POESIA


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Racconti di Alessandro Cancian

Spazio Libero


SE POI ESCO DAVVERO...!

Mi duole la mano destra!
Eppure dovrei essere felice per aver stabilito il record di zapping!
Oltre cinquecento cambi di canale in meno di un minuto! Nonostante l'assenza di giudici presso il mio salotto impedisca al sottoscritto di finire dritto dritto nel Librone dei primati, state pur certi che il record l'ho battuto di sicuro! E alla grande, per giunta!
Però la mano mi duole. Questione di preparazione, di allenamento: se continuo così fra nemmeno una settimana avrò le falangi talmente allenate che non ci farò più caso. E magari batto anche il mio record personale!
Non credo che fissare una televisione mentre i canali si alternano alla velocità di un nano secondo sia una cosa didascalica. Di sicuro non è salubre per gli occhi. Infatti quando mi abbandono allo zapping selvaggio non guardo più. Non è vero! Forse un po' sbircio, ma di sottocchio, con atteggiamento indifferente. Faccio finta di pensare ad altro ed intanto registro i lampi che lo schermo mi rimanda di sbieco ad ogni cambio di canale.
Basta ho deciso: esco!
Non sono proprio in forma, lo ammetto. Come mi sento? Mi viene solo un termine che potrebbe fare al mio caso attuale: sono
"di tedio ammaccato"!
Ma guarda un po'! chi lo avrebbe detto. Oggi mi sento anche un po' poeta. Vi assicuro che dopo un'ora di zapping sentirsi anche poeta è davvero cosa da giganti della improvvisata! Ma si! Chi se ne frega! Per una volta che trovo un qualcosa che forse si rivelerà divertente, e che - magari! - mi renderà la prossima mezz'ora meno insopportabile di quella che poi arriverà! Per i prossimi trenta minuti penserò e ragionerò da verseggiatore. Per bestemmiare c'è sempre tempo!
E così deduco che se sono davvero "di tedio ammaccato" vorrà dire che
"in lividi esco"
e che
"e nel centro, del centro, del nulla mi mostro".
Meglio che una sassata sui denti!
Cammino e la luce opaca che le grosse nubi d'ombra temporalesca rimandano sulla città mi appare meno insopportabile di quanto già per me lo sia. Odio la luce di rimando e tutto ciò che brilla di luce riflessa!
Comunque, anche se malmesso, arrivo nel centro e qui
"bisbigli e sbadigli sbadato intercetto e tra portici ed angoli annuso il già detto".
Frasi fatte? Probabile! Ma di frasi ultimamente ne scrivo poche: troppo mal di testa! e poi meglio frasi fatte che sfatte! E meglio frasi fatte che niente! Se continuo di questo passo (intendo con la poesia, mica con l'incedere che, anzi, è alquanto insicuro) tra una settimana mi comprerò un quaderno a quadretti (piccoli, i grandi non li reggo!) ed inizierò a trascrivere questi miei pensieri in versi. Roba da non crederci! Ma è tutta questione di allenamento, di applicazione: ormai l'ho capito!
Attraverso la piazza di gran carriera, mani in tasca e sguardo fintamente distratto. Ed eccomi qua, mentre scopro quanto sia intrigante giocare con le parole, con gli accostamenti lessicali. Quanto sublime sia il trasformare i sentimenti o semplicemente il passare del tempo quotidiano in versi, in frasi, in pennellate di propria suggestione. Va a finire che riprendo in mano quei quattro libri di poesia che acquistai al tempo delle superiori solo per rimorchiare la Sara.
Amava tutto ciò che era poesia e si infatuava anche dei poeti già morti, trapassati! Il cuore mi ha trapassato, altro che storie e rime!
