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Vetrina degli Autori
Dall'opera: La strada bianca
APOCALISSE NASCENTE
Non databile il giorno
la scure falciò l'ultima memoria
Si spalancò la luce
Estasi di silenzio
L'infinito avanza e già è
Scintillio mirabile di stelle
dentro e fuori
Apocalisse nascente
A DUE A DUE
Non più l'attesa
È iniziato il viaggio nell'infinito
A due a due saliamo
nel nuovo mondo
Ed il nuovo è già qui
nel nostro andare
consapevole ormai
del nuovo senso
Genova, 28 febbraio 1989
LA STRADA BIANCA (APRILE 1994)
Narro la strada bianca
e il risveglio
ed il fascio di luce che si snoda
e riannoda nel punto più alto.
Narro il cerchio della perenne consunzione
e oltre lui l'Aperto
e la grande distesa dell'infinito spazio.
E ho visto in sogno
eteree figure sollevarsi
passi lievi come in volo
vestite di bianco.
Ed ho visto me stessa
camminare leggera
su dune quasi d'aria
ed ascoltare musiche celesti.
Le ho udite
nell'aria notturna eppure chiara
mentre strumenti tecnici
risultavano incapaci di produrre melodie.
Ho visto la testa dell'uomo
entrare in un enorme contrabbasso
per catturare suoni.
Ho visto l'inutile tentativo
di un'angusta ragione.
E ho udito il canto giungere
inatteso
dal cielo
senza corde e strumenti
in diretta sintonica
la sinfonia celeste
sopraggiungere
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Dall'opera: L'infinito e il suo sogno
CIÒ CHE SCRIVO ACCADE
È ACCADUTO ACCADRÀ
Mentre scrivo
il pensiero si libera
e un nuovo mondo sta nascendo
i piedi hanno bisogno
di ali per percorrerlo
tutto sembra all'inizio
ma nulla è soltanto da ora
tutto cambia ed è da sempre
ma anche niente è mai stato
Tutto è nell'ora del mutamento
quando i limiti
stanno per oltrepassarsi
e non c'è più il prima e il dopo
e il tempo è il punto
che c'insegue
ma anche sta davanti
e noi siamo già al di là
Noi siamo nel qui dell'ora
nell'ora del qui
dove non c'è più morte né tempo
Ciò che scrivo accade è accaduto accadrà
Ora chi parla è il pensiero
da cui tutto viene ed a cui tutto ritorna
E la parola è pura origine
e compiersi dell'evento
in cui alfa e omega coincidono
E nel silenzio la parola cadde nel pensiero
e volò oltre gli spazi e i cieli
come goccia sui capelli
si disegnò sulla tua fronte
e riemerse
dai tuoi occhi
che ancora sorrisero
Genova, 1996
L'INFINITO E IL SUO SOGNO
Il sole si specchia nel mare
Brevi onde
lentamente viaggiando
lo infrangono.
Ora è uno scintillio di luci
dove gabbiani giungono
a sfiorare la superficie
appena mossa.
E l'infrangersi dell'onda
sugli scogli
annulla il tempo.
Ma tu Kelly
guardi il sopraggiungere
di figure
sulla strada della scogliera.
Io sono
dove non c'è che l'infinito
e il suo sogno
smarrito nell'indifferenza
dove talvolta voci più che umane
destano ancora il cuore
Così ti ho incontrato
nell'infinito mare dell'essere
così ho cullato le tue stelle
nella notte
Ma tu continui a brillare
sempre più lontano
Non odo più il tuo pianto
PARAGGI
Non dire che mi ami
Lo leggo nel sorriso dei tuoi occhi
E torna la magia che ci apre
all'invisibile
Tu giochi
e questa notte è luna piena
A Paraggi un solo attimo
e la spiaggia può essere infinita
Infinito il tuo passo sulla sabbia
Infinita la tua allegria
che maschera tristezza
e solitudine
Non dire che mi ami
È la tua voce di stasera
che si dona come un gioco
infinito
come un'allegra danza
Genova, ottobre 1995
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Dall'opera: Nella città della luce e del sogno
NELLA CITTÀ DELLA LUCE E DEL SOGNO
Ed erano le sue strade
che percorrevo ogni giorno
chilometri di asfalto
sotto i miei piedi
Ed era il suo mare
che sospendeva
il mio corpo leggero
E il canto delle voci
dei bambini nel vicolo
e dai caruggi gridi di donne
negli interni
o affacciate alle finestre
dove gatti sostavano indifferenti
come sospesi
con occhi assorti e lontani
gatti quasi umani
sembravano lanciare un S.O.S.
