POESIA


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Poesie di Antonio Carano

Spazio Libero

Anche le nuvole hanno
imparato a fare
pettegolezzi, a diffamare
l'acqua. Ma dei tubi di
scarico malati, delle
ciminiere, della morte
sepolta nel greto dei
fiumi si stenta ad avere
notizie, ora che Auschwitz
è migrata nei sofismi
della privacy.
Ma quei bambini,
quei bambini? E quel costato?
Perché è stato spogliato
della sua ferita?
Eppure nessuno aveva
predicato di
riempire le cattedrali,
per svuotare le
coscienze; o fingersi
cammelli, per ingannare
la cruna dell'ago.
Riconsegnate le foto
alle loro cornici e togliete
l'àncora alle labbra
che barattano la vita
col silenzio, la luce col livido
gelo dell'inverno.
Che carne e sangue
tornino a farsi
mistero e a gridare
il loro disprezzo ai
messaggeri dell'inferno,
a maledire le loro
casseforti di
cocci di vetro e ceneri.


***

Sono sempre loro, gli elefanti
in tutù e scarpine rosa, che
uccidono la danza. A bassa voce
si scambiano insidie per violare
l'ingenuo svelarsi dell'alba, per
rubare i gomitoli d'oro che
la luna, bimba stregata da un
segreto astuccio di luce, regala
ai noiosi custodi della notte.
Sempre uguale è il loro mimare,
ancora e ancora, il vuoto d'una
stanza vuota e bizzarro l'applauso,
il solito, degli eterni paganti.




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