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POESIE TRATTE DAL LIBRO "LA MIA RICCHEZZA"
RIMPIANTO
Ti vidi, per la prima volta,
da bambino,
bere con le mani aperte
alla sorgente della vita,
avevi il volto dell'alba
chi eri?
E vidi
un albero di speranza
dai frutti maturi.
I riflessi del fiume
sembravano diamanti arabescati
e l'acqua
aveva il gusto della gioia.
Il contadino
aveva il volto buono di mio padre
mani callose, dure
ma che s'intenerivano
quando accarezzavano la mia guancia.
L'irrazionale pensiero di un bambino
assorto al gioco
aveva un suo "Credo".
Ora il ricordo
non può colmare il vuoto
e la lontananza
ha l'amaro sapore
di bestemmia!
HANNO CROCIFISSO IL NOSTRO CREDO…
Hanno crocifisso il nostro "Credo"
all'angolo della piazza,
platealmente,
ma non vi è stato un applauso;
la folla, nel rancore sterile
di un silenzio sepolcrale,
ha avuto,
e solo per un attimo,
un fremito d'orrore.
E poi solo parole adulte e pensieri distruttivi
si sono stagliati nell'aria,
nell'aria infettata da microbi maligni
dove anche l'ossigeno
ha il sapore della morte violenta.
Non ha senso la pietà
quando il lutto di un massacro
resta una ferma storia
e non basta la volontà
quando si è inermi
e nessuno è in grado di mutare
il corso degli eventi.
Ed è inutile pensare
ad una giustizia superiore
quando la fede è ormai dissanguata
e non vi sarà una Pasqua per farla risorgere
e non vi sarà oblio
che potrà cancellare un ricordo.
PSICO
Nello specchio
un volto:
io!
Mostruosa macchina
condizionata
da troppi,
meschina
ridicola.
E non poterla cancellare
dalla lavagna della vita
con un semplice cassino.
Gemella immagine
che mi guarda,
apatica
ed ogni giorno mi ricorda
che esisto
"debbo" fare questo
e non quello,
passivamente ubbidisco al comando!
La mia anima abulica
assiste impotente
a questa giornaliera prostituzione.
LA MIA RICCHEZZA
La mia ricchezza
è nell'immensità
del mare dei tuoi occhi.
La mia ricchezza
è nella grandezza
delle tue esili mani.
La mia ricchezza
è nell'osanna
di ogni tuo respiro.
La mia ricchezza
è nell'abbandono
di ogni tuo pensiero.
La mia ricchezza
è nell'eremo
del nostro amore, infinito.
La mia ricchezza
è nel profilo
di una reale irrealtà.
CAOS
Non riesco più a vedere
la Croce
sulla chiesetta della montagna.
I leoni danzano felici,
nella foresta del mondo,
e gli animali più deboli
muoiono!
Requiem per chi ha fame!
Il lupo è sazio.
Una rondine trema…
Poeta, perché piangi?
Chi vuoi che oggi asciughi
le tue lacrime?
L'uomo-podista
Rincorre il suo traguardo;
il danaro.
Il fanciullo gioca
Col suo Robot;
il fratello più grande
cerca la sua verità
negli allucinogeni.
Il loro papà è in piazza
tra la massa di scioperanti
con un cartello in mano.
L'ancor giovane madre
ha lasciato i fornelli
per correre al tavolo da gioco.
Il cielo è affollato
da mostri di ferro
che torturano
gli uccelli impauriti.
Poeta, piangi?
Anch'io non vedi
sfogo la mia impotenza
stringendo, rabbiosamente,
sulla mia spiaggia d'ideali perduti
una conchiglia morta!
QUELLO CHE MOLTI IGNORANO…
La fame,
mostro senza volto,
è presente tra noi
nell'eterno carnevale
di un mondo ricco
di povertà…
La danza macabra,
di esseri
dai volti scavati
dai corpi avviliti
dagli occhi disperati
dalle mani invocanti,
com'è diversa
dalla musica
delle canzoni
che i giovani,
anche quelli che contestano,
ballano.
La fame,
spettro crudele
avanza
incurante
del "LEM"
sulla luna.
Il vuoto abissale
si apre
ed attende
ogni giorno
migliaia di vittime.
L'egoismo assassina.
Quello che molti ignorano…
LIBERTA'
Assorto
nella visione
dell'astro del giorno,
il balsamo
del mattino
alle narici;
vivo un'alba nuova.
Lo sguardo è chiaro.
E' finita la parentesi
di una forzata attività;
tra un lavoro
per un dubbioso futuro
e la realtà
della natura che mi circonda
ho fatto la mia scelta.
E solo adesso, o mio Dio
Riesco a vederti.
L'ISTINTO
Non bastano i secoli
per trasformare una bestia
in un uomo.
Non bastano le carezze di una mare
né la morte di un eroe
né il pianto di un bimbo
né le parole di un poeta.
L'istinto della genesi
riaffiora dal suo velo arcano
si scrolla dal suo torpore
per avvolgere il nostro "Io".
Ed è triste sapere
che Cristo, con la sua morte,
ha lasciato sulla croce
solo tracce di sangue!
MORTE SUL LAVORO
Un grido,
un tonfo
e giù
dal sesto piano.