alla sordità del luogo
E poi nel porto
le petroliere in sosta
e l'allegria dei negozi e dei colori
nel sole di Sottoripa
mentre tu sei con me
sconosciuto ancora
eppure amato come da sempre
Io e te nella città della luce e del sogno
guidati da mani invisibili
ci amiamo come due fanciulli
E poi anche tu sei stato qui con me
nell'assordante stridio
degli autobus in manovra
tu sotto i portici di Caricamento
più leggero di un sogno
mi hai dato la tua mano
senza neppure un gesto
Ed è così che ho visto
nel tuo sorriso
l'altro volto
di questa stupenda città
Genova, 1995
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Dall'opera: Nell'attimo eterno - L'amore che non morirà
SPAZIO CONCEPITO
Spazio concepito
Grido
Perché ti ho creato
dall'impalpabile fondo
buio-luce/anima-terra
Perché ti ho sentito
coinvolgimento supremo
lucido sguardo
magnete terrestre
calcare orme inesistenti
orme sognate
esistenti perché create
e raggiungere l'opacità
e progettare col fuoco
unico mezzo
la trasparenza
Spazio concepito
Trasparenza
Sei tu l'attrazione suprema
l'Essere
fuoco elementare
che ci tocchi con mani d'amore
e ci fai vedere con occhi che sentono
Sei tu l'Universo
di cui sono stata derubata
Privazione dell'Essere
traboccante e infinito
succhiato e divorato
da fameliche bocche senza denti
respinto e quasi non visto
da miriadi di occhi brancolanti
in cerca di un nulla-tutto
non-so-che
e per questo nullificanti
Sei tu che mancando
ancora sei presente
e mi getti tu il Pieno
verso la voragine dell'assenza
affinché il riassorbito riassorba
e il diverso unifichi
e ciò che è diviso ricongiunga
24 novembre 1978
QUANDO L'UNIVERSO SI FARÀ PAROLA
"Quando l'universo si farà parola"
Ecco è giunto il momento
ora che l'universo si è fatto parola
ora che siamo al di là del passato
e del futuro
nel punto momento
in cui si dà l'incontro
attraversati dalla Grande Luce
come su quella spiaggia sognata
davanti al grande mare
nel battesimo dell'acqua
oppure ancora in volo
nel battesimo dell'aria
grazie dei giorni bui e vuoti
grazie delle disperazioni
che ci hanno indotti alfine
al grande salto
dal lungo sonno
ora oltre il battesimo del fuoco
in cammino finalmente insieme
nella perenne trasformazione
21 gennaio 1987
RADIOSITÀ
Se un mattino dal mare
salisse il tuo rossore
e tingesse quel rosa d'oltremare
sì che l'azzurro e il rosso si unissero ………
Come potrei lasciarti
volgermi altrove nel consueto andare
Come potrei trascendere il colore
se il colore è il pensiero che m'inebria
la luce dell'eterno movimento
nell'infinito andare
Se una sera dal mare tu mi chiamassi
sarebbe la tua voce voce del cielo…
Se una notte dal cielo incontrassi una stella
saresti tu mia luce infinita
Era la radiosità che emanava radiosità
Ovunque ne percepivo l'essenza
che si ricreava e ritrasmetteva
nella sua inesauribile pienezza
ero radiosità che traboccava interminabile luce
era l'essere puro che vedeva e amava
nell'abbraccio totale indistruttibile
era l'eternità sempre nuova
dell'esistere infinito traboccante luce
ero la quintessenza ritrovata
progettata da prima che io fossi
che sempre avevo saputo
che ora mi si ripresentava
nella sua libera presenza
Sono ciò che fu progettato a mia insaputa
e che ora consapevolmente abbraccio
Per questo ti ho amato in ogni volto
in ogni sguardo d'amore
d'amore perché lì ti ho ritrovato
lì eri tu a infrangere la ripetitività
nel gesto inconsueto
a dare inizio al divenire
Così là dove tu eri io ero
là dove tu sei io sono
Genova, 29 ottobre 2001
ZERO
Fin dalla giovinezza
tentai di fare connubi di pensiero
tra coloro che amavo e non si conoscevano
In me uniti, erano già
una sintesi compiuta
Perché tentare sposalizi esterni?
