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AL DI QUA DELLA CATTEDRA
“Ciao, professoressa!”
Una voce infrange
il silenzio in aula
all’inizio del nuovo anno.
E’ quella di Tharsan.
Il suo volto bruno
spicca
sullo sfondo
di recente imbiancato.
Altri visi luminosi
si incrociano e
attendono un sorriso.
Distolgo il mio sguardo
dal registro di classe,
su cui ho apposto
la mia prima firma.
Scambio di saluti,
teneri abbracci,
segni di affetto imperituro.
Di nuovo insieme.
Io,al di qua della cattedra,
col mio bagaglio
di esperienze vissute;
loro,al di là di essa,
con i loro sogni,
le loro speranze,
i loro ideali.
Aquiloni variopinti
che si innalzano
verso il blu del cielo,
ondeggiando dolcemente,
certi di essere retti
da mano sicura.
MARIANNA
Una figura
scivola
tra l’indifferenza
e
lo scherno
dei passanti.
Occhi trincerati
dietro
spesse lenti
ed un vecchio
bastone:
fragile baluardo.
Un capo canuto,
coperto
da uno sbiadito foulard,
ed un corpo minuto
chiuso in un lacero paltò.
Marianna.
Bussa alle porte
annunciando:
“Sono la signora”.
Qualche centesimo
cade
nelle mani tremanti
e poi via
verso casa,
ad affrontare
il nuovo giorno.
Marianna.
IL MIO MARE
Flussi e riflussi
di un mare
incontaminato,
solcato da barche
solinghe, che
svaniscono
all’orizzonte.
Lameggio
di onde
che abbaglia
lo sguardo
del fuggiasco,
che ritorna al suo porto,
o dell’emigrante,
che lascia cadere
qualche lacrima amara
nelle azzurre acque.
Vite incrociate,
destini distinti.
Mare Nostrum,
mare mio.
LA DANZA DEI RICORDI
Nella nebbia dei ricordi
immagini evanescenti,
sagome impalpabili,
effimere presenze,
danzano in cerchio, .
come satiri e ninfe
in una selva lussureggiante.
Poi si dissolvono,
dileguandosi nel nulla. .
Percepisco il profumo del tempo,
scandito dal susseguirsi
delle stagioni;
una brezza leggera, .
che s’insinua nell’anima,
e rapisce le presenti emozioni,
catapultandole nella
sfera dei ricordi.
FRAMMENTI
Attimi fugaci
di un giorno
senza tempo.
Immagini sbiadite
di un passato
mai trascorso.
Frammenti
di memoria,
che varcano
lo spazio,
e si annullano
nell’eterno.
LA MAGIA DEL NATALE
Si riaccendono
fantasmagoriche
luci
che guizzano
da un ramo all’altro
dell’abete
in uno sfarfallio
di colori.
Si rinnova
la magia
di un evento
che
è sempre unico: il Natale.
MESSINA MUORE
Risorgerai ancora
dalle tue ceneri,
splendida Fenice?
Le tue acque sono
limpide, il cielo è
terso ed il sole
splende ancora;
ma le strade
aggrovigliate;
i viali spogli,
solcati dai binari
del tram;
le insegne spente
di antichi ritrovi,
offuscano il tuo volto.
Tu,tenera madre,
ti spegni
lentamente,
tra l’indifferenza
dei tuoi figli e
lo stupore dei turisti
che,incantati,
ammirano ancora
la tua bellezza.
Una mano,laggiù,
ti benedice: è quella
della Madre Celeste
che ancora una volta,
dopo due millenni,
rinnova la sua promessa
“Vos et ipsam civitatem
benedicimus”.
MUSETTO ROSA
Ammaliato,
segui con lo sguardo
le volute di
fumo
che s’innalzano
al soffitto,
mentre l’aroma
del caffè
si diffonde
nella stanza
in una
gelida
mattina
di febbraio.
Poi
ti acciambelli
morbidamente
nella cesta
e fai le fusa,
anelando
a una carezza.
Riempi
le mie giornate
musetto rosa,
senza
pretendere nulla.
COME "JONATHAN LIVINGSTON"
(Dedicata a Luca)
Seduti sul bordo della scogliera,
immersi in sovrumani silenzi,
interrotti solo dallo sciabordio
delle onde sulla spiaggia;
ammaliati,seguivamo i tuoi voli.
Tu,impavido gabbiano,
planavi lento sul mare;
poi chiudevi gli occhi,
prendevi velocità
e, a qualche metro dalla spiaggia,
aprivi le forti ali e risalivi verso il blu del cielo.
