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Spazio Libero
L'OPERAZIONE ESTETICA DEL MIO METROPOLISMO
Anche la macchina, vestita da uomo, anche l’uomo vestito da macchina, hanno bisogno di un’operazione estetica transumante, vale a dire trasferire le forme artistiche, diventate oggetti metropolitani, dalla media e grande impresa del divino spazio riservato ai globali pascoli mondani, a quelli della rivolta, verso una stagione operistica del mito pianificato ed incline alla narrazione di fenomeni naturali, ideali e concreti, atti a spiegare la tradizione con la rifondazione del sogno irrealizzabile, ma anche condotti verso tendenze d’alfabetizzazione marcata, tra lo schizzo e l’ultima geometria.
La casa editrice del futuribile, risulta essere, la rete audio-visiva, il redattore colui che rivede l’opera dell’artista recuperando dal cestino informatico le stesure, spesso messe in rete per il veloce consumismo dell’utenza, nasce il metropoli_smo.
Ecco ! Il movimento anti-capitale.
14 maggio 2002
LA MALATTIA DELLE PATATE
Inizio, la mia ode, con un augurio,
come fosse : A vocale, per noi metropolitani !
sussurro, il mio canto, a dio Furio,
indosso, i contrasti tra le mani.
Per essere felici, oh! Unti,
dovete ribellarvi alla vita. Santi,
dell’anti-capitale, nell’essere ai canti,
il servo sincero, non si piega ai vanti.
Il mito e il sole diretto, proprio,
andando verso l’alto, la via magna,
rendono al metropolitano, nell’amore mio,
lumi e salute e meno lagna.
ACROSTICO
Accarezzo, ovunque, il tuo sguardo, nel silenzio. Ogni sera,
niente mi rallenta, il colore bianco dell’innocente pensiero,
non c’è stagione, che non è : breve, brillante, ribelle e Alfiera,
ancora c’è neve, nel mio cuore, oh! Immutabile albero.
Muore lontano, da te il ragazzo, negli anni farfalla e ramo,
anche il fuoco, della mia umiliante passione,
ruvido nell’anima, con me muore. Il silenzio è azione,
ira e prova, di un filo di catena fine,
annosa, come una malattia, che non amo.
Tiene spesso, dissonanti suoni, come il nostro profumo,
radici mobili, l’immagine di noi insieme, che è un fantasma.
Allineata, era, alla mia penna, la sua pura fama,
viene descritta, destinataria di un treno che fuma,
ancora! La relazione, in un futuro, non ha consumo.
Giurando, alla svedese perdono, il suo ritorno,
Livido crebbe! Come questo, rimaiolo, che per averti in sposa,
inventò di tutto. Mi restano solo letture tristi, in ogni cosa,
non volle, che farsi rapire, dalla poesia, dalla velenosa,
orfana memoria, di un verso acrostico e porno.
LA BARZELLETTA DELLE STAGIONI
La mia solitudine, mi allontana, dal caro,
svago. Tuttavia, non mi risparmio, i vanti,
sono come una donna. Intorno, al vuoto, dei canti,
ci sono sempre, tanti pettegolezzi. Io sono un baro!
In primavera, la gonna che amo, si veste di trasparenza,
aspetta, quasi sempre l’autunno, come una maga invoca, il vento.
In inverno sono triste, poiché, non posso curare l’apparenza,
che ha inizio in estate. Al sole, con un pareo, mi pento.
Il mio sarto è un vecchio magnifico,
ha inventato, la fretta della piega,
cos’è! Un cotone saffico,
per la donna illecito. Oh! Mia sfiga.
I FRATELLI
Il mio caro amico, veste nero,
descritto, ora, ancora in fasce,
lamenta uno strano gusto. Di vero,
trascura la festa, di chiunque nasce.
I fratelli, assaporando, il pane,
notarono, che non c’era la lista,
della ristorazione. Il tale cane,
controllato senza parole, a vista,
rubò il cartello alla parete,
stupido! Il pesce nero, cadde a rete.
Perdeva facilmente il controllo,
forse, fu quella la causa, del suo crollo.