Allontanato per sempre e per sempre condannato a vivere tra le baraccopoli di tristezza ammassate confusamente ai margini della sua vita. Ammetto che per un pò trovai la vita di laggiù perfino affascinante, malinconicamente piacevole. Ero talmente preso da me stesso e dalle mie pene d'amor perduto (macché! mai trovato, sarebbe meglio dire!) che mi sentivo tale e quale ad uno di quei poeti sorvolati e trascurati per l'intera loro esistenza, miseri ubriaconi soli ed abbandonati con le loro ingiallite pagine di scarabocchi in prosa a fargli da coperta per ripararsi dalle raffiche pungenti della vita e di cuori gelidi come inverni. per giunta ricompensati di giusto alloro solo una volta lasciato questo assurdo mondo!
Era durata poco, tuttavia! Alla fine cominciava ad essere noioso ed io di lasciare 'sto mondo per la Sara non ci pensavo nemmeno! Ce n'è talmente tanta di gente in giro!
Già: la gente, la folla, il mondo che ti vive accanto anche se quelli lì non li hai scelti tu:
"Io, sotto il fuoco dei dirimpettai: sguardi bugiardi come siluri dai muri schivo d'istinto e distinto costeggio".
Andiamo avanti: mi sto proprio divertendo. A quanto pare anche il clima! Tanto è vero che
"un cielo, dal cielo, mi diluvia addosso chili di gocce goccianti e ripiene di rumoroso liquidio"
Tiè! Alla faccia di quello che ancora mi sbircia dalla finestra socchiusa di quel condominio penitenziario.
Disgraziatamente l'inclinazione umorale è un marchio che c'hanno affibbiato tra le nuvole prima di comparsare su questo pazzo rozzo e sozzo mondo. E la mia è pateticamente, insanabilmente malinconica ed inquieta. Dovrei dire "triste" ma suona troppo brutto, ti butta giù più di quello che meriti, è eccessiva, quasi maniacale mancanza di autostima.
Intanto l'animo del poeta struggentemente infelice affiora sotto il diluvio e la vita che vorresti diversa:
"Squadro, invidioso, rigagnoli irrequieti e smaniosi d'acqua appena precipitata:esili filamenti ancora, lungo l'asfalto di questa catramosa città"
Penso al finale. Deve essere di effetto o almeno mi auguro che qualche effetto lo faccia su di me: la speranza è l'ultima a morire!
"A breve fiumi in piena in fragorosa rincorsa verso il mare interminabile".
Ampollosa, forse, magari retorica, ma penso sia giusto così!
Che ne dite? Voi non so, ma muoio dalla curiosità di sentire il commento di Bicio. Lo raggiungo al solito Bar Italia mentre adocchia con fare stordito un tressette lanciando qua e là qualche ruggito gutturale di disapprovazione per alcune giocate (come dice lui) da pataca!
"Ciao Bicio!" - gli dico sedendomi accanto a lui. Fuori continuano le raffiche iraconde di tramontana piovigginosa e gelata -
"Senti questa: L'ho elaborata per strada, mentre venivo qui:"Fiumi in piena in fragorosa rincorsa verso il mare interminabile" come ti sembra?"
Si alza a fatica dalla sedia e sposta la Gazzetta quasi appiccicata al suo sedere, stropicciata come la sua giacca di velluto. Tira su le braghe e senza nemmeno guardarmi, mentre accenna con le dita alla barista il solito Bitter della mezza, mi dice:
"Lapa, la va par tè, ch'tan fè un caz!"