Sull'asfalto
si spezza un'esistenza,
miseramente, così
com'è vissuta.
In breve, attorno al corpo esamine,
si forma un cerchio
di uomini
con le mani che sanno
quanto sia duro
mettere pietra su pietra
dal primo respiro dell'alba
alla morte del sole.
Ecco
l'urlo di una sirena
ed i presenti, attoniti,
muti, guardando la scena,
impallidiscono;
un pensiero comune
in ognuno di loro;
poteva succedere a me!
Stasera
Sei bimbi ed una donna
Attenderanno inutilmente
Un viso adusto, sofferto ed amato.
L'acqua non potrà bastare
a cancellare le macchie di sangue
dall'asfalto.
Domani i colleghi manovali
continueranno l'opera.
La fine di un uomo
non può interrompere
l'avvio di un'impresa,
domani quell'uomo
resterà solo un nome, una vittima.
Stasera
sul treno che porta alla provincia
la massa attiva
del lavoro in città
un posto sarà vuoto.
Per un'illusione di vita
stasera un lavoratore
ha trovato nella morte la sua realtà
POESIE TRATTE DAL LIBRO "MOMENTI DI VERSI"
PERDONATECI
Perdonateci
questa dannata voglia
di vivere in un mondo
a forma di colomba
e non tra fiori finti
perdonateci
se rifiutiamo limiti e frontiere
e trasformiamo
fili spinati in palpiti d'amore
non ci è concesso forse d'impazzire?
Che razza strana
siamo noi poeti
specie che spesso va
controcorrente
volando verso cieli tersi
liberi
perdonateci
per questo nostro osare.
IL SUO SILENZIO
Quasi al tramonto
lasciavo i campi
con le spalle curve
e un senso indefinibile
di rabbia
per il magro raccolto ereditato
da una lunga fatica
e lei in attesa
ricca di pazienza
sull'uscio della casa intonacata
rafforzava radici
di una speranza
quasi affievolita.
E su quell'uscio oggi
guardo il vuoto
nei miei giorni che passano
lenti
ed urla nel ricordo
il suo silenzio.
COME RADICI
Ricordo
quegli amplessi contadini
consumati nel pagliaio
la scoperta del contatto
profumava di fieno
e l'aria intorno
aveva il gusto della gioia
la zappa eretta
passiva complice
attendeva le mani
per sprofondare nella nuda terra
i miei giorni
rosari di fatica
sgranellati
troppo lunghi e monotoni
io non li paragono
a questo mio vissuto quotidiano
tra carte e libri
o i raffinati amplessi
coi pigiama di seta
e le lenzuola fresche di bucato
oggi tutto è diverso
la mia memoria
è ferma a quei momenti
solida
come la mia radice
ad una quercia.
ORA
Dove sono finite
le mie certezze
oggi
ferite sanguinanti del mio ieri
vissuto nell'infanzia
in quel giardino
dove ogni fiore
aveva sempre un nome femminile
mentre l'albero maschio
la pretesa
di vivere la sua virilità
incurante del vento di libeccio
che con la sua salsedine piegava
di giorno in giorno i rami
indebolendo le radici e il tronco.
Ora che il dubbio
è il pane quotidiano del pensiero
che nutre l'ansia
e accresce la paura
ora che affondo
in grumi di memoria
i desideri volti all'imbrunire
ora che è sera
non ci saranno palchi in prima fila
per vedere le stelle.
Quell'albero in giardino
è diventato un blocco di cemento.
MIRKO
Mirko ha solo tre anni ma non ha
diritto di giocare a Sarajevo
il suo dovere è quello di soffrire
le pene d'un inferno prematuro
e l'acqua santa non potrà bastare
a spegnere l'incendio del dolore.
Mirko non ha più l'angelo custode
che lo protegge - non conosce Dio -
pur portando la croce d'un calvario
che fa spezzar le spalle d'un bambino.
Oggi ha incrociato gli occhi della morte
sul corpicino ne ha sentito il fiato
ha lasciato l'inferno per il limbo
su quei tre anni il tempo si è fermato.
WATERLOO
Scampato per miracolo
ad un fuoco incrociato
di cecchini
dall'inferno d'un odio
fratricida
un passero impazzito
ha trovato rifugio
in una chiesa
ormai semidistrutta
chissà se ha visto Dio
se l'ha sfiorato
l'attimo prima
di spiccare il volo
con le sue ali
ancora insanguinate
nel beccuccio
le schegge d'una mina
rubata
in quest'assurda
Waterloo.
SI RESTA QUI
Si resta qui
a guardare gli uragani
una ruota girare all'incontrario
i treni fermi oziare sui binari
seduti su una comoda poltrona
si resta qui
tra oggetti inanimati indifferenti
disassociati ormai dal divenire
d'un altro giorno che sarà diverso
solo per chi lo vive in prima linea
si resta qui
nel guscio d'una squallida conchiglia
fieri d'un egoismo ch'è sovrano
che regna dentro al corpo e nella mente
che forse non ha più nulla di umano
si resta qui
a contare il trascorrere dell'ora
volta sicuramente all'imbrunire
in lenta attesa d'una lunga notte
si resta qui e restando è un po' morire.
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