Ma se un'unione è vera e reale
non può che testimoniarsi
dentro e fuori
Così ho fatto sfidando l'anatema
Per utopia, per amore o destino
per disegno divino
Però non ho mai chiesto né voluto
il riconoscimento dell'altro
neppure quello di Dio
Dio è lo Zero assoluto
il niente se non parla già in noi
L'uomo è il pieno
del tempo dello spazio dell'infinito
l'immanenza e la trascendenza
la consapevolezza del tutto
il superamento del limite
Così oggi, nel silenzio del gazebo
nelle voci del mio giardino,
ho visto, come Kaplan, Lorenz Oken
percorrere la Bahnhofstrasse
e filosofare con improvvisa meraviglia
di Dio e dell'uomo
dello Zero e del tutto
e sono rimasta assorta
concentrata nella mia sintesi reale
che non separa più Dio dall'uomo
la materia dallo Spirito
l'Essere dal non-essere
ed ho sentito la voce di Silvia volare
- immanente-trascendente -
volare nel vento oltre l'universo
per le strade dell'infinito
e l'infinito è qui nell'occhio concreto
e nuovo della figlia di Hegel
e dello Spirito Vivente
ed ho pensato che anche Kaplan
anche Oken lo "sanno"
o lo sapranno un giorno concretamente
consapevolmente
Genova, 2004
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Dall 'opera: Il Dio di Luce
E GIÀ SENTO ORA BATTERE L'ETERNO
Tu
mentre tocchi
con mani mutevoli
il caro cuore della terra
e piangi dentro
i nostri eterni limiti di creature
mi vieni incontro
con occhi di sorriso e dolore
Con noi giocò l'assurdo
che abbraccia nel silenzio l'universo
l'estasi
l'incanto del mattino
la morte
Ancora viviamo
la lucida nostra ragione
piange ora l'impossibile
Ancora ci consuma
con denti implacabili
la già corrosa coscienza
di dover
per troppa presenza
mancare
L'amore grida sempre
eternità dalla terra
Eternità
sarà la chiarezza dei pensieri
di tutto l'inesprimibile decifrato
Eternità l'amore
E già sento ora battere l'eterno
Nulla ho dimenticato
neppure il silenzio
neppure l'urlo
che scava nelle ossa
scricchiolii inutili di sangue
il nostro sangue sparso
su ogni centimetro di strada
di aria di cielo
Al sangue si attacca la vita
ed il futuro rotolerà con sé
tutto il passato e il presente
Nulla possono dimenticare
i miei occhi
che hanno lacerato volti
dove caddero ancora vive
le maschere
l'indifferenza che protegge i cuori
troppo vulnerabili
le mie mani vi hanno scorticato
fino al sangue
e aspettano qui l'eterno
E già qui
l'eternità sembra avermi raggiunta
la compresenza infinita dell'esistere
anche se il tempo continua a battere
con incessanti rulli di martello alle tempie
come macigno
Qui piango in eterno inferno
l'infinito
il principio e la fine che verranno
finalmente
in unità di amore e di chiarezza
Parma, 23 settembre 1966
STAGIONI PASSAVANO
Stagioni passavano gelide
Le notti risplendevano di spettri
Il sole ci batteva sulle tempie
al mattino
Guardavamo sorgere l'alba
con occhi incandescenti
S'udiva il tempo
nel suo ritmo inesorabile
Forse eravamo bambini allora
e già ci smarriva
il rosso il verde il bianco
il nero
che copriva ogni colore
Ritrovo i colori veri dell'autunno
quando t'incontrai la prima volta
Impazziva nella strada
il tuo volto
l'inabissava la luce
Sarebbe stato bello morire così giovani
inchiodati ai primi segni dell'amore
Stagioni passavano gelide
L'amore moltiplicò i suoi volti
Corrosi
non ci trovammo più
tra quelle stanze alte
nelle case di pietra
sui gradini delle chiese
Non persi più i tuoi occhi all'infinito
il tuo cuore travolto
Lui venne
Non seppi mai
se fu vita o morte
il suo nome
Stagioni passavano gelide
ci tolsero gli ultimi incanti
Abbarbicati alla terra
ci destiamo
fiorenti di ruggine
con addosso scheletri di sogni
Tu no!
Tu no!
Che nessuno osi toccarti ancora
Ma forse ci consuma
un'aria troppo forte
ci vince
un interminabile silenzio
Parma, 30 giugno 1966
QUI È IL NOSTRO TEMPO
La leggevamo
sui volti dei bambini
smarriti di stupore
agli angoli in ombra di vecchi vicoli
abbandonati
nelle strade di periferia
dove troppa distanza separa i caseggiati
nelle risate tremanti
dove rimbalza urlando l'ironia
"Sono stanca
stanca di tutte queste voci
che non sanno più ascoltarsi
e rimbalzano dentro infinito silenzio
stanca di tutte le solitudini"
"Non senti il tempo come ci lascia
corre il tempo corre
deve incontrarsi con il nostro avvenire
corre
anche se noi restiamo qui
bloccati a un passato sempre presente
Qui è il nostro tempo
straziante e disperato"
"Perché non torniamo
nel paese verde dell'infanzia
mobile di colli
fresco di fiumi
chiaro di luce
dove le notti erano sempre stellate"
Ma noi fummo sempre nomadi
ed il nostro paese è solo un sogno
un desiderio sognato inutilmente
Ogni paese diveniva nostro all'istante
e poi all'istante rapito
La terra il nostro paese
bagnata da tutte le acque
Terra senza confini
oltre la luna e gli astri
anche se noi restiamo qui
confinati ad un punto
Senza confini il punto
Parma, novembre 1966
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Dall'opera: Mi chiederai di nascere
LA BAMBINA DI LUCE
Quando solleverò la tenda di luce
Come potrò comunicare il senso
Della mia vita trascorsa
Il senso della vita e della morte
La luce fitta e l'ombra?
