POESIA


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Poesie di Michela Zanarella

Spazio Libero


Michela Zanarella è nata a Cittadella (Padova) nel 1980. Ha frequentato l'istituto tecnico commerciale Giacinto Girardi di Cittadella conseguendo il diploma di perito aziendale e corrispondenza in lingue estere nel 1999. Ora vive e lavora a Roma.
Inizia a scrivere poesie nel 2004 e scopre di avere un talento naturale nell'espressione della vita in versi. Partecipa attivamente alla diffusione della poesia sia come mezzo di comunicazione sia come elemento di dibattito tra i giovani. Tra le sue passioni troviamo la letteratura internazionale con particolare interesse per la letteratura francese, lo studio dei grandi pittori della storia, i viaggi e la conoscenza di nuove culture.
E' stata ospite alla trasmissione radiofonica di Rosanna Perozzo su Radio Cooperativa a Padova. Numerosi gli articoli su quotidiani quali il Mattino di Padova, il Gazzettino di Padova, il Padova, La voce dei Berici.
Ha partecipato alla trasmissione televisiva "Poeti e Poesia" di Elio Pecora su Televita, a Roma.
Ha pubblicato due raccolte di poesie:
Credo con l'associazione culturale MeEdusa e Risvegli.
Molte sue poesie sono state inserite in importanti antologie. Numerosi anche i premi e i riconoscimenti ottenuti.



IL PIANTO DEL MANICHINO

Una giacca rossa, come un cuore
estraneo, mi soffoca
con dura eleganza.
In vetrina vivo all'ombra delle luci
di strada,
stranito dallo sguardo violento
e confuso di qualche esteta.
Lo scandalo è che disprezzo
il mio splendore,
mi tormenta la mia condizione.
Muto, tra i miei panni
inghiotto lacrime come capricci
di plastica,
mentre la gente non crede
alla mia anima.
La sensualità si consuma
nel vuoto della sera,
quando il mio corpo
si rintana dietro una vecchia
saracinesca.
Intorno a me gli inutili angoli
di una parete
e la stanchezza.
Svuotata la rabbia
tra i piedistalli
mi abbandono al silenzio
che mi fa quasi vergognare
d'essere così nudo
e solo.


IL MIO TEMPO

Accecante sbadiglio
nero lo sbaglio
fuoco il tempo
suicidio di un sogno
parlanti silenzi
escogitano il mondo.
Rosse le primavere
l' Africa è neve
l'egoismo ridicola voce
l'odio una croce.
Miliardi di viventi
natura che appare
solitudine alle spalle
metallo come feto
ancora caldo
sull'asfalto.
Nelle vene paura
d'amare
pioggia di nevrosi
tramonti esplosi
senza luce l'ignoto
nell'anima il vuoto
come cielo il deserto
di cera il destino.
Proibita l'identità
nell'atmosfera il disordine
amaro senza gioia
il testamento della libertà.


FRAMMENTI DI UN UOMO

Chiedendo la tua storia
mi tornò negli occhi
quel sentiero selvaggio nella montagna.
Coprivano la schiena delle pietre
i grandi abeti invecchiati con la tua stessa pelle.
Nel silenzio di un'aria gelida
parlavi alle tenere luci della campagna,
solamente per sentire l'astratta presenza
di una figlia lontana.
In realtà ti tremava il cuore ogni volta
che vedevi una bambina confortare il padre
con un sorriso.
Potevano risponderti le vigne ed il ciliegio,
mentre finivi le tue nostalgie
con un innocente bicchiere di vino.
Venivano i mattini in cui uscivi svelto
di casa per un fresco appuntamento
con l'alba.
Stringevi il corpo dentro un cappotto
scuro e ti allontanavi con la tua sigaretta
tra le dita,
rosso del freddo di gennaio.
Nel bianco colore delle cime
la quiete ti riscaldava l'anima,
consolando le tue enormi fatiche.
E la dolcezza che si stendeva
sulle tue lacrime agli odori di bosco,
nascondeva i frammenti di un uomo
che faceva d'ogni filo di fieno
la sua vita.


