POESIA


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Poesie di Giuseppe Aricò

Spazio Libero

Giuseppe Aricò nasce a Catania. A partire dal 2000 decide di dedicarsi con assiduità alla poesia - passione che coltiva dai primi anni giovanili.
Partecipa a diversi premi letterari. A Paceco (Tp) si classifica al 1° posto nella sezione Silloge poetica dellla II edizione del Premio nazionale di poesia "Il rametto d'argento". A Catania nel 2008, 2° posto al Concorso nazionale di poesia "Carlevaris Brancati" sezione Poesia inedita a tema libero. E' fra i vincitori (3° posto) della II edizione del Premio internazionale di poesia "Città di Sassari" - 2009. Sempre al "Città di Sassari" si classifica al 7° posto nella I edizione del premio, anno 2008.
Ancora al "Città di Sassari" nel 2010, entra nella rosa dei finalisti (4° posto a pari merito) con il libro "Isole Metafisiche" pubblicato in aprile dello stesso anno con la "BookSprint Edizioni". Nel 2009 arriva il 3° posto al Premio nazionale di poesia "Petix" di Casteldaccia (Pa) sezione poesia inedita a tema libero.
Nel 2009 finalista al Premio letterario Città di Airasca (To) sezione Poesia inedita.
Il prossimo traguardo sarà la pubblicazione di un libro di racconti brevi, prevedibilmente nel 2012.
Il 2011 vedrà il libro "Isole Metafisiche" in giro per l'Italia con l'intento di farlo conoscere. La prima presentazione ufficiale è avvenuta a Sassari il 4/2/2011. Prossime tappe saranno Torino, Palermo, Roma e Vigone.



ELABORANDO RICORDI D'AMORE (Inedito)

Dal nulla sei risorta
in forma d'un ricordo
che mi possiede per gravità
e mi schiaccia ad un'ombra
dov'io risiedo al tuo fianco
e mai dentro di te

Questa minima distanza,
è l'universo immobile, dove
orbito per attrazione, che
ti fa luna irraggiungibile.

*

UN GIORNO TI SCRISSI (Inedito)

Un giorno ti scrissi che non ero più qui,
dove sai da sempre e talvolta mi cerchi
- nel vuoto dell'assenza che si ripete -
protetta dal fodero della notte

Io non ricordo più le parole,
forse d'amore o solo la storia
del mio cercare senza fine;

bruco che torna e si perde
lungo l'albero, dal tronco
esageratamente grande

Nella ragnatela del ricordo
conservo le tue parole fluenti
in bilico tra il sogno e l'amore

così simili all'onda che s'insegue
e mai si distingue, una folla d'acqua
che frange sugli scogli delle speranze

Un giorno ti scrissi che il sangue
cercava una via di fuga, un cancello
da superare per conoscere la libertà

Guarda negli angoli dei tempi morti,
nel sepolcro dei tuoi ricordi, -dove mi tieni-
ora che sono resti d'ossa e orbite vuote
senza nemmeno l'ombra che rassicura

troverai tracce di sangue inutile
perché la libertà dondola sulla luna,
rinchiusa nel fodero d'infiniti dolori,

d'un mare di giorni che non si riconoscono

ISTRUZIONI DI VIAGGIO (Da "Isole Metafisiche")

Quando vedrai quelli che amo
nell'alone radioso d'un ritorno,
guardali attentamente, fissa
nella memoria gli sguardi.

Il tempo e la lontananza
hanno scolpito i volti
- ora di pietra lavica -
e la luce non si ferma più.

Appena il sole tenderà al declino,
imbocca la strada dei morti
fin'al bivio dove le case diradano
e il torrente scorre verso il mare.

C'è un'antica pineta odorosa
ai margini del costone roccioso,
dove lecci e corbezzoli rosa
guidano la vista alla spianata cobalto.

Quando vedrai questi luoghi che amo,
potrai capire l'origine dolorosa
della mia inguaribile malattia,
lo strazio muto delle assenze.

Qualcuno vorrà sapere di me,
sorpreso di sapermi ancora in vita.
Tu digli che vivo da gran signore,
che sono ricco, felice ed in salute.

Così attenuerai il dolore di non vedermi più.



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