Si faceva chiamare, l’uomo ferro,
così perse, anche nel dopo, il carro.
Ricordo, quando : il mio lui suonava,
a volte, mi stupiva, perché cantava.
Abbandona! L’ultima tua ferita,
vieni a piedi, in una terra scritta.
L’ANAGRAMMA DELL'ARIA
Silvia!
In età verde, il suo autismo,
sorge. Il suo corpo, volò all’aria,
si è liberato, così, dello spasmo.
L’auto del sole è in avaria.
Salivi!
La collina, uomo, passivo,
ricordo, la tua prima azione,
quando libero, da uomo vivo,
raccoglievi, il male delle viole.
La tua bara brilla!
Oh! Tesoro, tra i segni, si annida la sorte,
a nulla può, la volontà delle scorte,
la volontà della famiglia. Tutti voi, seguite,
la non speranza, la morte.
AUTOPSICOGRAMMA INFANTILE
Il poeta è come un baro,
mente al dolore, finge!
A tal punto soffre,
che chiuso in una tana,
dichiarò: di soffrire.
Piccolo riassunto…autopsicografico,
pratico e anche Saffico.
Questa struttura è una forma,
ha un senso.
Il mio essere fanciullo, gioca col mondo,
quello che è a manca,
capire, oggi, chi è confuso,
dopo un po’ stanca,
tema!
Descrivi, il simbolo della Rosa bianca,
donata a Maria.
ACROLLIGRAMMA: AROMI AMARI
RIESCO A COMUNICARE, SOLO CON CHI SI SCRIVE,
OGGI COME IERI, SEGNO IL PUNTO: SONO AUTISTICO!
SENTO UN ECO, IL TUO VOLO E' POSSIBILE, VIVE,
ANIMA NELLE LETTERE, COME UN ACROSTICO.
MI PRESENTO, CON UN'ECOGRAFIA ROMANZATA,
ALL'ARIA E AL GELO, TRA LE BOZZE E LA CARTA,
RIDERAI! DELLA MIA VERITA', MA SONO SINCERO, AMICA VELATA:
…SONO AUTISTICO!
INDIRIZZO LA TUA CURIOSITA', TUTTI I SITI, SONO COME COLLOQUI,
ANTELITTERAM, TRA LA CARTA E LA PENNA, PER LEI.
TROVA! LE LETTERE
LE ALI
Sono scrittori, quelli con il dolore dello spasmo,
loro chiedono, al foglio bianco, le ali,
quelle per volare e una resistenza al dolore,
come quella del nostro papa.
Loro chiedono, la pace nel mondo.
Sono giovani, ma in età adulta,
sono ancora innocenti, sempre di fronte a Dio, si confessano,
vedono, come giusto, dopo una lunga vita, un successore,
evviva! Il papa cubano. Siamo innocenti! Ma abbiamo fame.
Le idee, le più belle, oh! Fratelli,
la cultura metropolitana, per noi canta,
sono appelli di aiuto, per la pace nel mondo.
Non diamo mai, per conquistato, il fondo,
di una pianta, solo perché altri hanno il seme,
che la rigenera. Non mangiamo mai, frutta,
fresca, se non dopo averla offerta al vicino uomo,
siamo compagni!
Quando! Colui che ha fame, avrà le sue ali,
come gli scrittori, che scrivono e si confessano.
Nelle oasi senza verde, le lumache lacrimano,
si muovono zoppicando. Il nostro mondo,
come il treno, ha bisogno delle ali.
La rossa locomozione, del mio carme,
spero ci conduca tutti alla meta. Il dolore e il mio spasmo,
si segnano nel mio uomo, con la loro età adulta.
LA DANZA DELLE VOCALI
Coloro le vocali, dopo canti e fughe,
la A suona, la E sente, il solo della O,
stona!
Prima dell’assolo,
la U verde e blu, avvia la mia dansa.
Resta, da descrivere, l’anoressica I, efebea,
come il civile Apollo e il matto Dio,
angeli del mio signore e sposo,
furbi come Ulisse, che però non uccise il figlio.
