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Spazio Libero
A MIO PADRE
Sperimentai, o Vita,
la tua fragilità…
Toccai con mano
la potenza di Morte
che in un istante ti spezzò…
Vidi la caducità di Corpo
tornato in cenere…
Confidai nella forza
di Anima
che a Morte
per sempre sopravvive.
SINEDDOCHE
Palpebra il giorno
la sua luce,
occhieggia la luna
sulle barche assopite nel porto
e luminosi circoli
di faro,
ipnotici bisturi,
m’infondono
nell’incisione
delle tue forme.
Tintinna il sussurro
delle barche assopite nel porto,
crepuscola ogni barlume,
e m’illumino dell’evidenza
che non c’è cosa
in alcun luogo
che non sia racchiusa anche lì
nelle tue pieghe.
Synekdokhè.
Ciò che fu,
ciò che è,
ciò che sarà,
la storia del passato,
la storia del futuro,
le cose che ho avuto,
le cose che avrò…
palpita nelle coronarie
il cuore della notte,
pupillano le sue stelle,
e ognuna di queste cose,
tra sogno e realtà,
reminiscenza e miraggio,
mi attende,
seducente,
in qualche angolo
del magico dedalo universale
della tua intimità.
EMERSIONE
E se un giorno,
immersa
nel secchio richiamato a te
dal nebuloso pozzo
del tempo,
percepirai
una seppur insignificante
eco di me
ed il viso,
un lieve sorriso
te lo illuminerà,
la pioggia
che,
con scherno,
come un martello
l’incudine,
batte la mia anima
questa sera,
un brivido caldo
ed una lacrima di gioia,
mia cara dolce amica,
la
asciugheranno.
SUNNY DAY WOMAN
Pensando ad un viaggio
nell’abisso del tempo,
come un uccello
avvolto nel vento,
gambero burbero
a ritroso sul fondo
d’un fantastico mondo
senza quando né dove
onirico altrove
passato e futuro
insensate nozioni
labbra su labbra
intesa di sguardi
pensieri
respiri
sospiri maliardi
eco di albe
ansia di baci
risvegliarsi abbracciati
nella luce che filtra
leggera nel sonno
guardarti fluttuare
nel mare di chissà quale
impalpabile
sogno ancestrale
uscire di casa
e saperti nel letto
cuore con cuore
sincrono palpito
ordine cosmico
ritmico battito
iperestesica percezione
parossismo d’emozione
speranza
passione
attesa
illusione...
ah,illusione…
illusione…
Infame illusione
di diritto alla vita,
abbagli, lusinghi
distogli la mente,
i sensi blandisci, riscaldi
sfinisci
e poi
impietosa
spazzi via ogni cosa
con l’improvviso
soffio assassino
di seduttrice bugiarda.
Pensando ad un viaggio
negli strati del tempo,
come una foglia
cullata dal vento,
ossimoro burbero
inguaribile vagabondo
disperso nel profondo
del tuo misterioso reame
impero e specchio
delle mie brame
riflesso costante
nell’infinito di ogni istante
del brivido del mio nome
sulle tue labbra mercurio
dell’estasi del tuo seno
calcato sul petto
dell’avido desiderio
di prenderti la mano
e ancora
una
volta
dirti
Amore Ti Amo.
TROPPO DI NULLA
(Just like a rolling stone)
E’ tardi;
la luna è già alta
sopra San Luca
e le stelle,
sua luminosa platea,
tutt’attorno a sbirciare;
la zingara,
nella penombra del portico,
s’assesta lo scialle
e con cura ripone
la propria sfera di cristallo,
custode enigmatica
di quel che sarà;
anche l’ultimo autobus,
semivuoto,
stancamente si trascina
al suo capolinea;
e mentre
mi accingo
a voltare un’altra pagina
sulle strade
fredde come metallo
di una città
oramai deserta ed assopita,
e fare, come ognuno,
ritorno a casa…
… in lontananza,
la silhouette di un barbone,
ciondolante
come un tenero Charlot,
con la sua
coperta di cartone
sotto il braccio,
ancora vagabonda,
nel buio della notte,
in cerca
di un nuovo rifugio
dove distendersi
e, in compagnia
del suo fedele
eccesso di nulla,
sbarcare
un’altra notte,
vivendo magari,
almeno in sogno,
un domani diverso.
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