ALICE

Alice aveva considerato sempre una perdita di tempo starsene ore e ore sopra i libri a leggere cose che venivano in mente da altri: un branco di saccenti che passavano la vita a dispensare consigli sul cosa è giusto fare o non fare. A raccontare favole inverosimili, storie d'amore dal finale patetico e sdolcinato più della gomma da masticare che stava biascicando in quel momento! Quelli lì erano tali e quali ai suoi genitori! Tutto il santo giorno a borbottare su questioni di principio, a ricordarle di comportarsi nella giusta maniera, con la necessaria educazione, la reputazione e bla bla e ancora bla! Ogni volta che rimuginava a quel modo la masticazione del chewingum raggiungeva velocità inaudite e la si poteva sentire ruminare a due leghe di distanza. "Alice fai questo, Alice non t'azzardare, Alice ricordati di, Alice stai composta…" BASTA!!!Non ce la faceva più! Doveva agire ed in fretta, prima che fosse troppo tardi! In fondo aveva un cervello come tutti; un cuore per decidere chi amare, una mente per stabilire quello che era giusto fare, per lei, s'intende! Occhi per vedere, orecchie per sentire, gambe per andare dove più gli pareva! A proposito: riflettendoci bene era proprio stufa di starsene lì a girarsi i pollici! Ogni volta che andava giù al fiume era sempre la stessa cosa: ore e ore a fissare quell'ipnotico, liquido fluire interrotto qua e là da frettolosi gorgoglii che ravvivavano appena la superficie del fiume quel tanto che bastava per far sapere ai presenti che nonostante le apparenze lui era ancora vivo, quantunque terribilmente annoiato! Per giunta, la sorella sempre sprofondata nelle sue letture non proferiva la benché minima vocale. Era deciso: avrebbe fatto una bellissima passeggiata! La giornata era splendida ed il paesaggio d'intorno un vero incanto! La fissò ancora un istante, pensando bene a cosa dire per giustificare i suoi proponimenti. Poi, d'improvviso, l'elegante profilo della sorella venne appannato da una gigantesca bolla dai riflessi rosati, che dopo essersi dilatata a dismisura fino a racchiudere l'intera sagoma della fanciulla esplose con un botto secco e fulmineo spiaccicandosi come un enorme, appiccicosa ragnatela sul viso di Alice. "Accipicchia!" - Brontolò in silenzio - "Guarda che pastrocchio ho combinato! " Adesso i vischiosi filamenti si allungavano dall'indice di una mano al medio dell'altra rendendo ancora più disgustosa l'intera vicenda.Non appena ne venne a capo, detergendosi ben benino le dita sull'immobile corrente del fiume, ritenne che sarebbe stato inutile avvertire la sorella delle sue intenzioni: avrebbe accennato di si con il capo più per semplice riflesso incondizionato alla sua voce che altro. Così meditando, si guardò attorno per decidere in che direzione andare. Lungo la riva del fiume un bianco sentiero sterrato si snodava in curve appena accennate conducendo il viandante fino al villaggio di Borgo Zuppo, un insignificante agglomerato di rugiadose casupole disposte alla rinfusa vicino alle sponde del fiume. Il paesello deve quel suo buffo nome al fatto che, per gran parte dell'anno, è immerso in una impenetrabile bolla di umidità. I suoi pochi abitanti, sgocciolanti dalla mattina alla sera, quando non sono impegnati a strizzare i madidi vestiti devono guerreggiare furiosamente contro stormi di zanzare rapaci come falchi predatori. Il perché se ne stiano ancora lì ad infradiciarsi le ossa è un mistero che forse non avrà mai risposta!
NO! Non era di certo la migliore delle località dove trascorrere la sua prima giornata di libertà. Tagliò corto e decise che avrebbe costeggiato la boscaglia alle sue spalle guardandosi bene dall'addentrarvisi all'interno, ma con la ferma intenzione di sapere cosa in realtà ci fosse oltre il limitare di alcune sommità frondose che parevano far capolino dietro all'orizzonte del vasto querceto. Con un misto di disapprovazione ed incredulità si rese conto di non essersi mai allontanata un palmo di mano dai suoi luoghi quotidiani. Faticava a perdonarsi una tale scempiaggine; nondimeno, era pronta a recuperare il tempo perduto e nulla e nessuno l'avrebbe più fermata! Raccolse il suo parasole, gettò un'ultima sbirciata alla sorella e si incamminò verso il margine del bosco.