Navigherò! Tra la bassa marea,
lascerò! Senza liquidi, il mio autobus sul Parnaso.
Come un pittore, distratto e invaso,
col giallo, dei prati artificiali, schizzo il mio male,
oh! Mia vocale,
le isole senza amore, sono un inferno, sputano incenso.
Sono, un naufrago metropolitano,
che canta con le nostre A ed E, le sue fughe.
BALLATA DAL MANICOMIO
Narro! I miei ultimi trenta numeri e poi la fine,
Dioniso, fu l’angelo che al corpo e all’anima, unì,
la tecnica. Tutto fu una grande festa, alle eroine,
scrissi, col ritmo dei sei più sei tempi, inni,
universali, che abbraccerò d’arte povera partendo da Milano.
Sono brutto e sfigato, ma per una sera,
suoneranno le campane,
per voi, piccioni che beccate il pane,
che spargete bava nel mio giardino di cera.
Eracle! È l’infermiere che ha salvato la mia operaia mano.
Ecco! Mi offesi per una telefonata,
era senza mittente, cristiana, del Dio, che mi volle con se. Riparai, nella,
giustizia, niente! Tutto tacque, sono nata,
amante e abbandonata nella follia.
Fuggo da te Cristiano : giovane no!
La belva feroce che mi possiede, non è capace,
di costruirsi un dominio,
infatti esplode, poi, sull’istante tace,
poi riaffiora. Dove vuole andare, caro mio,
è una città ipocrita, come Milano.
Orli e macchie e pennellate di sangue, anche il prete, lì! È violento,
conserva dopo ogni decesso,
l’imbarazzo, di chi deve nascondere, di essere contento,
per te che sei omosessuale, ora e adesso.
Fuggi, allora, lontano, a Parigi, con la tecnica di Prometeo l’umano.
Segni, parole e numeri, sul tuo taccuino,
come un mago del verso, tra i pittori trasparenti,
dimorerai. Le tue nuove tele saranno di vino,
con uva da tavola e latte per tutti.
Oh! Stretta la geometria, del nuovo anno.
Come il suo avo greco, a fine mese,
il sire calvo, con gli occhi castani,
che ama gli uomini e poco le donne, le offese!
Con la sua mediocre intelligenza, vestirà di nuovi panni,
e pregherà Dio, con la lingua del barbaro italiano.
Il suo avo greco, fu il fru fru, migliore,
non disse nulla : si sposò,
perché, aveva lo stomaco pigro e il cuore,
d’assassino lussurioso.
Mento o canto la verità : Oh! Lettore metropolitano.
Ti invoco delirio monorchide,
delinquente, dove vai! Se non lavori,
hai la voce e la mano di iside,
quella vacca dea che tu, da vegetariano, non assapori.
Ti spinse! Ai lumi che scoppiano.
Conosci poca gente, ma chi ti legge?!
Lo ricordi, l’ozio, si è impossessato,
dei tuoi organi sessuali, schegge,
non parole sono le tue, boato!
Sei di famiglia non nobile: sei, sei, tu sei Campano.
Nella villa sulla torre greca,
visse, lui, il conte dei Ferrigni,
furono armi e fuoco, blu di zecca,
quando la ginestra, divenne d’acciaio igneo.
Così nasci! Dai miei servi, dalla sarta e il falegname che scardano.
Nessuno, tra i tuoi parenti,
ha avuto storie importanti,
l’unico folle che ci tenta, sei tu, capisci! Malato,
il vero popolo, non ti ascolta, almeno che, non sei alato.
Con Icario che spaccò il mazzo: sull’altalena i tuoi versi scopano.
Dunque niente! Non hai avuto nessuna iniziazione,
vergine di segno e di fatto, tratto!
Uno scambio, mille versi per un contatto,
fai anche un tentativo, con le canne.
Chiaro, dunque sia, che nei sogni, i porci affogano.
Ahimè! La mia stirpe inferiore, sottomessa,
aspetterà sulla tomba, un fiore,
lo desidero da un uomo, almeno, Dio, di questo, fammi promessa,
sappi! Troveranno in Internet, il tuo dolore.
