POESIA


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Poesie di Fabio Nemoroso

Spazio Libero

Fabio Nemoroso

E' nato a Milano il 17/09/1975. Laureando in Lingue e Letterature Straniere, scrive poesie, canzoni e racconti.



ACQUA

di nuovo acqua
e il suo perdono
di goccia
calda
pura
poi nebbia e specchio
ed io che cerco
appannata
la mia presenza
nudo e chino
ancora sporco
come il passato
come in passato
poi una scossa
aspetto
e lentamente
si apre la porta.


ABBRACCIO

Facile guardarti
e prevedere
i tuoi sorrisi
i tuoi abbracci
baci
e silenzio
e corpo contro corpo
e calore
dentro di te
un attimo
mia eternità.



SOLO

Si cercano,
di nuovo uniti
gli sguardi e le parole.
Su e giu’ veloci
scorrono le gioie.
Domani insieme
li puoi vedere:
gli affanni intorno
ma nel centro amore.
Tu,
in quel riflesso
chi cerchi?
Invano un volto
di nuovo ti osservi.
C’è lei quell’ombra
da sempre sfocata,
poi Tu,
in quel riflesso
di specchio...
solo.


FREDDO

Piedi freddi
sudo gelo
paure
di sarò e farò
Un contagio
il ghiaccio
dell'inverno dubbio
Poi aqcua calda
e tra le mani il contrasto
Smarrito mi rannicchio
in un abbraccio
Poi silenzio
assenso
e Dio
...
che rassicura


FRAMMENTI

Tremo per questa affabile certezza.
Vivo di frammenti:
cocci raccolti che inseguono l’origine,
completezza mai raggiunta
se non nell’attimo.
Troppo breve da poter gustare
il tempo
sprona a rapide fughe
nel mondo,
così attraente,
dell’inesistenza.


L’ALBERO

Mi piace curvarmi
e seguir il flusso immotivato del vento;
m’a volte soffro d’aria nera
e pioggia sporca che fa male.
Forse è solo un’impressione
ma intorno è rado di vecchi compagni
spariti in angoli di contorno,
grigio alone
di perduta reggenza.


SENSAZIONE DI CIELO

Cresce inevitabile
solita sete di sogno
pagare le infrazioni
dall’altrui mano commesse
appare indefinibilmente orribile
un incubo
che non si riesce a ricordare
se non mendicando
negli antri affollati del
subconscio
provo a lambire i bordi
dell’infinito cadere nel vuoto d’anima
che può far male
se prima si era sdraiati su una nuvola;
mai godro’ di quella tiepida sensazione di cielo?


SOLI

Il freddo dell’occhio senza pensieri
Invade la stanza
Immobile, incollata alla sedia
fatica ad alzare il suo grido
rimane impigliato tra propositi incoerenti di comunicazione

rumore di odio
si aprone le porte
riprende il movimento.
Cadorna-Linea2-Milano


LONTANANZE

Strani effetti ha il cemento,
sul mio corpo afflosciato sprofondo
un contorno
rigido,
geometrico,
immorale bisogno di coprire.
Incedere che perde armonia
tradendo straziante contrasto
evidenti incertezze
di fronte al mIo credo in altro.
C’è la libertà a gridarmi il suo
Odio il mio statico stato d’incertezza.
Paura,
forse del male e dei suoi fior di loto?
...
Regale riemerge
il desiderio
mai svanito miraggio
di terra
...
di mare.


DETRITI

Amore
La fragile difesa dell’affetto mi rende nervoso
frugo con impazienza,
tra i resti del vuoto che avanza,
incalza,
instancabile
morde le mie sicurezze di plastica;
spolpa l’osso del mio
io affamato d’ira che non esiste
la pace che cercavo si morde la coda:
tradito giro ripetuto
troppe volte inseguo forse il nulla?


RITORNI

Movimento di pedali
Alterati sguardi si sovrappongono
tra le lamiere.
L’asfalto bollente,
fumante
di sigari mai spenti,
pare godere del mio naso arricciato
il pugno
torrido si aggrappa alla
Levati dal centro! mi urla un clacson
impazzito
cerco di restare
Calmo il barbaro istinto
di vuotare in aria un caricatore di insulti.
Regolari luci d’obbedienza
scandiscono intermittente accesso alla libertà
di farsi spazio
tra squame di serpente strisciante
Viene voglia di gridare
inutili
ipocriti
insulti
al progressIo stesso..
...
ne sono fragile parte.


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