Ad ogni passo si delineava sempre più nitido il suo sfolgorante futuro: avrebbe detto chiaro e tondo ai genitori che voleva lasciar perdere una volta per tutte quella stupida scuola che insegna a far di conto.
Piuttosto, sarebbe partita appena possibile per qualche metropoli europea.
Doveva cominciare a fare esperienze di vita indipendente, conoscere culture e stili di vita differenti. Acciderba quanto erano provinciali! Via, doveva soffiare via una volta per tutte l'insopportabile polvere della quotidianità. "Tradizione!" - imprecava suo padre quando la rimproverava di essere troppo anticonformista - "Dove sono finiti i valori di una volta?" - e via discorrendo. All'inizio sarebbe stata dura, c'era da scommetterci! Però non si sarebbe di certo scoraggiata ed avrebbe tirato dritta per la sua strada.Già si immaginava la reazione: le imprecazioni del padre, lo sguardo attonito della madre; forse sua sorella avrebbe addirittura sollevato la fronte dal libro posando lo sguardo su di lei e magari le avrebbe detto pure qualcosa!
Malgrado ciò, non era affatto intimorita, tutt'altro! Quando si è convinti di quello che si vuole…
Aveva percorso già un bel tratto di strada senza nemmeno accorgersene, tanto era assorta nei suoi pensieri. Il sentiero adesso curvava leggermente a sinistra: in quel punto la boscaglia si faceva fitta anche dall'altro lato della strada e nerboruti rami si intersecavano da una sponda all'altra formando una specie di galleria frondosa. L'aria si era fatta frizzante per l'ombra che vi governava mentre i raggi del sole faticavano a trovare un pertugio in quella rigogliosità arborea.
Alice chiuse il suo parasole ed accelerò il passo per nulla soddisfatta di quell'improvviso calo di temperatura. Improvvisamente, davanti a sé, poco distante, notò qualcosa al margine del sentiero. Li per lì non si rese conto di cosa fosse; poi quando fu vicina comprese: era un libro. Sembrava piuttosto vecchio: la copertina era tutta sbriciolata e non riportava alcun titolo.
"Strano" - pensò Alice - "non ho mai visto libri senza un titolo. Sarà che è tutto sgretolato." Naturalmente la cosa non la turbò più di tanto: si trattava pur sempre di un libro e noi sappiamo quanto poco amasse quel genere di articolo. Stava per riprendere il cammino come nulla fosse quando un'improvvisa ventata sbucata da chissà quale porta aperta del bosco sollevò alcune pagine del volume. Fu allora che Alice vide lo sfavillio dei colori. Dapprima ebbe la sensazione di aver avuto un'allucinazione, ma facendo bene attenzione dovette convenire che era la pura verità: ai suoi piedi il libro si lasciava accarezzare dal vento facendo intravedere pagine piene zeppe di figure mirabilmente colorate. Alice non poté resistere alla tentazione e lo raccolse con gesto repentino: moriva dalla voglia di ammirare quelle stupende incisioni. Strano: fino a qualche minuto fa aveva lanciato anatemi contro tutti i libri del mondo e adesso si trovava nel bel mezzo di un bosco tutta intenta a sfogliarne uno. Chiunque fosse, colui che aveva realizzato quelle incisioni doveva essere un vero genio dell'illustrazione.
La cosa era ancora più strana se si confrontava la copertina tutta scolorita e sbrindellata con le splendide pagine interne: assolutamente immacolate, come se nessuno le avesse mai sfogliate prima.