Il crocifisso è nel tuo destino, lo disegno.
Oggi, io, sono tra i numeri,
luminoso tra i codici,
in archivio. Vergine folle, sei l’ultima, ma sei tra i veri,
ho con me il libro, dei vecchi dodici,
il primo cacciato dall’inferno, perché, uccise il dottore, all’undicesimo no!
Confessati, sei stato tu, gridò il prete,
infatti, inorridivano le sue membra di sete,
Adulti! Dissi: siete sfigati, l’innocente,
pensa di spostare le sue date.
Sette vite, non bastano.
Nuoto e bevo forte, dopo un po’: il fuoco,
non spaccio, sono libero, fumo quello che si vede,
la chiamano dose personale, un santo invoco,
voglio adottare un negro di fede.
Puttana! Perché non cogli il mio senno.
Ritornerò dopo la morte, al mondo rinato, come figlio d’un altro secolo,
sempre comunista, socialista, di sinistra,
alla fine delle pene, come tutti, lì, vado e calcolo,
il logico salto della camera.
Terrore e inganno, sono i verbi e le mie virgole.
Quando, da paziente giocavo,
con le barche, mi bagnavo,
era un risico perfetto il manicomio, il tempo okkupato,
nella galera, era già aria, al sapore e al palato.
Bene! Tutto questo per una semplice dissociazione, che mondo mono.
L’arco di Giovanna, vuole i miei versi,
così: mozzi in catene, il senso si sgretola,
la folla, non s’incanti di fronte al demonio,
io, ho pianto anche per voi, ora sono pio.
Ecco! La solitudine, l’unica malattia del mio destino.
Pittori trasparenti, negri, arriverò nella vostra terra,
ormai voi già siete nella mia. Dici il falso,
non c’è possesso e le radici!
Quelle danzano un passo, poi alto basso e poi ancora passo,
il rock è la tua musica, negro, danza con noi a tutto spiano.
Quello che descrivo è un dondolo,
come quel battello, che mi porterà,
sulle isole della Senna, tra la Parigi fiera,
lì dirò la verità : lodo il dio Apollo.
Bisogna rassegnarsi al battesimo: Cretino!
La casa è una cella, dormirò in un igloo,
la forma simbolo, del trasparente pittore,
che divenne amico dell’angelo pescatore,
ecologico, perché lodava la natura e Dio.
Date loro, un euro francese, affamano!
IO COSÌ PRIMA LO DICO
Sdraiato tra il mio e il suo ventre, mi tento,
leggo di tutto, scrivo sui libri.
L’idea ultima, gli squilibri,
commento per lei e per lui, l’assorto.
Fisso un incontro, a questo punto, con l’autore,
dall’inizio, dalle prime pagine,
in quella parentesi che richiama all’introdurre,
ricerco la formula, il pensiero magico, l’alchimia della fine.
Si arresta con uno scatto il suono, l’improvviso,
al demone, ho venduto il mio sorriso.
Presi all’ora, una guida a cavallo,
la reazione chimica dell’Odisseo, la tecnica,
che doveva diventare, una nuova amica,
in grado di eliminare, il mio stallo.
Volando basso e senza le ali,
finisco, navigante, nel viaggio dei mali.
…allucinazione
Ora! Ti racconto in breve, con chi fece sesso,
il pioniere del mito, l’esperienza solo l’una.
La ragazza madre, lo condusse al punto stesso:
il dove non puoi! Gli appelli alla fortuna,
dolce guida, che sbrilli, il mio sogno perverso,
a noi sono distanti, sempre e ovunque, in questo immenso.
Io, che non possiedo il famoso scudo,
ad un Dio e ad un tempo, un’ora ti voglio. Al viso,
strappo tutto ciò che è deturpante, sono del nudo,
il sacerdote, dotato di grande spirito . Uso!
Prodigi che aiutano la parola.
La mia ragazza dov’è! Così giovane vola.
Vago, straziante, nei bar, mi nutro di latte,
giorni di deliri e guerra, ricordo la sete.
