POESIA


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Poesie di Eliseo Prudenza

Spazio Libero


Aleggia,
nelle strette
stanze
della magna Roma
il sentimento
ancora
come la fiamma
viva
legata
al suo
stoppino.


Tanto ho avuto
la gloria
ed il gaudio
di vedere
e di sentire
e siccome credo
non ancora finita
la vita,
altro
oltre aspetto
di vivere,
per lungo tempo
di emozionarmi.


Malgrado
le ambizioni,
la voglia
il respiro
di una libertà
non condizionata,
senza un uomo
non sono più
una donna!


Faro accecante
nel buio
del fondo.
Profilo perfetto,
volto di uomo.
Raggela
la tristezza
della quale
è circonfuso.


Ogni intreccio
una promessa
e
una speranza.
Ritrovarsi
più audaci, forti
refrattari
agli impuri
di cuore,
ai mendicanti
di bambine
ingenue.
della carne.


Germogliano
e crescono
come fiori
all'alba
di una nuova primavera.
Al sole
dei suoi giorni.
Figli...


Amore,
io ti dichiaro
amore.
Diamante incastonato
nel cuore,
chiesa
per chi non ha una casa,
un dio generoso
per me.
Amore,
io ti dichiaro
amore.
Difettato, stretto
nervoso
ma pur sempre
amore!


Segue il ritmo latino
il sentimento,
carnevali brasiliani
i sorrisi e le risa nervose.
Fragilità e sostegno,
sopportazioni a forza
di silenzi.
Aspettare
se si vuole godere.


Spietato l'imprevisto.
Prevedibile il finale.


Cresce il fiore dell'insolenza
nel giardino dell'intolleranza.
Attrice capricciosa
sola
nel camerino
della sua vita.



E' l'alba.
Io la contemplo.
Voyere, la notte
ha sbirciato
oltre la finestra.
Silenzi.
Asole luccicanti
parvenza
di occhi.
E' l'alba.


Grembo di donna
offeso e violentato.
veleno e amore
in un bicchiere solo.
Grembo di madre
lacrime che si rincorrono.


Avari di promesse
Avidi di piacere.
L'ebbrezza della vita
noi l'abbiamo
conosciuta!


Lui cercò ovunque
la felicità.
Sotto l'albero,
nelle parole.
Bastava la prendesse:
la felicità
era dentro
lei.
Che perdita di tempo
scovarla altrove.


Occhi che non osservano
mani che non esplorano.
Sensibilità morente.


Trionfa l'egoismo
sulla razionalità
sulla necessità
di guardare anche
alle esigenze
degli altri.


Rosso di sera.
Spumante e caviale
per festeggiare
la libertà,
lo stato di grazia
al pensiero
di non essere
più legata
al palo
della menzogna.


Trovarsi a navigare
nelle stesse acque
avverse
e naufragarvi poi
disgraziatamente,
sempre meno amaro è
se in compagnia
non dissimile
dalla nostra!


Abbandonai l'idea
di giacere
nuovamente
con lui,
di scivolare giù
con le mani
lungo la sua schiena.
Da quel giorno
non ricordo più
che il giorno avesse
un mattino,
un pomeriggio
una sera.
Fu sempre notte
in quella stanza!


Era marzo.
Corte le notti,
sfinenti e plumbee.
le giornate.
Era marzo.
Una donna libera
era Venezia
all'ombra della luna
e noi le accordavamo
-la fuga-
evasi
a nostra volta!
Un fiore dal niente.
E' già aprile?


Sfiguriamo
i nostri volti
apposta.
Sformiamo
i corpi
per provare
la resistenza
dell'anima
e
della mente
di fronte
allo sfregio
della carne.


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