti allontano,
stringimi ora.
Piove…
E specchio non sentirai il suo sapore.
TORNANDO IN TE
Il mio sguardo
Non lo rammenti
Sarà silenzioso
Sarà animale a mimetizzarsi
Veloce e intenso
Lascerà scia luminosa
Sarà conosciuto abbraccio
Un fiume in piena che attraverserà
Il tuo
Saranno parole assordanti
Ma non lasceranno eco
Saranno parole sussurrate
Sommessamente impertinenti
Triste pioggia
Si abbatté in fitta boscaglia
Infante impaurito
Tuoni ne rubarono il coraggio
Si strinsero a lui
Le foglie a ripararne il corpo
Quiete
Taciturno il respiro
Ora affannoso
In un crescere di emozionalità
Tutto fu così diverso.
Ti fuggii.
Alla ricerca di un altro me.
E non ti racconterò nulla di ciò che fu.
Ma del giorno in cui mi ricordai di te.
Il cammino riprese in terra arida
Discendo da quel popolo figlio di Achille
Intorno a me ogni cosa aveva perso il suo sapore
Raggio di Sole
Fu un istante
Il momento
Il mio
Fu un grido
A squarciare il ghiaccio di un freddo inverno
Fu terribile
Fu l'incontro con l'incomprensibile
Leggerezza dell'essere
Fu l'Io
Fu il respiro, l'ultimo.
Il mio.
Vagai così ubriaco
A recuperare forze
Alla ricerca del luogo in cui ti abbandonai.
Fu tempesta,
Onde salmastre
Mare impetuoso
Sconosciuto
Non era il tuo
Furono onde intente ad uccidermi
Non le tue
La loro voce ti penetrava
Era freddo abbraccio
Gocce di pugnali
Piovevano dal cielo
Mi lasciai cadere
Divenni prigioniero della ricerca
A correre vagabondo su sentieri infiniti
Capii e mi fermai
Fu così perdermi nelle mura che mi accolgono
Fu stringere le ginocchia al petto e rimanere immobile
Il silenzio mi circondava ascoltandomi
Ti attendevo nell'inesistente luogo in cui ti fuggii
Seguii la luce
Virente prato
Fu tappeto ad accarezzarne i passi
Gocce di sacra memoria ne lavarono nudi piedi
Felice pioggia
Cadono i rumori a creare il nulla
Assordante sensazione di me.
È vento a soffiare rabbioso
Cedo trasportato dalla violenta forza
Chiudo gli occhi a proteggermi
Scivola il passato e mi accarezza
Scivola e mi afferra
In un moto devastante trascinandomi
Vento risentito si abbatte
Ciecamente mi punisce
Lottai, con tutto me stesso a raggiungerti,
Impaurito affrontavo la sua imponente voce
E sbagliavo, ancora.
Amico vento poi lo riconobbi
Ricordi il significato di asfodelo?
Io sì e mi persi nel suo canto,
Mi avvolse e volai.
Donna angelo
Rosso sangue le lacrime
Le tue.
Ero in te,
sono in te.
Il mio sguardo
Non lo rammenti
Sarà silenzioso
Sarà animale a mimetizzarsi
Veloce e intenso
Lascerà scia luminosa
Sarà conosciuto abbraccio
Un fiume in piena che attraverserà
Il tuo
Saranno parole assordanti
Ma non lasceranno eco
Saranno parole sussurrate
Sommessamente impertinenti
Perdonami Poesia.
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