Un commento sulla giustizia esemplare,
non purificò l’alito e la coscienza del mio amare.
Solo la città del riposo eterno, immune, è, dal sudore,
quando fa caldo, di lì a poco, poi, piove.
La mia ragazza mi troverà, alla fine, ma quando e dove!
72 MINUTI DI SHOPPING
Vado e ci guardo… to go window – shopping…
Siamo alla notte bianca,
La radio di Dio, trasmetteva la terza messa,
siamo al giorno del black out,
all’ istante, si specchiò : nella mia attenzione,
una buona bionda Madonna, detta : del Caravaggio,
da allora, il mio dolce angelo custode,
tra le donne,
mi ha reso libero… tutta realtà… tutto outer…
sono fedele all’uguaglianza e alla vita,
come il più caro dei cani : sono uno spaniel cocker,
venuto dai brani fugaci del paradiso, sono un lord come : Byron,
… as drunk as a lord.
Da ubriaco fradicio, ho conosciuto, una ragazza dark,
che, mi stanca, con il suo assurdo,
modo,
di fare la spesa.
Nella vetrina, prima c’era un quadro,
ora ci sono : l’amico libro,
ed una croce d’argento disegnata,
capovolta,
che, illumina il collo della mia ragazza.
Nel giorno della tua festa, oh! Custode,
sempre, mentre,
facevo la spesa,
una notizia allucinava : la radio :
… bomba! Al palàgio.
Mi dicevo : non sono : un servo,
non sono un adulatore,
il lacchè di palazzo,
lo lascio, alla mia futura sposa,
simpatica e noiosa,
col suo modo senza tempo,
di fare shopping.
Ti prego! Dai! Torniamo a casa,
concedimi : l’orgasmo,
facciamolo, anche in macchina… dimmi :
A te : va! Di farlo… sì… dimmi :
a casa,
da soli : liberi, liberi,
a letto,
in modo : ritardato,
in modo : lento,
perché! Tu scambi , lei samba.
LE STRENNE DI MISENO
La prima volta, accettai l’invito,
sapeva di latte il suo seno,
mi portò al faro di Capo Miseno,
dove tra le gambe, hai sempre il vento.
Insuperabile suonatore, tromba!
Suona solo per me. Ti sfido mare,
mi eccita, la tua posizione stramba,
così l’eroina, affogò nel sudore.
Eolo, cerca di raffreddare,
il grande cuore,
ma non è possibile salvare,
la Troia d’Enea,
cado e trionfo cadavere,
dove tra le gambe, hai sempre il vento.
L’ultima volta, mi strappò il Cristo,
mi fece sedere, la suora.
Al suo Nazzareno,
urlo la fede, con la serpe in seno,
mi pento!
Dove tra le gambe, hai sempre il vento.
Ippoto, lui è il mio unico padre,
i suoi baci sono condanne,
come Edipo, desideratemi suore,
bestemmio ogni male e le vostre gonne.
L’uomo dai piedi gonfi, per estasi sviene,
schizza il gioco, del nuovo diletto spirituale,
di sera Genova e il suo viale,
dondolano erotici sulle mie strenne.
GIULIA E CARLO
Chi ha con se acqua e amore, scorre,
anche per la cupida Veda di un uomo gelido,
a primavera lo separa dal freddo,
scorre, verso dove ogni radice è capovolta. Così sbocci fiore :
come una musa storica per Giulia e Carlo,
amanti e angeli della comune.
Il re, nascose i corpi degli amanti sotto il suo mantello,
in ogni Elfico ostello girò la voce, il principe degli Elfi giovane e leone,
contro ogni caccia, con le sue fatate compagne,
difese la fantasia e il mistero,
anche un’ utopia, sogna una terra erotica che presto rivedrò.
Giuliani, oh! Poeta della rifondazione, tra i genovesi quartieri,
ritornerai per guidarmi. Hanno sparato Giulia e Carlo, per il loro amore livido,
che ci ha condotti, contro la nostra volontà, tra la cenere; riprendo,
il verso, da dove ogni radice è capovolta, così anch’io sarò tra i veri.