Ti innalzavi con le tue penne remiganti
nel vento, trascinandoci in una esilarante
avventura di volo, di aria pura, di libertà.
Ti sollevavi dalle tenebre dell’ignoranza,
dalla rabbia, dalla paura, dalla noia.
Eri libero.
Attendevamo per ore
il tuo ritorno al nostro stormo.
Eri il nostro “Jonathan Livingston”;
eri per noi un simbolo,una guida.
Ma,come il “Grande Gabbiano”,
un giorno spiccasti il tuo ultimo volo.
Salisti ancora più in alto,
nell’alto dei cieli,
dove tutto è verità, armonia e amore infinito…
Noi, miseri gabbiani, ancora
cautamente, sfioriamo la superficie del mare,
per acciuffare il cibo;
ma con il cuore traboccante d’amore:
l’amore che tu ci hai trasmesso
PER SEMPRE…
VIALE D'AUTUNNO
Ancora insieme.
Corpi stanchi e distanti;
sguardi spenti ed
eloquenti silenzi;
mani che non si
intrecciano più;
passi lenti e schivi,
in questo viale
d’autunno.
Calpestio di foglie
accartocciate, che
crepitano sotto
i nostri piedi:
memorie frantumate
di un stagione
ormai finita.
Panchine vuote,
baciate dal riverbero
del sole.
Ancora insieme:
io e te.
Vite parallele
ad un incrocio,
per raggiungere
la meta finale.
MARTINO
Ti ho portato in grembo
solo per qualche mese,
poi…
la tua vita si è spezzata.
Di te non so nulla.
Non conosco il tuo volto,
i tuoi occhi,
il tuo sorriso.
Io ti ho chiamato “Martino”,
tu non mi chiamerai mai
“mamma”.
UN BATTITO D’ALI
Dura solo pochi istanti
la felicità raggiunta:
il tempo di riaprire
gli occhi e sussultare.
Un battito d’ali
di farfalla
che si posa
su un candido fiore.
RANDAGIO
Corri, randagio,
verso mete ignote,
seguendo le orme
di chi ti ha abbandonato.
Prati verdi e sconfinati
si aprono al tuo passaggio;
lidi deserti ti accolgono
durante il tragitto;
profili di case si susseguono,
mentre ti allontani
per sempre dalla tua dimora.
Volti sconosciuti
non ti degnano di uno sguardo,
né mani pietose di una carezza.
Corri, randagio.
Presto, anche tu,
verserai il sangue sui tuoi passi,
travolto da un’auto in corsa.
E’ questo l’uomo!
SOGNO D'ESTATE
Immergersi
nelle tiepide acque,
con gli occhi socchiusi,
e fermare il tempo.
Lasciarsi cullare
dalle onde
che si infrangono
contro gli scogli.
Farsi rapire dall’oblio
e navigare
verso porti sicuri.
Fingersi ninfa
degli antri marini,
per divenire immortale.
Inseguire i sogni
di una vita, naufragati.
L’ANEGLO AZZURRO
Tendimi ancora la mano
nelle
gelide
notti d’inverno,
mamma.
Irradiami con il tuo sorriso
quando
la speranza
s’infrange
come un’onda contro la scogliera.
Apri le tue ali,
angelo
azzurro,
e
fammi respirare il profumo dell’eterno.
Tracciami
ancora
un
cammino
ed io ti seguirò.
La tua immagine
aleggia
nei
meandri
del mio cuore, da quando non ci sei più.
L'INGANNO
Tessi le tue trame,
impavido ragno
delle notti oscure.
Fili sottili
si intrecciano
e attendono
l’incauta preda.
Io non cadrò
nel tuo tranello;
attenderai invano,
mistificatore solitario.
AL DI LA' DELLA VITA
Mi rivedrete nei tenui bagliori
di un languido tramonto;
nelle gocce di rugiada;
in un raggio di sole
che filtra dalle persiane;
nel volto di ogni donna
che accoglie con un sorriso
anche lo sgarbo, l’insulto,
l’indifferenza di chi
ha messo al mondo.
Udirete la mia voce
nel silenzio di una chiesa;
nel vento di marzo;
nello sciabordio delle onde.
Avvertirete il mio profumo,
quando la zagara fiorirà
ancora nel cortile di casa.
Stringerete le mie mani,
incontrando persone sole,
incomprese e prigioniere
di un destino.
Assaporerete le delizie
della vita ogni qualvolta
berrete un sorso d’ acqua
fresca nella calura estiva
o mangerete pane caldo
nelle gelide sere d’inverno.
Scorgerete in quell’acqua
la mia immagine tremolante
e nel calore, che emana
dal pane, l’amore di una madre
che va oltre la vita, figli miei.
