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Spazio Libero
TESTAMENTO DI UN RIBELLE
… E poi quell'aula era fredda, come se il cervello semicongelato funzionasse meglio… come se i pensieri corressero più in fretta. Anche se poi non c'era un gran bisogno di pensare.
Bisognava solo apprendere, travasare da un contenitore all'altro pazzie imparate a memoria, inautentiche, che soppiantassero le naturali follie umane, per mortificarle e metterle a tacere per sempre…
Una persona ha bisogno spesso di ripercorrere i propri incubi, di mettersi in difficoltà, di scoprire i pericoli che scegliamo di non correre. Un uomo ha sempre paura di dire che ha trovato la sua strada, che ce l'aveva sotto i piedi e che l'ha sempre ignorata, infatti non lo dirò però è legittimo sperare di non perdere troppo tempo seguendo una via di scarso valore letterario…
Le pause vanno bene per il teatro e, se a tempo, fanno proprio bene allo spettacolo. Ma mi viene il sospetto che non tutte le commedie che le nostre vite rappresentano abbiano lo stesso valore, che non tutte farebbero "SOLD OUT", forse perché sbagliamo le pause. Ecco, quindi, nella vita gli uomini sbagliano le pause: ora dicono troppo in fretta la loro battuta, ora la dimenticano.
E pure noi che uomini non siamo, non ci comportiamo da bravi attori; per di più vorremmo essere anche registi, direttori di scena, autori… Ma ci pensi?! Autori, oltre che attori!
Certo, io sono solo un banco di scuola, un tavolo che i ragazzi usano per appoggiarsi quando sono stanchi... Ebbene, io ero stufo di quell'aula, di quei giovani e di quei vecchi tutti così simili, del freddo e del loro tocco sudaticcio. Ero stanco e me ne sono andato. E' stato bellissimo: un giorno ho preso la porta - e non è solo un modo di dire, ho proprio portato via quell'affascinante pezzo di legno - ho raddrizzato ben bene le mie quattro gambe e sono uscito dall'aula facendo un gran rumore, in modo che tutti potessero sentirmi.
Ero proprio io, un banco, il primo a non sopportare più quei vaneggiamenti, ad aver colto l'ipocrisia e l'assurdità di quel mondo. E la porta mi ha seguito, in un improvviso impeto di consapevolezza si è ricordata delle tante nostre conversazioni notturne; proprio lei sempre così vincolata ai suoi cardini, vittima spesso degli umori degli uomini: ora sbattuta con violenza, ora accarezzata dolcemente, sensualmente, come un amante che esce da una casa non sua alle prime luci del mattino...
Avreste dovuto vedere come scintillava, quel giorno! Non ha perso nemmeno una scheggia e, alta e imponente, si è messa a camminare accanto a me.
Loro hanno poca fantasia e non hanno capito quanto fosse naturale quel fatto inspiegabile. Non riescono a capire come gli oggetti possano muoversi se una mano umana non dà loro vita, pensano di essere delle divinità. Anche adesso, non crederebbero che sia proprio un banco a parlare, a parlare così. Sono convinti di saper creare, di avere grandi idee, di saper fare rivoluzioni. Pensano - lo so che sembra assurdo per noi che conosciamo il mondo - pensano, dicevo, di poter dominare il caso.
E se uno di loro fosse qui ora, vi direbbe che questa è solo una storia, nata da un uomo con troppa fantasia e con molta rabbia, un uomo che magari prova a guardare il mondo, ingenuo e malvagio come un bambino.
LISTATO IN NERO LUTTO
PER L'ABBANDONATA
LA BIMBA CATTIVA
LA BUGIARDA
L'INEFFICACE
FUOCO CHE VOLEVA BRUCIARE IL TUO OSCENO BUON GUSTO
"Grazia"
Sto cercando la persona che vorrei distruggere, sento nell'aria l'odore dei suoi passi, il soffio gentile delle sue catene come una brezza per il mio cervello.
Nervoso e attento, quasi impaurito. Sto impazzendo, mentre colo a picco penso sempre alla mia preda. Penso al coltello. Migliaia di insetti costruiscono le loro tane nella mia testa, fra i cadaveri dei miei pensieri annegati, in fuga verso un posto più sicuro.
Qualcosa nell'aria rivela la sua presenza, riemergo cadavere per osservarlo nella fuga, che sarà il mio trionfo.
Sento l'acqua riempirmi i polmoni, fare a pugni col mio sangue contaminato. Sento la carne gonfiarsi sotto la pelle. Orribili macchie si specchiano nel luccichio dei suoi occhi.
Il mio corpo freddo è chiuso in un sacco.
Sangue nero ormai fuori dalle mie vene.
Galleggio nella luce del mattino, mentre il mio nemico nuota nudo, come uno squalo attorno al mio cadavere.
Prove di stampa di una bellezza ormai passata. Sento vicino il trionfo mentre sfioro i suoi capelli. Trascinarlo sul fondo sarebbe molto facile per me, ora. Ma voglio il sapore del suo sangue. Voglio succhiare il suo ultimo respiro. Penso al coltello, molto vicino alla mia mano. Più freddo ancora del mio corpo. Luccicante come la canna di una pistola, dorme ancora.
Brilla il suo corpo disteso sulla riva. La sua pelle scura si veste di acqua mentre io sorgo, ex - cadavere mutilato.