In silenzio! Venite pure a prendermi, suoni comunitari,
ancora vivo, ma solo per poco,
affrettatevi Giulia e Carlo, mi troverete in un quadro surreale, ma tra i terreni,
aizzati i miei due compagni Elfi sono morti. Hanno insegnato il controllo,
sulla gelosia e la libertà al fratello bosco,
all’aria e ai monti, hanno portato in trionfo l’amore sotterraneo.
Gli Elfi bianchi belli e splendenti,
chiedono a Venere di non dimenticare,
che anche per gli Elfi neri : deformi e nani,
il popolo invoca il sogno d’ amore! Per la guarigione.
IL VINO NELL'UOMO DI METALLO
Léa dei Louise Attaque, mi ha condotto :
nel paradiso… Artificielle,
mi ha versato : Pinot grigio delle Venezie,
ho camminato con lei, fianco al fianco,
Léa… danse Béat and bit : diNotte,
lungo la Senna Cremonese, nella piccola Parigi,
tra le vie,
ho degustato, … le vin in la fluette,
nuda, con i capelli corti e i tacchi,
Léa… danse Béat and bit : diNotte.
Ho ammirato : il suo taglio : corto e bello,
aggressivo, terrorista,
ho perso, la testa,
colpa : del suo slancio a spillo,
era vestita : gloomy,
la donna angelo, dagli aromi secchi,
Léa… vuoi brindare con me ? … porter un toast, noi due siamo freschi,
Léa… danse Béat : ha i piedi nudi.
Il più grande cinema, trasmette,
il volto di Léa che, appare tra il Cremonese e il Parigino,
il vino,
rimette,
il vomito sui fogli,
sono giochi d’amore, sono aromi : i nostri profumi,
con gusto, assaporo : la mela e gli agrumi.
AL NUOVO GRAMSCI... PRIORITY
Adesso : cara, Vyola_F…
Te lo devo,
dall’angolo scriptoria, tra le foglie,
di colore argenteo di un olivo,
ti chiamerò : Sylvia,
ovvero, dentro la storia un racconto,
… the inside history on the story.
Per non sciupare, nemmeno un momento,
adesso qui ! … : cara, Sylvia,
fece la spia,
la serva, il secondino custode,
nota come : la zia… un po’ sorella,
un po’ bidella,
sive : essa è ! … tuttavia sulla mensola,
… she’s still on the shelf.
Fece la spia,
Perché! Raccontò : alla dottoressa,
una diversità, misteriosa,
orfica, detta da lei : come falsa,
mi ha descritto : insomma, immaturo!
Solo in quanto : amo ridere e cantare,
ho una santa pazienza con certe donnacce,
mi ha descritto : insomma, a – normale. Sono un duro,
l’unica mia colpa,
mi sento normale, ma con speciali bisogni,
… remember me : real and special needs.
Altrove poi, nello stesso giorno,
si disse : unico, tra i quindici,
il testimone bolognese,
non parlare, non vedere, non sentire,
così scrisse : il nemico su Avvenire,
infatti, lei negò, era tutto falso,
…remember me : real and special needs.
Scrivi! Al nuovo Gramsci, cara Sylvia,
prima era a Firenze tra le sbarre, ora è alla Dozza,
mandale! Dei fiori di campo,
la Vergine : Madonna Maria di Elizabeth, nei sogni,
… The Placebo band,
il vangelo ed un racconto a strappo…
… new dark rock band : Masnada, Napoli Cremona Italia.
PAM! DI VIA MASSAROTTI
Pam! Ci siamo incontrati,
in via Massarotti,
il tuo ridere,
mi ha tirato duro, i miei attributi.
Perché?... non incroci, di nuovo, la mia strada,
aspetto un tuo gesto, la tua passera calda,
fammi : un prezzo, un prezzo speciale,
vengo! Vengo! Vengo! Con in tasca le mele,
sarò, il canale unico della tua tele,
fammi godere, dai! Ancora una volta… Pam!
Chiedendomi : il nome della strada,
volevi ridere di me, poi ti sei innamorata,
ogni notte sei mia. Perché?... fai la santa,
per iddio! Sposami Pam!