SULLA VIA DEL CALVARIO
Quando impervi sentieri
mi impediscono
il cammino
e mi fanno indietreggiare.
Quando gli strali pungenti
dell’incomprensione umana
trapassano
il mio cuore.
Quando il peso della croce
si fa insostenibile
e cado,
soltanto allora
sono sicura di seguirti,
mio Signore.
QUANTO FREDDO STASERA!
Rintocchi di campane
echeggianti nella città
assopita
sotto una coltre di neve.
Aria di festa
nelle calde dimore
scintillanti
nell’attesa del magico evento.
Grida argentine
di bimbi stupiti
ai piedi di un abete
che si staglia al centro di una piazza.
Ma…quanto freddo stasera!
Si attende
il Salvatore del mondo
che ancora una volta
porrà la sua dimora in mezzo a noi.
Nascerà per te
che
dalla vita hai avuto tutto;
per te
che
sei ancorato
all’ultima speranza;
per te
che
esali l’ultimo respiro
in un campo nomade
o sui gelidi cartoni.
Quanto freddo…stasera!
PAGINE DI VITA
Ad una ad una sfoglio
queste pagine scompigliate
dal vento.
La mia penna le ha scritte
nelle ricorrenti stagioni.
L’inchiostro muta colore:
il blu rievoca
i caldi giorni d’estate;
il nero fissa nel tempo
le caduche foglie;
il rosso immortala
il tepore del focolare;
colori brillanti
rimandano alla bella stagione.
Sono pagine ingiallite
che parlano di sogni e
tristezze ormai lontani;
di ricordi ancora vivi e
palpiti recenti.
E’ rivestito d’azzurro
questo libro
che un giorno chiuderò
sospirando…
INVISIBILI
Li chiamano invisibili,
ma sono angeli che volano
in basso,
per stendere le loro ali
sui nostri destini.
Li puoi vedere
girando l’angolo,
in un vicolo cieco.
Il loro respiro
si confonde con quello
di chi li vede e sarà
fedele per sempre.
Sì, c’è sempre un cane
al loro fianco
che con loro divide il pasto.
Li puoi incontrare
sulla panchina di una stazione,
con gli occhi sconfinanti nel nulla
e la mano protesa nel vuoto.
Attendono un sorriso;
coi loro sguardi raccontano una storia.
Quando li vedrai,
chiedi riparo alle loro ali
e…
conoscerai il Paradiso.
AI BAMBINI MAI NATI
A voi
che giacete
sepolti
nel grembo materno.
A voi
che non vedrete
mai il sole.
A voi
che non
avete
il diritto di esistere.
A voi,
piccoli angeli,
giunga
il mio grido di dolore
e la mia preghiera.
I SILENZI DEL CUORE
Padre,ho tanto appreso dai
tuoi silenzi…
L’ardire pacato
nelle
tempeste
della vita.
L’attesa
di un giorno
nuovo
al tramonto di un ideale.
La luce
che
si accendeva
sul tuo volto
di fronte alle nostre paure.
La dedizione
ad una donna
che
amerai per sempre.
La fede
in Chi
ha racchiuso
nel tuo cuore i suoi silenzi.
IL MONDO CHE SOGNIAMO
Mi sveglio un mattino
con la pace nel cuore,
la luce negli occhi
e la certezza di un futuro migliore.
Ho visto bandiere
ondeggianti nel sole,
di un solo colore:
quello rosso dell’amore.
Un intrecciarsi di mani
in un giorno senza tempo,
un incrociarsi di sguardi
verso comuni traguardi.
Mi accorgo che il sogno
non é solo mio,
perché siamo tutti nel mondo
figli di Dio.
E’ il mondo che sogniamo,
senza frontiere,odio e povertà.
Un mondo più giusto in cui
lo spettro della fame si dissolverà.
Accendiamo i nostri cuori,
rinsaldiamo la volontà,
uniamo le nostre forze
ed il sogno diverrà realtà.
IN PUNTA DI PIEDI
Mi affacciai alla vita,
sorretta da forti braccia
e illuminata da ineffabili sorrisi.
Titubante, mi incamminai
verso sentieri baciati dal sole
ed incontrai l’amore.
Bevvi a fresche fonti e
sciolsi i capelli al dolce vento.
Soave incantesimo che presto svanì.
In punta di piedi, allora,
varcai la soglia dell’esistenza
e il dolore mi avvolse col suo manto.
Lacrime, angosce, sospiri,
visioni di volti sofferenti,
mi condussero a Lui.
In punta di piedi me ne andrò,
sussurrando:”Padre, grazie!”
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