Era talmente eccitata davanti a tale meraviglia che dapprima non ci fece caso; poi, mano a mano che ne sfogliava le pagine, si accorse della realtà ed un urlo di terrore le uscì di bocca. Il libro le cadde dalle mani e piombò a terra ancora aperto. Alice, lo sguardo sbarrato sulle pagine, vi vide se stessa! Assurdo,ma assolutamente vero! Le incisioni la raffiguravano in alcuni momenti della sua vita: da piccola mentre si baloccava con le amichette, il primo giorno di scuola, l'albero di natale addobbato, le gite al fiume, il primo fidanzato. Ad un certo punto rimase folgorata da una illustrazione che la raffigurava proprio in quel punto esatto del bosco mentre sfogliava quel misterioso libro. Com'era possibile? In preda ad uno stato di agitazione tale che la faceva tremare come fronda nel vento, cominciò a sfogliare le pagine in maniera frenetica. Si vide mentre abbandonava i genitori; poi sul treno che la portava lontano da casa ed eccola lì in cerca di un lavoro. La cameriera in un fast food, il primo lavoro, i successi, le promozioni, la carriera! SI! Lo sapeva che ce l'avrebbe fatta! Mai aveva dubitato del suo talento e della sua voglia di arrivare! Adesso ne era ancora più convinta! Forse quel libro era una specie di messaggio divino inviatole per convincerla della bontà delle sue intenzioni: era sulla giusta strada e la esortava ad andare avanti! "Un momento" - disse ad un certo punto, sfogliando a ritroso le pagine - "Forse ho visto male, ma in queste figure sono sempre sola. A parte i colleghi di lavoro o gli studenti del corso non c'è nessuno, mai, accanto a me! Come è possibile? " - In effetti, a ben guardare, nessun altra persona le era accanto nella sua vita privata. Riprese a sfogliare le pagine per cercare di capirne di più. Adesso era una vera donna in carriera, ma si sorprese a trattare con disprezzo i suoi subalterni, a non accontentarsi mai di quello che aveva ottenuto utilizzando qualsiasi strumento per ottenere di più ed ancora di più. Parlava pochissimo, era sempre presa dal suo lavoro, mangiava da sola in ristoranti alla moda dove i camerieri la circondavano come guardie del corpo; però era sempre terribilmente sola. Aveva perso ogni contatto con i genitori, la sorella. Non rispondeva alle loro telefonate e non si fidava di nessuno e non c'era l'ombra di un amore accanto a lei. "Maledizione! Non era questo che voleva! Non era così che doveva andare a finire!" Le ultime pagine la ritraevano oramai anziana: viveva in una villa immensa, bellissima, piena di governanti e giardinieri, ma lei continuava a vedersi sola. Tutti i suoi cari erano oramai scomparsi e Alice non era mai stata con loro quando avevano avuto bisogno di lei. Si era lentamente inaridita come un virgulto appena sbocciato, presto sradicato dal suo piccolo ma florido giardino e trapiantato su un terreno dalle smisurate vastità, brullo e desolato, sotto un cielo pallido che non piange mai. Una fitta le strinse il cuore come una tagliola, soffocandole in gola un urlo di disperazione. Poi un lampo le balenò in testa accendendo per un attimo il buio pesto che le aveva invaso la mente: "Tutto questo non esiste! Sto semplicemente sognando ad occhi aperti". Alice stava disperatamente cercando una senso a quell'orribile incubo. Eppure il libro era reale così come le immagini del suo passato. Che cosa doveva fare? La risposta non tardò ad arrivare. Con le lacrime che le offuscavano lo sguardo gettò violentemente il libro lontano e tornò di corsa sui suoi passi. Piangeva come una bambina, e se solo si fosse voltata per un lampo verso ciò che aveva disperatamente lanciato nell'ombra del sottobosco, avrebbe visto un vecchio libro pieno di pagine bianche inabissarsi in un mare di foglie. Appena raggiunse il fiume si affrettò in direzione della sorella trovandola ancora assorta nella sua lettura come se nulla fosse accaduto. Si asciugò le lacrime che ancora le scorrevano sul viso e le si sedette accanto: "Sai è buffo " - disse sottovoce, quasi per timore di disturbarla - "Non ti ho mai chiesto di cosa parla il tuo libro. Ti va di raccontarmelo?"



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