Come si dice da tempo : con la birra e la poesia,
ti fotti tutte le donne, ma l’ansia,
ci stringe, noi siamo quelli che, scrivono,
voglio! Ti voglio! Pam!
Fammi felice…
Spostami l’anima, costruiscimi,
inventami,
per essere un grande pittore,
devo imparare a vincere, con le donne in sosta,
ti basta, un centone, Pam!
Grazie… ma, non mi basta!
Abito : in via Massarotti,
grazie… lo so!
PAX IN SABBATH: THE FLOWER AND FLOW
Ho avuto, sin da piccolo : l’artetica,
il mio corpo, era attirato,
dalla psicologia del proto-tempo, dal battito :
del cuore nel grembo.
Ti regalo, cara-dolce : …313@ - la realtà di un fiore nel flusso dell’acqua -
una poesia dedicata : ad una madre,
che, stava là, coraggiosa,
aspettando la rottura delle acque…
…Quando, Cristo era in vita :
stabat mater dolorosa,
iuxta crucem lacrimosa.
Da allora, sono passate : tre + tre lune,
si sono scaricate, tante vecchie :
batterie,
mi sono consumato : in diverse e potenziali vigne,
ma, ricordo il vissuto, di un solo maledetto :
grande amore.
Poi, dopo anni, ho compreso : con il cuore ho rifatto il letto,
mi sono scrollato di dosso la noia : l’attesa,
mi sono alzato,
oggi, sono risorto : dopo aver sciolto,
il legame con la parte egoista,
dell’archetipo intra-uterino, malato,
come la discordia,
portata a cena, dall’ultimo dei Giudìa…
…Quando, Cristo era in vita :
stabat mater dolorosa,
iuxta crucem lacrimosa.
Così, a te mi descrivo : oh! Cara – Dolce : …313@...
Parlando di me, come un moderno guelfo, ti dico :
Al centro, della mia vita, durante il cammino,
intorno :
ai 2+8 anni, un alchimista teatrante,
sfilò dalle mie mani, due anelli di gomma,
mi rubò, le promesse comunioni,
da lì a poco, la mia allora amante,
come una portinaia, della lingua latina,
mi chiuse le porte al paradiso,
infatti, ritornò dal suo ex-marito,
seguitò, dunque : una vita come regista,
chiudendo il nostro amore come un virus in file :
famosi,
per l’insieme di ostacoli, dovuti alle indotte cattive azioni.
Spero, arrivi di nuovo il giorno dell’amore,
e che, le porte del paradiso da me, siano : percepite ed aperte,
non voglio più ostacoli nella mia vita, solo angeli,
quando, nello iocoso tempo, alle vigne dell’ultimo - dì - di marzo,
ella, la dama : …313@...
mi inviterà, ad una festa baccante,
dove scambieremo favella,
ed io per ella, avrò tra le mani : petali di fiori,
da spartire, come un cavaliere,
sul suo tappeto, lungo il suo cammino,
tutto questo : nel giorno del riposo.
Infatti, cara – dolce : …313@...
Non ci sarà mai tra noi scrittori, il saffico odio,
ma solo, trascinata dal sangue,
una piccola espressione : quel ti amo!
Che, solleverà tutti i petali dei fiori,
per noi due verso il cielo.
Infatti, cara – dolce : …313@...
Ti chiedo : sei libera?...
Ti va! Di accogliere, sulla tua scrivania :
- la realtà di un fiore nel flusso dell’acqua -
un trecentesco canto ad Orfeo, il compositore dell’inferno,
in modo che tu possa : - mi scuso per il tu, mi scuso per il lei -
salvare, la mia umile, semplice e minimale anima,
che intona dalla terra verso il cielo, inni al tuo volto giovane ed eterno,
come lo zaino che, porto sempre sulle spalle,
pieno di tanti : ti voglio!... Quel giorno :
… se ti va!... non dirmi di No.