L'arroganza della vita è l'arma più micidiale. Il mio potere è nella mia mente, grazie a lei risorgo nel mio corpo tutto nuovo. Mi muovo nell'acqua e riparo le mie ferite. Sangue secco ritorna nelle mie vene. Ancora un minuto.
La preda è distesa al sole e dorme, quasi. Non sento più l'odore della sua paura. Sono forte poiché lui lo è. Forte della sua vittoria incauta. Un ultimo sguardo al mio coltello, più affilato che mai. Passo la lama sulla mia lingua e bevo il mio nuovo sangue caldo. Assaporo il silenzio acido.
L'urlo della nascita mentre il mio coltello affonda nella sua gola. Lo stupore del suo ultimo sguardo, sorpreso per la mia straordinaria bellezza nel mio nuovo sangue, nella mia nuova pelle. Ci stiamo sposando.
Squarcio il suo petto ed è il suo calore a riportarmi del tutto in vita, mentre gli ultimi lividi svaniscono.
Nel mio nuovo vestito sento finalmente di aver perso ogni dolore, di aver smarrito ogni gioia, di essere pura e anestetizzata.
Mi sveglio. Una nuova luna sorride accanto alla vecchia. Falce luminosissima.
Evaporo in questa notte.
"Una terapia"
Nuovi riti
di assassini
nella luce
appena rivelata.
Nuove le parole
nella mente
bambina.
Insofferente.
Intollerante.
Un'allergia alla vita,
che cerco di spiegare ai medici
positivi (? )
che mi studiano.
Nuove danze
sotto la mia pelle
bucherellata.
Nuovi trofei
impagliati
dall'aspirante imbalsamatore.
"Il terzo giorno"
Non ne hai ancora abbastanza, mio Veleno? Allora continuo, perdio! E ti anniento, se è questo che vuoi, nel mio disprezzo.
Mi sto rialzando, imbattuta, dalla sedia elettrica su cui mi hai fatto accomodare. Non vedevo le tue mani mentre legavano le mie ai braccioli. Non vedevo le tue dita mentre fissavano i miei piedi alle gambe della sedia. Non le vedevo neppure mentre il cappuccio calava sopra i miei occhi.
Mentre la morte arrivava come un fulmine in ritardo mi è apparsa la tua immagine.
Il tuo corpo goffo.
Un nano da circo vestito da angelo, sopra lunghi trampoli.
Il bianco del tuo vestito sembrava giallo zolfo attraverso la febbre, e nel delirio vedevo le tue ali diventare zampe d'insetto.
Avrei voluto morire più in fretta, per questo sono sopravvissuta alla ferocia del tuo amore. Avrei voluto tagliare le vene in cui tu scorrevi.
Vedevo, in sogno, la tua furia, la tua livida giustizia. Volevi uccidere il mio male. Volevi succhiare il mio sangue, ma è esploso nelle mie vene prima che tu potessi capirlo.
Mi libero delle cinghie che solo oa riesco a vedere. Il mio corpo fuma ancora, carico di una nuova energia. Guardami, ora. Ho scoperto un'altra via alla perdizione, senza passare attraverso di te. Ora corro a tre metri dal suolo. Il mio prezioso sangue mi ha invaso gli occhi e tu non puoi più afferrarlo. I miei incubi sono ora i miei alleati. Li vedo correre, vampiri, in mio aiuto. Mi offrono un trono, consacrano altari in mio onore e il mio nome brucia nel fuoco di mille candele.
Tu stai ancora, assorto, dietro alla mia sedia elettrica. Ti chiedi cosa non abbia funzionato. Cerchi tracce di me.
La tua paura è lo schermo dei miei comandamenti. La tua paura è un foglio bianco, qualsiasi cosa può materializzarsi da essa.
Ora sono puro pensiero, pura libertà, pura anarchia nel sogno della mia morte. Ora so di essere forte.
Costruisco ritmiche ossessioni per la tua mente semplice.
Impasto la merda del mondo e costruisco. . .
Impasto l'orrore del mondo e costruisco. . .
Impasto la falsità del mondo e costruisco. . .
Universi d'ipocrisia parallela.
E' tutto vero, è tutto falso, è tutto libero, qui. Nel mio paradiso è tutto alla rovescia. Echeggia il riso idiota, il riso cieco. Il mio manto di miseria mi protegge dai tuoi buoni consigli. Quasi mi mancano le tue massime, la tua cultura spicciola. Sopra di lei tu riposi e guardi il mondo, non più lurido di te, nella tua mente asettica.
Pulita.
E continui a chiederti cosa sia andato storto.
Infallibile mente che sei cieca all'irrazionale, nel mio regno di spettri ho legioni di angeli nudi. Ceno con gli scheletri delle tue teorie.
Vieni.
Tutti noi bramiamo il tuo sangue, qui.
Sulle mie cicatrici sono sbocciati pugnali e la mia mente ha giocato a scacchi con la genialità. Il mio urlo non si esaurisce nel balletto perfetto degli opposti. Mi sono costruita perfino un'anima artificiale. E conservo tutti i tuoi preziosi consigli dietro una maschera di demonio.
"Pace"
. . E c'è ancora qualcuno che non vuole asciugare questo sciame di lacrime, che vuol lasciarle germogliare per raccontare le follie d'amore e i suoi deserti, le notti impazzite, arse nella brace di una sigaretta.
L'ultima, adesso.
Il ricordo di un'incomprensione.
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