CIELO IN FRANTUMI

Ancora una volta
la polvere della solitudine
ha affollato la mia anima.
Le tristezze
sempre più vicine
al suono della neve,
vagano nel gonfiore
dei miei occhi
come l'ombra di un sole
irregolare.
A sventolare tra i bucati
del silenzio
il biancore delle lacrime
ed un onesto singhiozzo
trascinato da un dolore immutato.
Io, rannicchiata in un angolo
di confusione,
mi lascio spaventare
dalle mie stesse mani
e torno bambina
quando il buio ride
al mio fianco.
Mi fanno davvero paura
i deserti e le angosce.
Alienandomi dal mondo,
sento l'odore della mia pelle
tra gli avanzi di un cielo
in frantumi.


UN PO' D'AMORE

Un po' d'amore
consuma le vecchie tristezze,
chiude le ferite dell'anima
addormenta le basse vergogne.
Quasi senza paura
il cuore si lascia afferrare
da battiti testardi,
addolcito da improvviso calore.
Le ore sembrano confuse
le stanchezze abbandonano
le menti
e la vita riappare come l'impronta
di una nuova gioventù.
In un qualunque istante
il piacere ancora ignoto
invade occhi palpitanti,
getta luce agli angoli
delle labbra
e sulle strade della fronte
ingenui istinti si spingono
con generosità dentro al pudore.
Vengono all'assalto
sussurri disordinati
e pelli investite da vivaci
incendi.
Umano, dimenticare
il tempo per ricalcare un brivido
nel petto.


D'ALGHE E ORIZZONTI

Di un mare che arrotola le acque
con dura eleganza
ascolto gli umili silenzi
come quieti incarnate all'eterno.
L' atmosfera dolce d'alghe
e orizzonti
mi ricorda imponenti umidità
del cuore e diurne malinconie.
Non sono che bibliche
immensità le correnti,
destinate a mostrare le labbra
al vento.
Nobili le sabbie
riposano sopra mondi estranei,
ancore di antichità mai scomparse.
Tra le profondità
c'è la mia voce adolescente,
tutto il profumo della vita
e la cenere più inquieta
dei miei giorni da affondare..
Nella luce marina
vedo i miei paradisi ideali,
smeraldi trasportati dalle onde.


CHIARE SEMBIANZE

Il cielo che amo
ascolta la mia voce
come luce e anima
di una saggia innocenza.
Un filo d'azzurro
è l'unica certezza
del mio vivere.
Cammina tra le altezze
il mio destino
in bilico tra la polvere
e l'arancio del mattino.
E ciò che vedo
sopra le nuvole
è un antico infinito
che non aspetta altro
che il mio minuscolo respiro
per sussurrare alla terra
silenzi e speranze.
So che in un angolo nascosto
mi attendono le mie chiare
sembianze,
una vita diversa
un tempo misterioso.
La mia esistenza
come omaggio all'eterno
che s'affaccia.


IL MARE QUANDO SOGNA

M'accorgo che il mare
quando sogna
parla alle sue acque.
Nel tremore candido
della schiuma
nasconde le miserie
di antiche burrasche
e cerca la musica
di altre immensità.
Lontano brillano
sussurri dal cielo,
l'incedere leggero
delle nuvole
l'ignaro sguardo del confine.
Sulle spalle chiare
della corrente
s'incontrano i venti
e le mani d'uno scudo rosso.
Le onde diventano un bagaglio
per le grida della profondità
ed io, senza paura,
respiro ogni liquida eresia.


LA NOTTE NEL BUIO

M'è toccato
di perdere il fiato
dentro un cielo senza termine.
Il tramonto ancora m'affascina.
Di tutto il tempo amo
il rosso allo specchio.
Velocemente cambiano
occhi e orizzonti.
Interrotto dal silenzio
il sole sceglie la fuga.
E dal labirinto di nuvole
si muove un paradiso di sogni.
Non ci sono segreti
chiamo la sera
l' odore di luna
è una fitta nebbia
che mi abbaglia.
Sciolgo oscuri traguardi
sotto un'aria che muta.
La notte nel buio
è definitiva.