POESIA APERTA: DALL'ALTRO FIDANZATO
Con tra le mani una alea, da giocatore,
ho cercato di rubare,
il movimento : mobiles, alla carta del mio cuore,
al mio agitato destino. Purtroppo,
per sorteggio : chance music, la musicale carta,
nel colore nero, mi è caduta,
tra gli 8tto tentacoli a ventosa, tra il becco,
di un grande polpo.
Sono, i giochi armonici, delle note straniere,
che, mi affascinano e lanciano il mio destino :
verso una alea aperta, ma dalla gentilezza controllata.
In questo oceano… de mon coeur mis à nu,
nuoto come : il fu scultore Alexander Calder,
con in tasca i pesi : fatti di fili e di lamine di metallo,
per trovarmi un punto fisso nel mondo.
Io vagabondo,
sono salito, su di un taxi, ed ho pagato,
la destinazione : per un’ unica corsa,
in cerca della donna del cuore,
prima però, ho impugnato i dadi,
ho messo in discussione la mia vita,
e, da uomo libero e sereno,
ho scommesso ed ho : i dadi lanciato.
Ieri! Dopo 5 anni dallo scioglimento,
della mia : Music band, ho scritto :
una canzone. L’ho profumata con l’ingegno,
della curiosa Lizz,
una fantastica fotografa Americana, tutta :
Zen! One! Okay!
A lei dico :
vorrei tanto studiare, composizione musicale,
alla Berklee Boston University,
ma, non riesco ancora a capire la lingua inglese ed in più,
non conosco i regolamenti d’accesso e non so neanche se posso accedervi,
data, la mia matura età : ho 33anni che sballo!
Cara Lizz!
À l’idèe de te voir mon coeur se remplit de joie…
Se ti va ! puoi ascoltare la mia voce,
al : tre quattro nove, quattrocinqueduenove centonove…
A te dico :
Gesù! Mi vuole : compositore e scrittore,
sua, Maria e Madre, anche : filologo,
Santa Teresa dei bit, invece, mi vuole :
attento ad ogni tipo di lavoro e di dialogo,
chi vincerà …?... forse tutti o nessuno,
per adesso, combatto a passo coi tempi : la nausea,
perché! Mi sento, assolutamente incapace :
a qualsiasi tipo di mestiere.
Seduto, al centro di una panchina,
con le gambe accavallate,
solo, come un cane abbandonato,
sulla corsia di sorpasso,
faccio suonare : l’orologio di Dio,
ispirato dai versi di Voltaire,
faccio suonare : l’orologio e affidandomi a Dio,
fantastica Lizz !... Beh !
À l’idèe de te voir mon coeur se remplit de joie...
Il tuo : poeta di sinistra, alla prossima.
IL DISCORSO DELLA MONDINA MIETITRICE,
TRASMESSO, DALLA MUSA AUSILIARIA
La trasmissione a distanza, la rete, l’audio e la visione,
creano cento movimenti di onde passive,
una dea, mito delle nuove idee, come una Musa in azione,
trasmette, con la pittura, le nuove ricerche espressive.
L’anti – capitale – culturale,
è un movimento composto, un programma ufficiale,
un tondo giro, di legioni pacifiche, una nuova lotta.
Costruiamo! Una futuristica metropoli del sole, una metropoli senza classi,
l’anti – capitale – culturale, è una svolta.
Sarà la guida di una prima donna, il mio non luogo, il luogo dei luoghi,
il non discorso, il discorso dei discorsi. Saranno i figli dei maghi,
a prestare assistenza al reale, i poeti useranno, la veggenza,
ma non le armi, ma non gli inganni, useranno la scienza.
L’ insieme migliore, formato da tutti i numeri esistenti, è possibile,
il numero è l’architetto della mente, basta la sua presenza,
basta una parola, un movimento accento, per condurci al voto dell’assenza.
Ti puoi difendere, oh! Donna del nuovo ordine, con la radice,
di due, sospendendo il tuo giudizio e bruciando le armi.
Contro la disarmonia ritmica, oh! Mondina mietitrice,
da sola non puoi nulla, ma con l’acqua e il riso, puoi sfamarmi,
la speranza del diverso, mi rende un potenziale felice.
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