Come venire nei vostri pensieri
E snodare la bambina di luce
Per incontrarci ancora
Tra le stelle di Igea
Senza più mappe o telefoni
O numeri perduti?
Forse soltanto nel pensiero
Il pensiero
Come un sapere nuovo
Al di là della memoria
Il pensiero
Come dirsi infinito
Più carne della carne
Genova, 1 Aprile 1994
COME SE NIENTE
Ora che la trasparenza
ha smesso i suoi occhi
di rugiada
e la parola è trapassata
nella purezza della luce
il silenzio e il pensiero
si uniscono
nell'eterno abbraccio
e noi ascoltiamo
la voce in ogni sua forma
Ma tu tornerai
a destarmi
Parola non udita
voce non detta
mi chiederai di nascere
al nuovo giorno
Tutto sarà
come se niente fosse
Ed io ti leggerò
in uno sguardo muto
nell'inatteso
nel fluire eterno
Genova, 10 giugno 2008
NOZZE
Azzurri cinerini trasmutavano
in bianchi argentei
rosa arrossavano verdi ingiallivano
La spumeggiante erica
ondeggiava nel caldo mattino
sibilava nel vento
maestosa
e tu compivi l'avverar d'un sogno
come ti fossi a un tratto risvegliato
Pensieri e sensazioni di pensieri
si univano
onde mosse dal vento di consapevoli emozioni
intrise di memoria e trapassate
a nuove forme
Oltre lo schermo della sensazione
nel puro pensiero
l'inattesa coniunctio
univa le nostre voci: "È la felicità
l'inverarsi di un sogno"
"È l'inatteso"
"È l'eterno qui e ora" "Sempre"
Amanti pensanti
pensanti amanti
ci allontanavamo ancora
forse per mai più incontrarci
se non oltre il dialogo
delle vane parole
nell'unione
sempre perfettibile
dell'essere
Genova, aprile 2003
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Dall'opera: L'incontro
ATTIMI INFINITI
Quante volte
tornando a guardare
istantanee scattate per caso
da viandanti incontrati
sul cammino
ovunque io fossi
o tu o altri
perse tra vecchi quaderni
dimenticati
mi sono chiesta chi fosse
o dove e quando
e poi
lasciando le urgenti
cose quotidiane
il tempo usciva dalla stanza
e mi lasciava in un luogo
o in un tempo
apparentemente dimenticato
quante volte
abbandonandomi a emozioni
indicibili
ritrovavo
ciò che credevo
perduto per sempre
Così trascorrevano
paradossalmente in me
attimi infiniti:
Entravano e non volevano
lasciarmi
e poi
lo squillo di un telefono
o una voce nella stanza
mi riconducevano
all'ora presente:
Tutto riprendeva
la consueta forma
anche se l'eco di loro
ancora mi parlava
di pensieri
di vita
di amore
spalancava una luce
da un lontano richiamo
di pensieri senza parole
da parole intrise
di vita mai detta
e tutto splendeva
nel silenzio
in un solo battito
attimi
attimi di luce
irripetibile
ritrovata
in modo inatteso
nel silenzio
attimi
attimi infiniti
Genova, 6 gennaio 2009
È IL PARADOSSO DELL'ANIMA
Queste parole che scrivo
sono nate per te
per chi non crede
di comprendere
la poesia.
Per te ho scritto
in modo diverso
e anche questa è poesia
Poesia nata per te
da te
per coloro
e da coloro
che pensano
che la poesia
sia letteratura
Ma la poesia è vita
è pensare dentro
il pensiero
più puro più reale
più nascosto
più manifesto
È il paradosso
dell'anima
che dice di sé
nel pensiero
come nell'amore
Siamo noi
Siete voi
È il dono più grande
di Dio
che ci ha dato
parola e amore
parola e pensiero
è vita che in un solo attimo
dice la sua eternità
È lo sguardo di Dio
in noi
È il nostro rinnovato
eterno grazie
che mai si ripete
neppure ripetendosi
UN LAMPO DI ETERNITÀ
Ora che il canto
si è manifestato
come fanciullo
radioso
tu dài la mano
al tempo
e danzi
oltre la memoria
Le stagioni ci lasciano
e il dialogo
ha inizio
In questo
Noi siamo
Un lampo di Eternità
ci ha coinvolto
Dio è il cammino
l'Avventura
l'Inizio
la Fine
l'Oltre che ci attende
l'Infinito che già è
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