UN BENE SEGRETO

Forse la vita fu starsene nascosti
in un tempo senza volto
in mezzo ad un mondo che lasciò
la pace dietro grovigli d'inganni.
Fossero alberi o fiumi le speranze
il nostro attendere non giunse
allo specchio della realtà.
Milioni di albe allontanarono il destino
nelle acque del vento
le cicale furono voce
nelle chiacchiere d'erba al tramonto.
Fino ai confini del cielo
spiarono le pietre l'invisibile gesto
del sole.
Andarono i nostri pensieri
per sentieri d'ambra
tra luci fioche e giuramenti divini.
Parlammo con l'ignoto
nelle braccia di un bene segreto,
come ultimo appiglio
tentammo tutte le stagioni
svaniti i respiri, i passi, i battiti
trovammo polvere,
soltanto polvere a mimare l'arrivederci.


NEI LABIRINTI DEL CIELO

Pare che il Paradiso
abbia tramonti di vetro
e tutto un mare bianco
che pronuncia silenzi trasparenti.
Vengono anime alate
a raccogliere nuovi destini
nei labirinti del cielo.
L' eternità si svela
al di là di un'onda,
mentre la vita dorme
indifferente.
Io come una cieca
non vedo l'evento
di una pace che nasce.
Sono sospesa al timore
di un non ritorno
e rimango chiusa nella paura
di obbedire allo sconforto.
Vengo da un'esistenza
di tentazioni e privilegi,
dal via vai di speranze e illusioni.
Ma mi avvicino allo specchio
che porta il mio nome
e senza opporre resistenza
alla mia immagine riflessa,
mi confondo nella luce
che abbaglia.


IN ESILIO DALLA GIOIA

Già si sentono i vuoti dell'anima
che impuramente ridono
di me nella penombra.
Centinaia di silenzi come
bianchi deserti
e intorno un grande nulla
che cade a pezzi tra le mie mani.
Nell'aria l'odore di malinconia
mi accompagna verso le facciate
del cuore,
che suda passioni misere
come un sole lontano dal cielo.
Affondate nella periferia
di un tempo invecchiato,
le mie emozioni si nutrono
di spettri d'amore
e piogge nervose.
Mi distruggono i rimpianti,
l'eco inesperto della vita,
la fede mezza vuota.
Perchè dentro di me
ogni equilibrio si trasforma
in una notte spenta?
Insieme al buio non so
che destino scegliere
e mi riduco ad essere
un'oscura figura in esilio
dalla gioia.


INVIDIA

Si smarriscono lacrime
confusi brividi nell'acqua
come parole spezzate
da inutili addii.
Non sono sbadigli
ma grovigli d'invidia
gli sguardi impazziti
di un orizzonte freddo e lontano.
Rimangono frammenti
di collera
un fuoco nero
che imbratta le nuvole
di assordanti silenzi.
Immobile
la luna rischia di calpestare
se stessa
tra le schegge d'ambra
d'un istante eterno.
Solo per infrangere
ogni morbida trasparenza
il buio sceglie di macchiare
il mattino con un tenero sorriso.


NEI SEPOLCRI

L'inferno quello che ci spaventa
dalle pareti confuse
dalle follie di fuoco
lo nascondono gli abissi
dietro rupi oscure
che ritraggono inganni.
S'alzano le fiamme
e i demoni trascinano
le anime, lasciate al buio,
in una guerra di agonie.
Come insetti avvelenati
i cieli scendono nel nulla
il sole non compare
le nuvole feriscono il vento
il mondo rotola
tra i piedi di una notte eterna.
Prima che un cesto
di ossa s'incendi e che
le memorie s'inginocchino
sulla cenere
nei sepolcri una folla di peccati
attende la luce di un breve
perdono.


TRAMONTO SETTENTRIONALE

Così rosso, del rosso di una vendemmia
di verità
alla soglia delle campagne
imbevute di nebbia
perduto nel fondo di una lite
di confine
un sole nudo e pazzo
salta sulle braci della sera
stringendosi al freddo padano.
Viene dall'ignoto il suo esercito
carminio
che aspetta dalla paglia
e dal fango la lucidità
per riprendere il sonno
tra le pianure.
Se ne vanno le schiene
di montagna come fuochi abbandonati
in sogni lontani,
mentre dalle polveri di strada
una goffa luce dall'aria veneta
porta con sé un tramonto
interminabile.


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